P2P, la Corte Suprema soccorrerà le major?

Industria, associazioni di settore, artisti e altri chiedono alla Corte Suprema di ribaltare la sentenza Betamax che ha messo in salvo Grokster e Morpheus. Ultimo tentativo di colpire le softwarehouse
Industria, associazioni di settore, artisti e altri chiedono alla Corte Suprema di ribaltare la sentenza Betamax che ha messo in salvo Grokster e Morpheus. Ultimo tentativo di colpire le softwarehouse


Washington (USA) – Una partita importante quella che si sta giocando nella capitale americana in queste ore, una partita che potrebbe determinare il futuro del software peer-to-peer o, quantomeno, delle aziende che lo producono.

Una coalizione di diversi soggetti, tra cui industriali, discografici, artisti e attivisti, ha chiesto alla Corte Suprema di occuparsi del caso che contrappone le major ai produttori di Grokster e Morpheus, due dei più celebri programmi di peering. Come noto, infatti, tanto in primo grado quanto in appello le tesi delle softwarehouse del P2P hanno prevalso .

Trenta diverse associazioni professionali legate alla proprietà intellettuale, alcuni jukebox musicali in rete, una manciata di artisti e soprattutto gli uffici di 40 procuratori generali statunitensi hanno rivolto alla Corte Suprema un invito a riesaminare il caso .

Come noto, tutto verte attorno al fatto che i giudici hanno fin qui stabilito che i produttori di software P2P non possono essere considerati responsabili del fatto che i propri programmi, utilizzabili con finalità perfettamente legali, siano spesso utilizzati in modo illegale dagli utenti. Una tesi portata avanti con forza dai legali delle imprese coinvolte che si sono richiamate, e così anche i giudici, alla cosiddetta difesa Betamax , che si rifà ad una antica vicenda giudiziaria in cui Sony potè sostenere di non essere responsabile per l’eventuale abuso dei suoi videoregistratori da parte dei clienti.

Va detto, però, che in replica ai documenti presentati da artisti, produttori e distributori, varie note sono arrivate alla Corte anche dalle imprese coinvolte, sostenute nella loro battaglia da Electronic Frontier Foundation . Come StreamCast Networks, la “mamma” di Morpheus, che ha ricordato come proporre un riesame del caso dinanzi alla Corte è pressoché inutile visto che già oggi il Congresso sta lavorando sulla legalità del P2P con proposte normative come il cosiddetto Induce Act . Secondo StreamCast un giudizio della Corte oggi potrebbe svuotare di significato il processo legislativo e sostituirsi ad esso.

Prima che la Corte decida se esaminare il caso è probabile che passino molti mesi, periodo nel quale anche il destino dell’Induce Act dovrebbe diventare chiaro.

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09 11 2004
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