PCI Express alla guerra delle interfacce

Lo standard per schede di espansione e GPU nel mondo PC si prepara a dare battaglia a Intel e a USB 3.0 anche fuori dal cabinet

Roma – Da qui a un paio d’anni le interfacce di connessione per le periferiche di espansione su PC potrebbero essere legione: USB 3.0 è già una realtà, Thunderbolt di Intel fa i suoi primi passi sul mercato e nel 2013 arriverà presumibilmente un “sistema di cavi” esterno basato sullo standard PCI Express 3.0 – specifiche ancora giovani e fresche di ratifica .

A proporre l’estensione del mercato PCIe alle periferiche esterne è il PCI Special Interest Group (PCI SIG), l’organizzazione industriale fondata da un consorzio di 900 diverse società tecnologiche che gestisce e progetta praticamente da sempre (dal 1992 in poi) le “piste” di comunicazione ad alta velocità tra le schede di espansione e la motherboard dei PC.

Il PCIe per periferiche esterne sarà appunto basato sulle specifiche di PCI Express 3.0, uno standard ancora giovane ma nella fattispecie capace di veicolare dati a 32 Gbps su un cavo dalla lunghezza massima prevista di 10 piedi (3 metri). Future iterazioni della tecnologia basata su PCIe 4.0 potrebbero adoperare le fibre ottiche al posto dei collegamenti in rame – e magari addirittura switch al grafene.

PCIe intende dare del filo da torcere a USB 3.0 e a Thunderbolt di Intel, e in quest’ultimo caso i vantaggi sarebbero un minore spessore dei cavi di collegamento e dunque una maggiore convenienza per la loro produzione.

Al contrario di Thunderbolt, inoltre, PCIe è “agnostica” rispetto alle esigenze commerciali di un singolo produttore: Intel siede nella “board of directors” del consorzio ma non può permettersi di decidere in autonomia dove l’evoluzione dello standard dev’essere diretta.

A sfavore di PCIe c’è però il fattore tempo: l’interfaccia sarà pronta non prima del 2013, e a quel punto USB 3.0 dovrebbe aver fatto definitivamente presa sul mercato delle periferiche esterne tagliando fuori eventuali concorrenti o relegandoli ad applicazioni di nicchia poco frequentate dai produttori. La storia di Firewire è destinata a ripetersi?

Alfonso Maruccia

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