Nel 2000 la RIAA ha diffidato 7.471 volte

L'associazione dei discografici americani impegnati in una battaglia campale contro la Rete e le nuove possibilità della distribuzione musicale, l'anno scorso ha inviato migliaia di diffide contro aziende, provider e utenti
L'associazione dei discografici americani impegnati in una battaglia campale contro la Rete e le nuove possibilità della distribuzione musicale, l'anno scorso ha inviato migliaia di diffide contro aziende, provider e utenti


New York (USA) – Con una media di 20 diffide al giorno per tutto il 2000, i discografici americani della RIAA si sono guadagnati un “posto d’onore” tra coloro che più contrastano le novità che appaiono in Rete.

In una nota rilasciata dalla stessa RIAA si è appreso che l’anno scorso sono state inviate 7.471 lettere di diffida ad altrettanti operatori Internet, in particolare gestori di siti Web, che sono stati “avvisati” di sicure conseguenze legali se certe attività di distribuzione musicale non fossero cessate immediatamente.

I siti e gli operatori interessati sono tutti stati avvisati di quanto previsto dalla recente legge americana DMCA, il Digital Millennium Copyright Act varato dal Congresso proprio per consentire ai produttori, e non solo a quelli musicali, di “far valere” certi diritti anche in Rete. Nel 1999 le note di diffida erano state 1.615, ben 363 volte meno di quanto registrato nel 2000.

Non contenta, la RIAA ha anche informato di ulteriori 2.560 lettere inviate a siti Internet colpevoli di pubblicare link a siti che mettono a disposizione musica illegale. La libertà di link è da tempo al centro di una delle numerose crociate anti-Internet della RIAA.

Nella nota, intitolata “La RIAA ai pirati: preparatevi ad essere abbordati”, si sostiene che i numeri presentati “dicono chiaramente” quante risorse della RIAA sono ora spese per Internet. “Purtroppo – commenta il direttore della divisione antipirateria dell’associazione, Franl Creighton – sono numeri indicativi anche di quanto la gente abusi della tecnologia per piratare la musica. Queste tendenze sono preoccupanti ma non sono insormontabili”.

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13 05 2001
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