Pirateria, l'Italia rischia sanzioni USA

Il nostro paese è candidato ad entrare nell'Elenco speciale americano che comprende i paesi dove più alto è il tasso di pirateria. Le major del software denunciano le conseguenze del bollino SIAE e quanto accade in molte imprese
Il nostro paese è candidato ad entrare nell'Elenco speciale americano che comprende i paesi dove più alto è il tasso di pirateria. Le major del software denunciano le conseguenze del bollino SIAE e quanto accade in molte imprese


Milano – L’Italia potrebbe presto essere inclusa nel cosiddetto “Elenco speciale 301”, lista nella quale il governo statunitense inserisce i paesi che ritiene non lottino efficacemente per la protezione della proprietà intellettuale. A chiedere che questo avvenga è la International Intellectual Property Alliance (IIPA), che raggruppa le associazioni dei produttori, come la Business Software Alliance (BSA).

IIPA ha inserito da tempo l’Italia nella propria “watch list” che ha ora trasmesso al responsabile del Commercio Estero USA, Roberto Zeollick, chiedendo che tutte le nazioni incluse siano inserite nell’Elenco speciale. Se questo accadesse, gli Stati Uniti potrebbero imporre all’Italia una serie di misure, comprese sanzioni commerciali, per spingere ad una lotta più efficace contro la pirateria.

IIPA ammette che nel nostro paese sono stati fatti alcuni progressi, soprattutto dopo l’introduzione di una più severa disciplina sul diritto d’autore, ma ritiene, si legge in una nota, che “i relativi vantaggi potrebbero essere diluiti o addirittura vanificati dall’obbligo di applicare ai prodotti software i bollini SIAE o comunque di dover redigere dichiarazioni sostitutive secondo una procedura onerosa e non in linea con gli accordi TRIPs”.

A porre in difficoltà l’Italia rispetto agli standard statunitensi è anche l’alta diffusione di software pirata nelle aziende. Nel 2000, secondo la BSA, in Italia si è registrata una quantità di programmi illegalmente utilizzati pari al 46 per cento del totale, 2 per cento in più rispetto all’anno precedente.

Secondo BSA e IIPA, sono molti i paesi che non hanno attuato gli accordi sulla proprietà intellettuale voluti dall’Organizzazione mondiale del commercio ( WTO ), i cosiddetti “TRIPs”, appunto. Questi, Trade-Related Intellectual Property Rights, vincolano i paesi che li recepiscono all’adozione di una infrastruttura normativa minima in materia di proprietà intellettuale. Normative che puniscono quello che viene definito “il furto di software perpetrato dalle organizzazioni – aziende e anche enti pubblici – che sistematicamente caricano un’unica copia di un programma su un numero di computer maggiore del consentito”.

Nella watch list in cui è inclusa l’Italia, IIPA ha inserito anche paesi come Cile, Bolivia, Bulgaria, Polonia, Qatar e molti dei paesi della CIS. Una maggiore attenzione è invece rivolta verso l’Ucraina, che come noto sta subendo una sorta di “processo internazionale” in materia, sulla Cina e sul Paraguay.

Va detto, comunque, che la trasmissione delle liste di attenzione al Commercio Estero non si traduce obbligatoriamente nell’inserimento di quei paesi, Italia inclusa, nell’Elenco speciale 301.

Le altre notizie in materia sono disponibili nel Canale Pirateria e Copyright di Punto Informatico.

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19 02 2002
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