Pirateria, quando il risarcimento non basta

In Danimarca chi scarica a mezzo P2P deve restituire all'industria una cifra che si aggira attorno al prezzo del brano acquistato legalmente. Basterà per fare paura?
In Danimarca chi scarica a mezzo P2P deve restituire all'industria una cifra che si aggira attorno al prezzo del brano acquistato legalmente. Basterà per fare paura?

I rappresentanti degli autori si sono dovuti accontentare della vittoria in tribunale e di pochi spiccioli: in Danimarca minare alle finanze dei netizen e perseguire l’effetto deterrenza appare una strada sempre più tortuosa per l’industria dei contenuti.

Fulcro della vicenda, un uomo di mezza età che da Aalborg si intratteneva con Direct Connect per rimpinguare la sua collezione di musica. Antipiratgruppen , rappresentante locale dell’industria dei contenuti, ne ha monitorato il traffico, ha tracciato la sua attività, è risalito ad un indirizzo IP. Nonostante la Danimarca abbia recentemente mostrato cautela nell’attribuire un’identità ad un indirizzo IP, il cittadino è stato rintracciato e chiamato a difendersi in tribunale.

I legali dell’uomo hanno perseguito una strategia difensiva che non ha convinto il tribunale di primo grado. L’uomo ha però deciso di ricorrere in appello e ha presentato la sua situazione di fronte ad una corte di grado superiore: la difesa ha spiegato che l’uomo non aveva che un’idea vaga del funzionamento di DC e ha ammesso nel contempo che l’equipaggiamento dell’accusato non ha mai compreso un router wireless, che avrebbe potuto scagionarlo dell’accusa imputando a vampiri di banda la condivisione di 13mila brani musicali rilevata dalle autorità nel 2005. La corte ha decretato la colpevolezza dell’uomo.

La condanna? I rappresentanti dell’industria hanno chiesto che l’uomo rifondesse i detentori dei diritti con 440mila corone, il corrispettivo di poco meno di 60mila euro. Il tribunale ha invece imposto all’uomo giudicato colpevole di risarcire l’industria con poco più di un terzo di quanto rivendicato dall’accusa : dovrà rimuovere i brani ottenuti illegalmente, dovrà sborsare 160mila corone, 21mila euro. Metà della sanzione è imputabile al risarcimento che avrebbe dovuto ripagare i detentori dei diritti del mancato acquisto dei brani, l’altra metà è invece destinata a compensarli per i danni collaterali alla condivisione.

Le rivendicazioni dell’industria dei contenuti sono state ridimensionate dal giudice, ma i legali del colpevole non sono intenzionati a concedere nulla più della somma alla quale possano essere imputate le violazioni concrete e dimostrabili. L’Antipiratgruppen, spiega Per OverBech, legale dell’uomo, non ha fornito alcuna prova dell’effettiva disseminazione di 13mila file, non ha saputo illustrare come l’eventuale condivisione si sia tradotta in mancati acquisti da parte di netizen che abbiano attinto alla cartella condivisa dell’accusato. Per questo motivo il suo assistito farà ricorso e chiederà uno sconto sulla sanzione per ottenere di pagare 80mila corone, circa 80 centesimi di euro per ogni brano che ha scaricato e non acquistato.

La Danimarca, osserva TorrentFreak , volge verso un futuro di proporzionalità nel trattare i casi di sharing illegale denunciati dall’industria: l’accusa deve fornire prove consistenti e incontrovertibili del reato, le pene equivalgono a un risarcimento che si aggira intorno all’effettivo prezzo dei brani. In controtendenza con il resto del mondo .

Gaia Bottà

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22 10 2008
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