Occhiali Ray-Ban Meta, 6 cose da fare per proteggere la privacy

Occhiali Ray-Ban Meta, 6 cose da fare per proteggere la privacy

Meta è finita in tribunale per la gestione dei dati degli occhiali smart Ray-Ban. Ecco sei modifiche da fare subito alle impostazioni.
Occhiali Ray-Ban Meta, 6 cose da fare per proteggere la privacy
Meta è finita in tribunale per la gestione dei dati degli occhiali smart Ray-Ban. Ecco sei modifiche da fare subito alle impostazioni.

Fa venire i brividi sapere che qualcuno dall’altra parte del mondo stia guardando un video in cui ci si sta cambiando, e che quel video esista perché ci si è dimenticati di spegnere un paio di occhiali da sole… Purtroppo, è quello che sta venendo fuori da un’inchiesta giornalistica che ha messo Meta in una posizione molto scomoda, e che ha portato a un’azione legale collettiva contro l’azienda.

Un’indagine congiunta di due quotidiani svedesi ha rivelato che dei collaboratori esterni con sede a Nairobi, in Kenya, revisionavano i filmati registrati dagli occhiali Ray-Ban Meta, inclusi momenti intimi: persone che si spogliano, che usano il bagno, dettagli di carte bancarie catturati durante le transazioni. La causa legale che ne è seguita accusa Meta di aver immesso sul mercato un “incubo di sorveglianza” travestito da accessorio di moda, senza le protezioni necessarie per impedire la raccolta non autorizzata di dati biometrici e la diffusione di informazioni personali.

Prima di farsi prendere dal panico o chiudere gli occhiali in un cassetto, vale la pena capire cosa sta succedendo davvero, e soprattutto, cosa si può fare adesso.

Cosa registrano davvero gli occhiali (e cosa no)

Partiamo dalle basi, perché su questo punto c’è molta confusione. Gli occhiali non registrano costantemente. Si attivano solo quando si preme il pulsante della fotocamera o quando si pronuncia la parola di attivazione dell’assistente vocale. Quando qualcuno sta registrando, un piccolo indicatore luminoso si accende sugli occhiali, un dettaglio che non tutti conoscono e che pochi notano.

Le foto e i video che si scattano restano archiviate sul proprio telefono. Vengono inviati ai server di Meta solo se si condividono attivamente con l’assistente, se si caricano sui social o se si attiva l’elaborazione nel cloud dalle impostazioni.

Le registrazioni vocali, invece, seguono regole diverse, e meno rassicuranti. Da un aggiornamento di aprile 2025, vengono archiviate automaticamente nei server di Meta e non è più possibile rifiutare questa archiviazione. Meta dichiara di conservarle fino a un anno per migliorare i propri prodotti di intelligenza artificiale. È possibile cancellarle manualmente, ma non si può impedire che vengano raccolte in primo luogo.

Qualsiasi contenuto visivo condiviso con l’assistente, ad esempio se si chiede di analizzare ciò che si sta guardando, può essere utilizzato per l’addestramento dell’intelligenza artificiale.

In sintesi: foto e video restano sul dispositivo a meno che non si decida di condividerli. Ma le interazioni vocali finiscono sui server di Meta in ogni caso, e attualmente non c’è modo di evitarlo.

Cosa vedono davvero i lavoratori di Meta?

Questa è la parte dell’indagine che ha scosso di più, e a ragione. Meta, come la maggior parte delle grandi aziende tecnologiche, utilizza collaboratori esterni, detti annotatori di dati, per revisionare e classificare i filmati come parte dell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. È una pratica diffusa nel settore, ma richiede che persone reali guardino filmati reali. E quei filmati non sempre vengono filtrati prima di raggiungere chi li deve analizzare.

Secondo i resoconti, i collaboratori della società keniota Sama hanno dichiarato di aver visionato video che includono persone in bagno o mentre si cambiano, dettagli di carte di credito catturati durante un acquisto, contenuti sessualmente espliciti e riprese di camere da letto registrate dopo che il proprietario degli occhiali li aveva appoggiati senza spegnerli.

Come è possibile? Perché quando si utilizza l’assistente, pronunciando la parola di attivazione o chiedendogli di analizzare una scena, il filmato può essere contrassegnato e inviato per la revisione umana. Il contenuto non viene registrato di nascosto, è materiale che gli utenti stessi hanno attivato, spesso senza rendersi conto che sarebbe stato visionato da una persona in carne e ossa dall’altra parte del pianeta.

