Napster consegna il file-sharing alle majors

L'accordo è stato firmato. I grandi produttori spalleggiano la condivisione proprietaria di file selezionati dopo averla combattuta per lunghi mesi. Nel futuro di Napster c'è un calo degli accessi e persino un film
L'accordo è stato firmato. I grandi produttori spalleggiano la condivisione proprietaria di file selezionati dopo averla combattuta per lunghi mesi. Nel futuro di Napster c'è un calo degli accessi e persino un film


Roma – Lunga, lunghissima giornata quella di ieri per Napster, il sistemone di file-sharing più inviso alle grandi case produttrici e distributrici di musica nel mondo. Quelle stesse case che hanno ieri firmato un accordo con Napster. Un’intesa che ora consente a BMG, EMI e Warner Music di diffondere attraverso Napster i propri file musicali, a pagamento.

Poco importa se l’accordo raggiunto con EMI e Warner Music sia stato stretto attraverso MusicNet, servizio in abbonamento che le due majors insieme a BMG sostengono da qualche tempo. La sostanza è che due dei “nemici storici” di Napster si sono aggiunti a BMG tra i suoi possibili sostenitori. A questo punto, ma potrebbe essere oggi molto meno complesso di ieri, a Napster manca solo l’appoggio di Sony Music e Universal Music per evitare i colossali danni che arriverebbero all’azienda se perdesse la causa che queste etichette le hanno intentato mesi fa e che ancora non si è chiusa.

La piattaforma “di controllo” di MusicNet, gestita con tecnologie RealNetworks, entro la fine dell’estate diverrà il veicolo di distribuzione agli utenti paganti di Napster dei brani musicali scelti dai tre colossi della musica, subito dopo la conclusione della conversione di Napster da servizio gratuito a servizio in abbonamento.

Felice della situazione è Rob Glaser, boss di RealNetworks e di MusicNet: “MusicNet offre una piattaforma che aiuterà i consumatori che sono abituati ad usare Napster a trovare, acquistare e ascoltare musica in un modo che sia legale, affidabile, sicuro e garante dei diritti degli artisti e dei detentori del copyright”. Dichiarazioni rilasciate subito dopo la “storica” firma degli accordi a cui fanno eco le parole dell’uomo dei miracoli, il CEO di Napster Hank Berry, autore di una intesa che solo qualche mese fa appariva impossibile: “Il nostro rapporto con MusicNet sottolinea il nostro desiderio di sostenere i membri della comunità di Napster – i più entusiasti fan della musica – nello scoprire e ascoltare musica di tutti i generi da tutto il mondo”.

In realtà il “supporto ai fan”, che si tradurrà probabilmente in un servizio più affidabile dell’attuale, passa per un abbonamento che, già si sa, ridurrà ulteriormente e drasticamente l’utenza di Napster. Secondo Webnoize, che da sempre monitora “l’andamento” di Napster, da febbraio a maggio i file scaricati da Napster sono diminuiti dell’87 per cento e l’utenza del 46 per cento. Tantissimo.


Un crollo rapidissimo e più ampio dei timori espressi dallo stesso Berry in passato, un crollo che sembra dovuto non solo ai filtri anti-pirateria che, sebbene facilmente aggirabili, Napster ha fin qui utilizzato per limitare lo scambio di file “illegali”, ma anche alla proliferazione dei sistemi alternativi di file-sharing. Chi si collega oggi ai server di Napster “rischia” di trovarsi in compagnia di poche centinaia di utenti, contro le migliaia che intasano i server alternativi della rete OpenNap ed oltre. Per non parlare di Gnutella e derivati.

Per Napster la strada è dunque tutt’altro che in discesa. Perché per sopravvivere dovrà vincere la scommessa secondo cui un sistema di scambio-file, o di distribuzione musicale online, può concorrere con decine di sistemi gratuiti che, per quanto invisi alle majors, continuano ad irrobustirsi. Non solo, deve ancora dimostrare alle majors che la musica distribuita può essere effettivamente “controllata”. Warner Music su questo punto è stata chiarissima: “I nostri contenuti non saranno disponibili a Napster attraverso i servizi MusicNet fino a quando non saremo sufficientemente convinti che Napster opera in un modo legale e non abusivo e ha sviluppato una tecnologia che individua l’identità dei file che girano sulla propria rete”.

Nel frattempo la fama di Napster non sembra proprio destinata a scemare se, come pare, Hollywood sfornerà a breve un film sul sistemone. “Possiamo confermare – hanno affermato gli uomini di un produttore di film per la televisione via cavo americana – che stiamo lavorando su un progetto chiamato Napster”. Ci sono notizie di sceneggiatori che avrebbero già iniziato a lavorare intervistando persone coinvolte in Napster, amici di Shawn Fanning, il fondatore dell’azienda, i suoi compagni di università e via dicendo.

Dalla sua Napster ha peraltro un’utenza ancora notevolissima, che secondo Webnoize non è detto che non torni a crescere nei mesi successivi al lancio dei nuovi servizi a pagamento (!), e, da ieri, tre “spalleggiatori” d’eccezione. Tre majors che hanno bisogno di sapere se questo modello di business può funzionare: dal successo della distribuzione di musica a pagamento via Internet dipende una fetta importante del futuro della produzione discografica.

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06 06 2001
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