P2B: regole UE per piattaforme e motori di ricerca

L'UE detta le regole alle piattaforme online per definire un quadro regolamentare per il Platform to Business (sistemi di ranking e motori di ricerca).
L'UE detta le regole alle piattaforme online per definire un quadro regolamentare per il Platform to Business (sistemi di ranking e motori di ricerca).

La Commissione Europea ha diramato nuove regole improntate sulla logica del “Platform to Business“, cercando così di alzare la voce sul rapporto tra le piattaforme online e le piccole imprese a tutela di queste ultime. Sebbene venga riconosciuta l’importanza della simbiosi tra questi due mondi (ove le piattaforme stimolano il mercato delle aziende e le aziende sovvenzionano il lavoro delle piattaforme), spesso e volentieri il potere discrezionale è sbilanciato in favore delle prime.

La filosofia del “P2B” diventa ora una vera regolamentazione, con l’UE a farsi avvocato difensore delle aziende a tutela delle imprese europee che dalle piattaforme pretendono, semplicemente, trasparenza.

P2B, piattaforme e aziende

La presentazione dell’iniziativa è nelle parole di Margrethe Vestager, vice-presidente della Commissione:

Oltre 10 mila piattaforme online in europa sono solo una parte di un più ampio ecosistema digitale che veicola l’innovazione. Nonostante il loro ruolo sia stato fondamentale durante l’attuale crisi sanitaria, alcuni grossi problemi in termini di giustizia e sicurezza vanno affrontati. Queste nuove regole vieteranno certe pratiche ingiuste come la sospensione di account senza spiegazioni e senza termini di servizio sufficientemente chiari

Il riferimento è esplicitamente rivolto ad entità quali:

  • social network
  • motori di ricerca (esempio: ranking su Google e suoi motori verticali interni)
  • servizi di confronto e prenotazione tra prodotti, servizi e tariffe (esempio: prenotazioni di hotel)

Si tratta di un piano estremamente ambizioso che tenta di spostare il controllo nelle mani dell’UE, evitando che le aziende europee possano restare assoggettate alle regole imposte da attorni privati, spesso con sede fuori UE. Alle piattaforme è richiesta molta più trasparenza, affinché operare sulle stesse possa essere un investimento assoggettato a regole del gioco uguali per tutti, trasparenti ed eque. In caso contrario sarebbe la piattaforma a decidere del successo di una azienda, di una offerta o di un prodotto, senza che la cosa possa essere in alcun modo irregimentata da un quadro normativo.

P2B: a chi si applica

In questo video l’UE spiega chiaramente cosa si intenda per “piattaforma”, quale sia il ruolo degli “intermediari” (tra imprese UE e consumatori UE) ed a chi vadano pertanto applicate le nuove regole che stanno entrando in vigore.

Ciò che conta non è pertanto il luogo entro cui si conclude la transazione, ma il momento nel quale avviene l’incontro: qualora la piattaforma svolga ruolo di effettivo intermediario, allora le sue responsabilità ricadranno nel perimetro della nuova regolamentazione. Il tutto, inoltre, vale per le piattaforme che agiscono in intermediazione tra aziende UE e consumatori UE: a prescindere dalla sede dell’intermediario, ma in funzione del suo ruolo.

Il tutto, va ricordato, nasce dal lavoro delle task force e dell’apposito Observatory on the Online Platform Economy, che proseguirà ora il proprio lavoro di monitoraggio sulle piattaforme per comprendere in che modo le nuove regole potranno impattare sul mercato e sull’economia europea.

Le regole del P2B

Le nuove regole sono contenute in un documento estremamente corposo costituito di FAQ utili a comprendere il contesto normativo. Trattandosi infatti di una novità, l’UE intende anzitutto far capire a tutti ciò di cui si sta parlando, chi ne sia effettivamente coinvolto e come debba muoversi per poter operare in piena legittimità.

Platform to Business

Tra le maglie di queste regole (già estremamente dettagliate) vi sono i dettami per un rapporto più equilibrato con le piattaforme, tanto per quanto concernente gli utenti (terminale ultimo del lavoro online delle piattaforme stesse), quanto in relazione al rapporto delle aziende che intendono offrire i propri servizi proprio laddove l’utenza viene agglomerata e dove è possibile offrire dettagli e prezzi delle proprie offerte.

Tra le FAQ è anzitutto possibile trovare:

  • indicazioni sulla forma corretta con cui produrre i documenti contenenti i termini del servizio;
  • le modalità con cui i servizi di ranking debbono descrivere il modo in cui le singole entità vengono elencate e proposte, affinché ognuna possa concorrere alle prime posizioni senza che specifiche policy opache trasfigurino la concorrenza in modo illegittimo;
  • modalità con cui eventuali comportamenti errati vengono segnalati ai fini della correzione entro un tempo prestabilito;
  • modalità con cui un trattamento illecito subito può pretendere spiegazioni o correzioni.

Particolare attenzione è rivolta ai “search engine”, parola ripetuta ben 95 volte all’interno del documento: vengono infatti definite azioni, ruoli e ogni altro dettaglio per chi voglia fungere da gateway online ed in ciò vada a rivestire un ruolo primario nelle dinamiche di incontro tra domanda ed offerta. Il regolamento diramato ha dunque molto da dire in proposito, dettagliando per bene le modalità d’azione ed i diritti delle aziende nei confronti del motore di ricerca. Tali dinamiche andranno ora poco alla volta approfondite, ma con ogni probabilità emergeranno nuovi equilibri tali per cui Google o i servizi di booking online si troveranno a dover modificare parzialmente le proprie modalità di azione (pur nel segreto dei propri algoritmi) per poter fornire informazioni più dettagliate nei confronti di quanti intendono costruire online il proprio mercato di riferimento.

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10 07 2020
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