Obsolescenza: Altroconsumo, class action contro Apple

Obsolescenza programmata: Altroconsumo per una class action contro Apple, risarcimento minimo di 60 euro per chi ha comprato i vecchi iPhone.
Obsolescenza programmata: Altroconsumo per una class action contro Apple, risarcimento minimo di 60 euro per chi ha comprato i vecchi iPhone.

Solo pochi giorni dopo la sanzione da 10 milioni da AGCM per la resistenza all’acqua degli iPhone, i telefoni di Apple sono nuovamente chiamati in causa, questa volta da Altroconsumo che insieme ai partner europei di Euroconsumers afferma di essere pronta a una class action per questioni legate all’obsolescenza programmata.

Class action contro Apple per l’obsolescenza programmata

Come si legge nel comunicato dell’associazione, l’obiettivo è quello di chiedere un risarcimento per i consumatori che hanno “subito nel corso degli anni le pratiche scorrette dall’azienda californiana, riconosciute anche dalle autorità italiane”. Queste le parole di Ivo Tarantino, Responsabile Relazione Esterne di Altroconsumo.

Abbiamo deciso di intraprendere una class action per le pratiche scorrette e aggressive di Apple per chiedere un risarcimento adeguato per tutti quei clienti che sono stati ingannati per troppo tempo. Le azioni che l’azienda ha intrapreso fino ad ora non sono sicuramente sufficienti.

Altroconsumo ha raccolto le segnalazioni di coloro che dal 2014 in poi hanno lamentato cali di prestazioni dei propri iPhone in seguito all’installazione di aggiornamenti del software. Casi portati all’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che già nel 2019 aveva sanzionato la società per 10 milioni euro per pratiche commerciali scorrette e aggressive (il ricorso al TAR è stato respinto nel maggio di quest’anno). La vicenda è ben nota.

Il Tribunale ha quindi confermato che la società di Cupertino ha rilasciato gli aggiornamenti del firmware iOS 10 e 10.1.2 per gli iPhone 6, 6 Plus, 6s e 6s Plus senza informare adeguatamente i consumatori della riduzione sensibile delle prestazioni che avrebbero subito i loro dispositivi. L’azienda ha risposto a queste accuse affermando che l’aggiornamento era necessario per evitare spegnimenti improvvisi dei dispositivi e ha avviato una campagna di sostituzione della batteria a prezzo ridotto. Questo intervento è risultato insufficiente e non ha portato, nel nostro Paese, a un equo risarcimento dei consumatori colpiti dall’obsolescenza programmata.

L’associazione fa riferimento a quanto avvenuto negli Stati Uniti dove proprio attraverso una class action i clienti sono riusciti a ottenere complessivamente 500 milioni di dollari. Ritenendo che quelli di Italia, Belgio, Spagna e Portogallo meritino lo stesso trattamento è stato chiesto un risarcimento minimo di 60 euro per consumatore. Belgio e Spagna hanno già avviato le proprie class action mentre Italia e Portogallo si aggiungeranno a breve.

L’indice di riparabilità dei dispositivi

Restando in tema, riportiamo i risultati emersi da un’indagine condotta per misurare l’indice di riparabilità di dieci smartphone presenti sul mercato.

Altroconsumo: dispositivi mobile e obsolescenza programmata

Di seguito invece l’esito dello stesso test condotto su quattro tablet.

Altroconsumo: dispositivi mobile e obsolescenza programmata

Proprio la scorsa settimana il Parlamento Europeo si è espresso sulla questione, chiedendo l’introduzione tempestiva di regole che impongano la riparabilità dei dispositivi (“Diritto alla Riparazione”), anche attraverso un sistema di etichette capaci di rendere il parametro ben chiaro fin dal momento dell’acquisto.

Fonte: Altroconsumo
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