Elon Musk avrà tirato un sospiro di soddisfazione. Dopo mesi di battaglie legali, scaramucce pubbliche e accuse reciproche, un giudice ha deciso che sì, la sua causa contro OpenAI merita un processo con giuria. Non una sentenza sommaria che chiude tutto, non un accordo sottobanco, ma un vero processo dove dodici persone comuni dovranno decidere se l’azienda che ha creato ChatGPT ha tradito la propria missione fondatrice trasformandosi da nobile organizzazione non-profit in macchina da soldi a scopo di lucro.
Vittoria per Elon Musk, processo contro OpenAI si terrà a marzo 2026
La giudice Yvonne Gonzalez Rogers del tribunale distrettuale di Oakland ha stabilito che esistono numerosi elementi di prova che suggeriscono che qualcosa puzza. Secondo le carte depositate, i dirigenti di OpenAI avrebbero assicurato che la struttura non-profit sarebbe rimasta tale, per poi cambiare i piani quando è diventato chiaro che essere buoni non paga.
Processo fissato per marzo 2026. Dodici giurati, due avvocati che si odiano cordialmente, testimonianze, documenti, email probabilmente imbarazzanti, e il dramma pubblico di due titani della tecnologia che si scannano davanti alla legge…
OpenAI non ha preso bene la notizia. In un comunicato rilasciato tramite Reuters, l’azienda ha ribadito la propria posizione: La denuncia del sig. Musk rimane priva di fondamento e si inserisce in una strategia di molestie persistenti. Non vediamo l’ora di dimostrarlo durante il processo
.
In sostanza, Musk è un rompiscatole che non si arrende mai, ma OpenAI è sicura di vincere. Staremo a vedere, perché se la giudice ha autorizzato il processo, significa che ha visto abbastanza elementi per ritenere che ci sia qualcosa da discutere.
OpenAI aveva addirittura chiesto alla giudice di emettere una sentenza contro Musk senza processo, sostenendo che l’imprenditore non avesse fornito elementi fattuali sufficienti per le sue accuse di frode e violazione del contratto. Ma la giudice non ci è cascata. Ha letto le carte, ha valutato le prove preliminari, e ha deciso che una giuria merita di sentire la storia completa.
Le accuse di Musk: tradimento della missione
Al centro della causa c’è una questione filosofica, OpenAI è nata come organizzazione non-profit con la missione dichiarata di sviluppare un’intelligenza artificiale sicura per il bene dell’umanità. Elon Musk era tra i co-fondatori e finanziatori iniziali. L’idea era nobile, creare un’AI potente ma trasparente, accessibile, guidata da principi etici e non dal profitto.
Poi qualcosa è cambiato. OpenAI ha creato una struttura ibrida con un braccio for-profit controllato da un braccio non-profit. Ha stretto accordi miliardari con Microsoft. Ha lanciato ChatGPT come servizio a pagamento. Ha limitato l’accesso ai modelli più avanzati. E Musk, che nel frattempo era uscito dall’organizzazione dopo scontri interni, ha guardato tutto questo e ha gridato al tradimento.
La sua tesi è semplice: gli avevano promesso che OpenAI sarebbe rimasta fedele alla missione originale, poi hanno fatto l’opposto. Hanno usato le sue donazioni iniziali e quelle di altri per costruire tecnologia che ora monetizzano aggressivamente. Hanno trasformato un progetto altruistico in un’azienda valutata decine di miliardi di dollari. E lui, che aveva contribuito a fondare tutto questo, è rimasto fuori mentre gli altri si arricchivano.
È una narrazione potente. Ed è anche complicata dal fatto che Musk nel frattempo ha lanciato xAI, la sua azienda di intelligenza artificiale in diretta competizione con OpenAI.
xAI accusa OpenAI DI spionaggio industriale e furto di talenti
Ma la causa non riguarda solo la questione non-profit. C’è anche un’accusa più concreta. xAI sostiene che OpenAI stia reclutando ex dipendenti di Musk per rubare informazioni sensibili. Non semplice acquisizione di talenti, ma spionaggio industriale.
Secondo xAI, OpenAI prende di mira persone che conoscono le tecnologie chiave e i piani aziendali di xAI, in particolare il suo codice sorgente e i vantaggi operativi per il lancio di data center, per poi spingere questi dipendenti a violare i loro obblighi di riservatezza e altri doveri verso xAI attraverso mezzi illegali
.
È un’accusa grave. Se fosse vero, sarebbe un comportamento che può costare caro non solo in termini di risarcimenti ma anche di reputazione. OpenAI ha negato tutto lo scorso anno, dichiarando che assume le persone per le loro competenze generali, non per rubare i segreti di xAI, accusando Elon Musk di essere paranoico.
Musk e Altman: la guerra fredda dell’AI
Dietro le carte legali e le dichiarazioni formali, c’è una rivalità personale che ormai è diventata leggenda nella Silicon Valley. Elon Musk e Sam Altman, CEO di OpenAI, erano una volta alleati nella stessa missione. Poi si sono scontrati su visione, controllo, strategia. Musk se n’è andato sbattendo la porta. Altman ha continuato la sua strada portando OpenAI verso il successo commerciale esplosivo con ChatGPT.
E ora Musk, dal suo angolo con xAI e il chatbot Grok, guarda OpenAI dominare il mercato dell’AI e brucia di indignazione mista a invidia. Ogni dichiarazione pubblica di uno viene interpretata come frecciata all’altro. Ogni mossa strategica è letta come un attacco o un contrattacco.
Il processo sarà uno spettacolo. Due miliardari che si accusano reciprocamente di tradimento, frode, spionaggio. L’intelligenza artificiale come posta in gioco. Il futuro della tecnologia che potrebbe definire il XXI secolo nelle mani di dodici giurati che probabilmente usano ChatGPT per scrivere email e non hanno mai sentito parlare di xAI.
I media copriranno ogni singolo giorno di udienza. Gli analisti tech commenteranno ogni testimonianza. X esploderà di meme. Chi la spunterà? Musk, il padre putativo che accusa i figli ribelli di aver tradito la missione? O OpenAI, che sostiene di aver semplicemente evoluto il proprio modello di business rimanendo fedele all’obiettivo di sviluppare un’AI benefica per l’umanità, solo in modo più sostenibile economicamente?