Negli USA la prima legge antispam

Gli Stati Uniti si dotano di una normativa federale contro lo spam. Ma, come accade a molte leggi che riguardano internet, anche qui le armi del Congresso sono spuntate e i briganti andranno avanti lo stesso. C'è chi chiede il veto di Bush
Gli Stati Uniti si dotano di una normativa federale contro lo spam. Ma, come accade a molte leggi che riguardano internet, anche qui le armi del Congresso sono spuntate e i briganti andranno avanti lo stesso. C'è chi chiede il veto di Bush


Washington (USA) – Qualcuno lo ha definito addirittura un passo storico, di certo suscita una certa impressione che il parlamento del paese più ricco del mondo, gli Stati Uniti, si sia dotato di una legge contro lo spam. Una misura che era stata approvata alla Camera dei Rappresentanti solo pochi giorni fa e che ora il Senato ha rapidamente approvato. Il presidente Bush dovrebbe promulgarla entro poche ore.

Pochi ma precisi i principi ispiratori della legge, nota come “Can-Spam Act of 2003”, pensata per tentare di regolamentare il flusso delle email commerciali e punire severamente chi non rispetta le più elementari regole della convivenza nell’era digitale.

Il primo punto previsto dalla legge è che tutte le proposte commerciali spedite via email devono contenere un modo semplice e rapido per consentire all’utente di non ricevere ulteriori email dallo stesso mittente ( opt-out ). Il mittente dovrà essere facilmente riconoscibile e l’email commerciale dovrà avere nel subject un qualche “tag” che la identifichi immediatamente come tale.
Una misura che sarà certamente seguita dalle aziende del direct marketing sebbene di certo potrà essere facilmente elusa dagli spammer professionisti , il cui scopo è raggiungere il più alto numero possibile di utenti internet senza assumersi alcuna responsabilità in merito.

Curioso, in questo senso, che siano previste pesanti multe e persino carcere per quegli spammatori che inviano truffe per posta elettronica o comunque mandano posta non richiesta in modo illegale. Curioso perché, come noto, sono molti gli spammer industriali, capaci di sparare milioni di messaggi, che non sono facilmente identificabili o che, semplicemente, non operano su suolo americano. Ad ogni modo, chi inondasse la rete di messaggi illeciti e avesse la ventura di essere individuato potrà trovarsi di fronte a multe comprese tra i 2 e i 6 milioni di dollari.

Altrove la legge prevede anche che venga realizzato con il supporto della Commissione federale sul commercio un registro nazionale no-spam , in pratica una sorta di listone opt-out a cui gli utenti possano sottoporre gli indirizzi email che non devono essere bombardati dalle proposte commerciali. Un’idea, questa, che ricorda da vicino un uguale listone di numeri telefonici costruito negli USA per ridurre il disturbo creato dal telemarketing. Ma è anche una idea fortemente contestata per molte ragioni, tra le quali la sicurezza delle email contenute nel listone, le responsabilità delle aziende che eventualmente inviino email commerciali a indirizzi appena iscritti al listone stesso, i costi del tutto e via dicendo.

Sebbene persino per i promotori della legge, come il senatore Charles Schumer, sia chiaro che non basta una normativa a fermare lo spam, in tanti, compresi colossi del calibro di America Online o Microsoft , si dicono certi che la legge sarà una mazzata per gli spammer. “Con questa legge – ha spiegato Schumer – il Congresso sta dicendo che se sei uno spammer potresti finire in gattabuia”. “Non c’è una sola soluzione alla piaga dello spam – ha continuato – ma questa normativa prende una serie di misure per consentire alla gente di riappropriarsi delle proprie caselle di posta”.

Ma i critici della nuova legge sono tanti.
Tra questi, una completa stroncatura viene da Forbes.com che titola addirittura un articolo con “Nessun progresso al Congresso contro lo spam” . Un articolo che attacca tutta la legge sostenendo, peraltro, che offra agli spammer stranieri un grosso vantaggio: potranno farsi passare per americani, forgiare delle email con link per disiscriversi dalle loro liste e catturare così facilmente tonnellate di indirizzi validi di cittadini americani, facilmente spammabili e per niente fuori legge, essendo gli spammer non-americani. Un articolo al fiele che si conclude con l’invito a Bush di porre il veto sulla nuova normativa.

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26 11 2003
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