Le condizioni d’uso di Meta lo prevedono esplicitamente: l’azienda si riserva il diritto di revisionare le interazioni con l’intelligenza artificiale tramite revisione automatizzata o manuale. Quindi, umana. Ma questa formulazione è sepolta in fondo a un documento che quasi nessuno ha mai letto per intero. E l’aspetto forse più inquietante dell’inchiesta è la conferma, da parte di ex dipendenti di Meta, che l’anonimizzazione non funziona sempre: in condizioni di illuminazione difficile, i volti delle persone restano visibili ai revisori.

Cosa è vero e cosa è esagerato

Attorno a questa vicenda si è accumulata parecchia disinformazione. Vale la pena fare chiarezza.

Molti pensano che Meta registri tutto costantemente attraverso gli occhiali. Non è così. Solo i filmati che si condividono con l’assistente, usando comandi vocali o chiedendo all’AI di analizzare una scena, vengono inviati ai server. Ma quando si usano le funzioni di intelligenza artificiale, quei dati possono raggiungere i revisori umani, e questo la maggior parte degli utenti non lo sa.

È vero però, che non si può rinunciare completamente alla raccolta dati, almeno non più. Da aprile 2025, le registrazioni vocali vengono archiviate nel cloud senza possibilità di rifiuto. Si possono cancellare a mano, ma non si può impedire la raccolta iniziale.

Non è vero che qualsiasi foto o video scattato con gli occhiali finisce automaticamente a Meta. I contenuti che si registrano restano sul telefono a meno che non si condividano con un servizio Meta. Il problema riguarda specificamente le interazioni vocali e l’uso dell’assistente.

È vero però che i filmati non vengono analizzati solo da sistemi automatizzati. Le condizioni d’uso di Meta consentono espressamente la revisione umana delle interazioni con l’intelligenza artificiale. L’inchiesta svedese ha confermato che questo sta accadendo.

Sei cose da fare adesso per proteggere la propria privacy

Chi possiede un paio di occhiali Ray-Ban Meta, ecco le azioni concrete che può intraprendere per ridurre la propria esposizione.

  1. Controllare le impostazioni sulla riservatezza. Aprire l’applicazione, andare nelle impostazioni relative alla riservatezza e verificare quali opzioni di condivisione dati è stata attivata. Il consiglio è di disattivare tutto ciò che non è stato scelto consapevolmente.
  2. Disattivare l’elaborazione nel cloud per foto e video. Nelle impostazioni è possibile disabilitare l’elaborazione cloud per i contenuti multimediali. Questo mantiene foto e video sul dispositivo invece di inviarli ai server di Meta.
  3. Capire la situazione delle registrazioni vocali. Non si può impedire l’archiviazione, quell’opzione è stata rimossa ad aprile 2025. Ma è possibile cancellare manualmente le registrazioni in qualsiasi momento tramite l’applicazione. È buona regola farlo regolarmente.
  4. Disattivare l’assistente vocale se non si usa: Se non si utilizza le funzioni di assistenza vocale, disabilitare completamente la parola di attivazione è il modo più efficace per impedire la raccolta dei dati vocali. Si può continuare a usare gli occhiali per foto e chiamate senza problemi.
  5. Fare attenzione a quando si usano le funzioni di intelligenza artificiale. L’analisi delle scene in tempo reale, ad esempio quando si chiede all’assistente cosa si sta guardando o si richiede assistenza visiva, è il momento in cui i filmati hanno più probabilità di essere contrassegnati per la revisione. Meglio pensarci due volte prima di usare queste funzioni in contesti privati.
  6. Non lasciare gli occhiali accesi o in modalità di registrazione quando non si indossano: Diversi degli episodi più inquietanti descritti dai collaboratori riguardavano filmati catturati dopo che l’utente aveva appoggiato gli occhiali senza spegnerli. Spegnerli, ogni volta che si tolgono dal viso, deve diventare un’abitudine.

La comodità batte la prudenza… Se una tecnologia rende la vita più semplice, le persone spesso la adottano subito, senza fermarsi troppo a pensare alle possibili conseguenze. E quando l’ intelligenza artificiale entra negli oggetti che indossiamo, come occhiali o altri dispositivi, questa dinamica diventa ancora più evidente.

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Pubblicato il
7 mar 2026
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