C’era una volta Universal Music Group che trascinava in tribunale chiunque osasse sfiorare i suoi sacri testi di canzoni. Oggi, stesso gigante, scenario completamente diverso. UMG ha appena firmato un accordo con Nvidia per portare l’intelligenza artificiale nel suo sterminato catalogo musicale. Il modello si chiama Music Flamingo e promette di capire la musica “come fanno gli umani“. O almeno ci prova.
Universal Music e Nvidia lanciano l’AI Flamingo che “capisce” la musica come gli esseri umani
Music Flamingo è in grado di analizzare strutture di canzoni lunghe fino a 15 minuti, riconoscere progressioni di accordi, sviluppo emotivo e armonie complesse. L’idea è di permettere agli artisti di descrivere la propria musica in modo molto più dettagliato e ai fan di scoprirla andando oltre le solite etichette generiche. Niente più “indie rock” o “pop elettronico” come uniche coordinate, ma ricerche basate su emozioni, contesto e sensazioni specifiche.
Che Universal Music passi dal tribunale alla sala riunioni con le aziende di AI è uno di quei colpi di scena che l’industria musicale sa regalare quando fiuta dove tira il vento. Prima la causa ad Anthropic, poi la collaborazione con Udio lo scorso ottobre, ora Nvidia. È la storia del rapporto tra major discografiche e tecnologia: prima resistenza feroce, poi inevitabile stretta di mano.
Ma attenzione, perché le preoccupazioni restano belle robuste sul tavolo. La paura dello “slop“, quella valanga di contenuti musicali generici, insipidi, prodotti in serie dall’AI e riversati sulle piattaforme di streaming, è un timore reale. E poi ci sono i diritti d’autore, le questioni di attribuzione, gli artisti completamente sintetici che spuntano dall’oggi al domani.
Flamingo sarà davvero responsabile?…
Nel comunicato stampa, Universal Music parla di incubatore dedicato agli artisti, una sorta di laboratorio, dove i musicisti veri e propri possono smanettare con gli strumenti AI. Lucian Grainge, CEO di UMG, ha parlato di indirizzare il potenziale trasformativo dell’AI al servizio degli artisti e dei fan
. Richard Kerris di Nvidia ha aggiunto le solite rassicurazioni su tutele, attribuzioni e rispetto del copyright. Bisogna vedere se sono solo buone intenzioni.
Il comunicato insiste molto sul concetto di AI responsabile, formula magica che ultimamente compare in ogni accordo tra aziende tech e industria culturale. Ma cosa significa davvero? Che gli algoritmi chiederanno il permesso prima di analizzare una canzone? Che gli artisti avranno voce in capitolo su come la loro musica viene elaborata e descritta?
La partnership con Nvidia è certamente la più prestigiosa che UMG abbia siglato in questo campo, anche se non è la prima. E ha senso. Ma il vero test non sarà la tecnologia in sé, quella funzionerà, probabilmente bene. Il test sarà vedere se questo modello aiuterà davvero gli artisti a emergere e i fan a scoprire musica che conta, oppure se diventerà l’ennesimo strumento per ottimizzare, categorizzare e spremere valore da un catalogo già sovraffollato.
Per ora Universal Music ha deciso: meglio stare dentro il giro dell’AI che restarne fuori. Se sia una mossa vincente o un autogol lo scopriremo quando Music Flamingo inizierà a spulciare tra le canzoni del catalogo.