Napster ricomincia dal mare di Sealand

La piattaforma al largo delle coste britanniche, che gode di sovranità territoriale, potrebbe ospitare i server di un nuovo Napster, un network di file-sharing giuridicamente imprendibile
La piattaforma al largo delle coste britanniche, che gode di sovranità territoriale, potrebbe ospitare i server di un nuovo Napster, un network di file-sharing giuridicamente imprendibile

Sealand – “Mi spiace vedere Napster piegarsi alla volontà delle majors. Per salvarlo dobbiamo trasferirlo là dove l’industria non può raggiungerlo”. Così il 21enne Matt Goyer ha spiegato ai reporter il proprio progetto per portare un nuovo Napster su Sealand, un luogo giuridicamente inaccessibile ai discografici.

Sealand , piattaforma a largo delle coste britanniche che gode di sovranità territoriale, è oggi un “Principato” utilizzato per operazioni off-shore di vario genere e tra queste anche il “posizionamento” di server che vogliano godere del particolarissimo status dell'”isola”. A gestire il “data heaven” è la HeavenCo , l’azienda di Sealand a cui la Waterloo di Goyer sembra avere intenzione di rivolgersi.

L’idea di Goyer è quella di raccogliere 15mila dollari all’anno per pagare l’affitto alla HeavenCo. Per farlo, Goyer sfrutterà l’esperienza del “suo” Fairtunes.com, servizio che consentiva agli utenti di Napster di offrire qualche dollaro per gli autori delle musiche che scaricavano dal sistemone. Un’operazione che l’anno scorso aveva “fruttato” 7mila dollari per gli artisti. “Ci sono abbastanza persone arrabbiate – ha spiegato l’intraprendente 21enne – e penso di poter ottenere una decina di dollari da ciascuno di loro”.

Non si può escludere, dunque, che a breve un nuovo Napster sorga nelle “zampe” che tengono in piedi la piattaforma-fortezza di Sealand, zampe sulle quali oggi sono collocati i server della HeavenCo e tutte le strutture di housing, mantenimento e generazione elettrica.

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06 03 2001
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