Nuovo appello per i balzelli sui CD

L'AFI torna a rivolgersi a diversi esponenti del Governo per chiedere che non si modifichi lo schema di recepimento della direttiva europea


Roma – A poche ore dalla probabile approvazione dello schema di recepimento della Direttiva europea su diritto d’autore e dintorni torna a farsi sentire l’Associazione Fonografici Italiani (AFI), da sempre sostenitrice di quello schema. Un provvedimento che, come si ricorderà, è destinato ad introdurre una serie di nuove e più pesanti gabelle sui supporti per la copia privata, compresi soprattutto quelli digitali, dai CD vergini ai masterizzatori.

La formula ufficiale con cui si giustificano le nuove imposizioni sono quelle dell’adeguamento del compenso per copia privata, una forma di risarcimento per i mancati introiti “causati, come scrive l’AFI, dalla copia ad uso privato delle opere dell’ingegno”.

L’AFI ha chiesto che il Governo assicuri il recepimento nella forma attuale della normativa europea perché a suo dire “il settore della musica in Italia – che comprende produttori, autori, editori, interpreti e i vari operatori – non ha mai avuto grande peso tra i politici e nel mondo economico”.

L’Associazione, che rappresenta circa 150 produttori indipendenti, ha chiesto nel suo nuovo appello che “la parte più debole e penalizzata venga tutelata in misura maggiore, proprio come previsto dalla Direttiva Europea in discussione”.

Andrà davvero così? Sulla materia il dibattito è incandescente. Come si ricorderà, la Business Software Alliance ha già espresso il proprio disappunto per un provvedimento che penalizzando il consumatore rischia di generare un pericoloso effetto boomerang per il mercato e sulla stessa linea si sono mossi alcuni parlamentari dell’opposizione . A favore, invece, oltre all’AFI, anche numerosi artisti che lamentano nella situazione attuale una grave contrazione della redditività del proprio lavoro.

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