Peter Sunde e la macchina della pirateria perpetua

Uno dei fondatori di Pirate Bay torna sulla scena con un progetto artistico, un dispositivo pensato per illustrare l'assurdità delle richieste dell'industria e la vacuità del concetto di infrazione del copyright
Uno dei fondatori di Pirate Bay torna sulla scena con un progetto artistico, un dispositivo pensato per illustrare l'assurdità delle richieste dell'industria e la vacuità del concetto di infrazione del copyright

Un anno dopo essere uscito di prigione , Peter “Brokep” Sunde non ha perso l’allentamento e continua a prendersela con l’industria dei contenuti. Le speranze di cambiare le cose e la Rete hanno però lasciato il posto alle performance artistiche, un nuovo corso che Sunde inaugura con la cosiddetta Kopimashin e la sua infrazione al copyright che replica in maniera perpetua.

Costituita da una semplice board di sviluppo Raspberry Pi, da un display LCD e da qualche linea di codice Python, la Kopimashin è progettata per replicare un brano musicale protetto dal diritto d’autore ( Crazy del duo Gnarls Barkley, di cui fa parte Danger Mouse ), copiandolo 100 volte al secondo e inviandolo alla periferica “/dev/null” per evitare l’archiviazione permanente.

Sul display della Kopimashin vengono indicati i presunti “danni economici” apportati alle major dalle suddette copie, qualcosa come 10 milioni di dollari di perdite per otto milioni di copie al giorno: un lavoro concettuale che nelle intenzioni di Sunde dovrebbe spiegare chiaramente perché parlare di danni derivanti dalla file sharing di file replicabili all’infinito è un’assurdità.

Brokep vuole esporre la Kopimashin e annuncia di voler realizzare altre opere anti-copyright in futuro, anche se per quanto riguarda Internet e la società il fondatore di The Pirate Bay dice di aver perso ogni speranza di migliorare le cose.

La libertà ha lasciato il posto alla libertà di essere spiati e il capitalismo si dirige veloce verso una spirale di autodistruzione che trascinerà via tutto, sostiene ancora Brokep , il sogno di una Internet aperta e libera dal controllo dei grandi interessi economici o governativi è finito da un tempo e l’unico modo per salvarsi sarà cominciare daccapo ricostruendo sulle macerie dell’apocalisse sociale prossima ventura.

Alfonso Maruccia

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23 12 2015
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