Musica digitale, copiare con royalty

Un tribunale d'appello americano stabilisce che anche una sola battuta catturata da un pezzo e inserito in un altro deve prevedere transazione, contratto e pagamento di royalty
Un tribunale d'appello americano stabilisce che anche una sola battuta catturata da un pezzo e inserito in un altro deve prevedere transazione, contratto e pagamento di royalty


Nashville (USA) – Lo sviluppo dei nuovi strumenti informatici per la produzione musicale e l’avvento di dispositivi digitali estremamente sofisticati ha agevolato lo “scambio artistico” nel mondo musicale. Uno scambio che però, secondo alcuni magistrati americani, viola i diritti degli autori se non è gestito come si deve, cioè pagandosi royalty a vicenda.

Una corte d’appello ha infatti portato alle estreme conseguenze una tendenza che già si era affermata: quella di riconoscere con royalty l’inserimento in un brano di estrapolazioni riconoscibili di un brano esistente di altro autore. Ora, con la nuova decisione, anche la singola battuta, ancorché non riconoscibile, deve essere oggetto di transazione tra autori e produttori.

La 6a corte d’appello del tribunale di Cincinnati ha spiegato che la campionatura digitale deve sottostare alle leggi contro la pirateria. “Se – hanno scritto i giudici – non si può piratare l’intera registrazione, se ne possono prelevare o copiare piccole parti? La nostra risposta a questa domanda è no”.

I giudici ritengono che un artista che ammetta di aver “catturato qualcosa” da altri brani ne è responsabile. La soluzione? Secondo il tribunale la via da seguire è ovvia: occorre ottenere una licenza per l’uso del materiale.

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08 09 2004
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