Myanmar, divieto di accesso a Internet

Un denial of service di propozioni consistenti ha messo sotto scacco le connessioni del paese asiatico. A pochi giorni dalle elezioni, sono pochi a credere alla coincidenza

Roma – Un attacco distribuito e crescente ha messo sotto scacco il servizio Internet del Myanmar. A pochi giorni dalle elezioni nazionali, molti utenti hanno lamentato connessioni lente e qualche interruzione nella fornitura di corrente elettrica .

Secondo quanto riportato da Arbor Networks , l’attacco alla Rete sarebbe partito il 25 ottobre e avrebbe fatto registrare il picco negli ultimi giorni. La società evita di speculare sui motivi del DDoS, ma Craig Labovitz fa notare come il traffico abbia toccato picchi elevatissimi mai registrati prima (fino a 14,58Gbit/s) nella nazione. “Un attacco di potenza tra i 10 e i 15Gbit/s è significativamente più incisivo di quelli registrati in Georgia e in Estonia nel 2007”, afferma.

Non sono in pochi a credere nella corrispondenza tra il DDoS e le elezioni imminenti. Lo switch off di Internet, infatti, arriva in contemporanea con le prime votazioni in Myanmar dopo venti anni di regime militare . L’ipotesi più insistente ritiene che il blocco sia stato programmato ad arte dall’esercito per evitare che fuori dal paese possano circolare voci su elezioni truccate e non regolari. Senza l’accesso alla Rete, o in presenza di una connessione lentissima, blogger e giornalisti saranno impossibilitati a condividere immagini, articoli e video . Non è un caso, del resto, che l’ex-Birmania occupi il primo posto nella lista nera dei paesi nemici di Internet.

“Sebbene dicano che la connessione sia stata messa sotto attacco, è difficile da credere. Io penso che l’abbiano bloccata intenzionalmente in vista del giorno delle elezioni, al fine di ritardare la diffusione delle notizie fuori dal paese”, afferma Kyaw Kyaw, 25 anni, studente universitario di Yangon. Le prossime consultazioni, del resto, sono state ampiamente criticate dagli attivisti democratici e dai governi occidentali perché finalizzate, a detta dei critici, a prolungare il regime militare sotto una facciata di governo civile.

Ancora Labovitz, infine, segnala come l’analisi di simili avvenimenti, in passato, abbia rivelato che denial of service del genere rispondano a motivazioni politiche, legate alla censura e alla manipolazione.

Cristina Sciannamblo

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti