Pirateria: copiare software non è reato

Pirateria: copiare software non è reato

Una sentenza di un giudice torinese chiude la strade del penale per chi ha copiato software ad uso personale o per la propria azienda. Una decisione storica
Una sentenza di un giudice torinese chiude la strade del penale per chi ha copiato software ad uso personale o per la propria azienda. Una decisione storica


Torino – Ha sollevato immediato clamore sulla rete la sentenza con cui un tribunale del capoluogo piemontese ha stabilito che duplicare software non è reato se non lo si fa per commerciare le copie prodotte. In altre parole, chi utilizza software copiati per uso personale o all’interno della propria azienda va incontro a possibili richieste di risarcimento da parte delle case produttrici di programmi ma non deve temere la galera.

Si tratta di una sentenza storica perché riporta la pirateria su un binario secondo molti più congruo con l’effettività gravità dell’atto del copiare uno o più programmi.

La sentenza è scaturita dal caso di un imprenditore di Torino trovato in possesso, nella sua azienda, di una serie piuttosto ampia di software professionale “piratato”, cioè riprodotto da copie dell’originale. All’imprenditore veniva contestato un articolo, ben noto agli esperti della materia, di una normativa che risale al 1941 sul diritto d’autore, in cui si evidenzia la punibilità della violazione “a fini di lucro”. “Ma in questo caso, ha detto uno degli avvocati dell’imprenditore, si può parlare di profitto ingiusto solo se il software riprodotto abusivamente viene immesso nel mercato”.

La sentenza sostanzia una giurisprudenza che riporta su un piano di equità i toni spesso eccessivi utilizzati da chi persegue la pirateria. Ancora non sono note in questo senso le reazioni della Business Software Alliance , che da anni chiede pene severissime per chi copia programmi, al di là del loro successivo utilizzo.

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Pubblicato il
21 apr 2000
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