Pedofilia, (ri)tirati in ballo i provider

Un disegno di legge approvato dal Governo si occupa ancora una volta di diffusione di pedoporno via internet. Multe salatissime per i provider che non stanno in guardia
Un disegno di legge approvato dal Governo si occupa ancora una volta di diffusione di pedoporno via internet. Multe salatissime per i provider che non stanno in guardia


Roma – Il disegno di legge è stato approvato dal Governo lo scorso 7 novembre ma, con la sola eccezione di un commento apparso su queste pagine, fino ad oggi è stato pressoché ignorato dai media: si tratta di una proposta legislativa che si scaglia contro la pedopornografia e, in particolare, contro la sua diffusione tramite internet . Come spesso è accaduto su questo fronte, però, il progetto solleva diverse perplessità.

Nel disegno di legge , il CAPO II è interamente dedicato ad internet e vengono tirati in ballo direttamente i provider italiani che, a leggere l’articolato, sarebbero tenuti a dotarsi di strumenti di filtraggio che saranno indicati dal Governo. Non solo, dovranno fornire ad un “Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete internet”, tutti i “contratti con imprese o soggetti che, a qualunque titolo, diffondono, distribuiscono o fanno commercio, anche in via telematica, di materiale pedopornografico, qualora ne vengano a conoscenza”.

In entrambi i casi, i provider che non si rivelassero all’altezza rischierebbero multe comprese tra un minimo di 50mila ed un massimo di 250mila euro .

Di sicuro interesse anche le disposizioni sul cosiddetto pedoporno virtuale , considerato lecito soltanto se non viene diffuso in alcun modo e soltanto se le immagini fasulle di pedopornografia realizzate non siano il frutto del ritocco di immagini reali…

Va detto che molte delle cose che emergono nel disegno di legge sono già contemplate da quel codice Internet@minori messo a punto recentemente dal Governo ed è dunque per questo, probabilmente, che l’iter del provvedimento al momento è fermo (soprattutto se si considera che il Codice penale già considera un reato il comportamento di un provider che, informato della presenza di certi contenuti, non si attivasse per rimuoverli o bloccarli ).

Ciò nonostante, qualora il disegno di legge del Governo dovesse entrare nei lavori del Parlamento vi troverà senza dubbio una calorosa accoglienza visto che, come si ricorderà, sia l’opposizione che la maggioranza nei mesi scorsi si sono fatte promotrici di proposte legislative contro la pornografia infantile via internet. Proposte criticate dagli esperti e che puntano tutto, come succede anche con il disegno di legge governativo, su improbabili strumenti di filtraggio dei contenuti internet.

Sull’argomento vedi anche:
A colpi di legge contro il pedoporno
L’infida virtualità del pedoporno

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19 01 2004
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