Open Source, teutonico ritorno a Windows

Il Ministero degli Esteri tedesco spiega il proprio ritorno alle familiari spiagge del software proprietario di Microsoft e accusa: gestire un ecosistema open source è complicato e antieconomico

Roma – Il Ministero degli Esteri tedesco avrebbe dovuto migrare la sua intera infrastruttura IT a Linux e al software open source, ma lungo la strada dello storico switch più di qualcosa è andato storto costringendo il governo a fare marcia indietro verso il sistema operativo Microsoft Windows.

Berlino ha risposto alle richieste di spiegazioni formulate dai partiti di opposizione, e tali spiegazioni non piaceranno neanche un po’ ai promotori e ai sostenitori del software FOSS: le autorità sono state costrette a tornare a Windows a causa di “sostanziali lamentele degli utenti a proposito della sua efficacia, della facilità d’uso, della mancanza di integrazione e di un livello di interoperabilità insufficiente”.

Il governo sostiene che la migrazione a Linux ha generato più grattacapi che vantaggi , costringendo ad aumentare i costi di supporto, programmazione di driver specifici, acquisto di hardware “speciale” e gestione e quindi vanificando del tutto il vantaggio di risparmiare sulle licenze per l’uso di OS Windows.

Windows 7 e Office 2010 faranno dunque parte della dotazione standard dei computer del Ministero degli Esteri tedesco a partire dal 2012, mentre la migrazione in senso inverso (da Linux a Microsoft) verrà completata entro il 2014.

Alcuni politici tedeschi non hanno preso particolarmente bene le risposte date dal governo, definendole “leggermente bizzarre” e imputando il fallimento dello switch a una incoerenza di fondo sulla strategia governativa per il free software e gli standard open. Altrettanto dura è stata la divisione europea di Free Software Foundation , che è arrivata a ipotizzare un attacco “deliberato” di Berlino nei confronti del software FOSS e dell’ecosistema di aziende che vi ruota intorno.

Alfonso Maruccia

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