Open Data, il mondo fa progressi

Numerosi paesi del mondo stanno iniziando a rendere disponibili dati estratti dalle attività delle proprie istituzioni: l'Open Data Index evidenzia le criticità della transizione ad una amministrazione più trasparente e utile al cittadino
Numerosi paesi del mondo stanno iniziando a rendere disponibili dati estratti dalle attività delle proprie istituzioni: l'Open Data Index evidenzia le criticità della transizione ad una amministrazione più trasparente e utile al cittadino

Secondo l’ Open Data Index stilato per il 2014 solo l’11 per cento dei dati divulgati dai governi è pienamente considerabile open: se tanta strada c’è ancora da fare anche per quanto riguarda le informazioni rese accessibili ai cittadini, sono numerosi i progressi dei paesi che hanno intenzione di muoversi verso una maggiore trasparenza.

Lo studio condotto annualmente da Open Knowledge prende in considerazione come le istituzioni gestiscono la divulgazione dei dati pubblici: sia quali sono resi accessibili sia come. In generale i maggiori problemi di trasparenza sono legati alle spese pubbliche: se i budget e le previsioni di spesa sono in gran parte pubblici, gli importi esatti delle transazioni raramente sono divulgati, anche nei Paesi da questo punto di vista più avanzati.

Al contrario tanto è stato fatto per quanto riguarda l’accessibilità dei documenti legislativi ed alle statistiche nazionali, messi a disposizione nel 63 per cento dei casi (100 se si prende in considerazione solo Italia, Olanda, Nuova Zelanda, USA, Svezia, Colombia, Costa d’Avorio, Finlandia, Costa Rica, Germania, Australia e Francia) e le mappe nazionali (sempre disponibili in diversi Paesi ed in generali accessibili nel 43 per cento dei casi).

Nel dettaglio il miglior paese per quanto riguarda il rapporto con la divulgazione dei dati pubblici ed i formati aperti è il Regno Unito , che per esempio ha recentemente adottato ODF per i documenti delle istituzioni pubbliche.
L’India ha recuperato parecchie posizioni arrivando al 10 posto grazie ad un nuovo portale attraverso cui ha reso pubblici diversi dati relativi alle attività del governo; allo stesso modo ha fatto un balzo in avanti la Francia, passata dal 12esimo al terzo posto grazie ad una serie di progetti portati avanti in dialogo con la società civile.
Contemporaneamente sono entrate in classifica la Colombia e l’Uruguay, che raggiungono subito il 12 posto a pari merito con la Svezia.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla mancata glasnost della Russia, che stagna al 45esimo posto, seguita dai paesi Balcanici: la Serbia è al 48esimo posto, la Croazia al 51esimo e la Bosnia all’87.

L’Italia si trova al 25esimo posto, tra la Svizzera ed il Brasile, e pur facendo ottimamente per quanto riguarda il budget del governo, i risultati elettorali e le statistiche nazionali, deve migliorare sul fronte delle spese effettivamente compiute dal Governo, sulla divulgazione di mappe accurate e sull’accessibilità dei documenti normativi.

Gli “Open data”, secondo la definizione di Open Knowledge, sono dati e contenuti che che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque e per ogni scopo: solo nell’11 per cento dei casi, secondo l’analisi, il formato rientra nella definizione di “Open”, inteso come pienamente accessibile, utilizzabile e interoperabile.

Claudio Tamburrino

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