Playstation, modificarla non è reato

Una sentenza del Tribunale di Bolzano getta luce su questioni e vicende che riguardano tanti operatori e smanettoni e orde di fan dell'intrattenimento videoludico
Una sentenza del Tribunale di Bolzano getta luce su questioni e vicende che riguardano tanti operatori e smanettoni e orde di fan dell'intrattenimento videoludico


Roma – Sì alla tutela del diritto d’autore, no ai blocchi decisi dai grandi produttori di consolle e PC per impedire lo sviluppo tecnologico dei prodotti. La decisione presa dal Tribunale di Bolzano ha le carte in regola per chiarire ulteriormente alcuni fondamentali dettagli delle normative sul diritto d’autore, fissando limiti precisi anche ai colossi della tecnologia.

La vicenda
Il 20 dicembre scorso, il tribunale monocratico del capoluogo dell’Alto Adige ha assolto con formula piena (tecnicamente “perché il fatto non sussiste”) Dalvit Oscar, titolare della HS Distribuzione di Salorno (Bolzano). L’uomo era accusato di aver venduto chip in grado di forzare i sistemi di sicurezza della playstation predisposti dalla Sony.

Un caso nato dall’operazione “Christmas Card”, che aveva portato nel dicembre del 2002 al sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di decine di migliaia di software pirata in tutta Italia. Un’operazione scaturita da una segnalazione di Sony, che lamentava la pratica diffusa di rimuovere le protezioni che impediscono la lettura di giochi non originali o provenienti da mercati geografici diversi da quello di riferimento. Il possesso di software pirata da parte di un cliente della Hs Distribuzione aveva portato i militari della Guardia di Finanza ad inquisire il proprietario dell’azienda bolzanina.

La società, in realtà, vendeva i “Modchip”, ma con l’avvertenza agli utenti sui limiti del loro utilizzo: vale a dire convertire la consolle di giochi in un vero e proprio personal computer o, in alternativa, utilizzare giochi lanciati dalla stessa Sony in altre aree del globo (in primis Asia e Nord America), ma non ancora in Europa. Il contratto di vendita sollevava, invece, l’operatore bolzanino da qualsiasi utilizzo improprio e illegale da parte degli utenti.

Tesi a confronto
Oscar Dalvit spiega a Punto Informatico come si è svolto il processo: “Sin da subito si sono scontrate due concezioni del diritto d’autore. Da una parte la pubblica accusa che mi accusava di aver violato l’art.171 ter lettera F-bis della legge 21 aprile 1941, numero 633: in sostanza, il titolare dell’azienda era chiamato a escludere che la vendita del prodotto potesse “incitare” la commissione del reato di violazione del diritto d’autore. Una tesi contestata dai miei legali, Giuseppe Tommaselli e Marcello Mancini, che hanno posto l’accento su una differenza sostanziale: i produttori di hardware sono legittimati ad adottare tutti gli strumenti necessari a tutelare la loro opera dell’ingegno, ma non possono impedire all’acquirente di fare del prodotto l’uso che vuole. Quindi anche sfruttarne le potenzialità tecnologiche per impiegarlo alla stregua di un PC, visto che la consolle consente anche questo”.

Già a inizio 2004, e ne aveva dato conto Punto informatico , Hs Distribuzione aveva segnato il primo punto a proprio favore. Il giudice del riesame di Bolzano, Edoardo Mori, aveva infatti rilevato che l’utilizzo del chip che rimuove queste limitazioni – visto che il suo uso principale non può essere considerata la possibilità di far uso di copie pirata – è del tutto legittimo , in quanto la legge a cui si è appellata Sony, quella sul diritto d’autore, non può impedire a chi acquista un bene di “goderne nel modo più ampio ed esclusivo”.

Se questa tuttavia era una decisione interlocutoria, quella presa dal tribunale monocratico è invece una sentenza valida a tutti gli effetti di legge e destinata a creare un precedente nella giurisprudenza: anche se il giudice ha 45 giorni per pubblicare il dispositivo della sentenza, alla quale poi la Sony e il pm potranno appellarsi, la sentenza di assoluzione piena segna uno spartiacque nel campo della tutela del diritto d’autore.

Pesanti conseguenze
“Questa sentenza – spiega Dalvit – indica un dato incontrovertibile: il tentativo della Sony di limitare la libertà di godimento di un bene da parte di chi ne ha acquistato legittimamente la proprietà è stato censurato. In caso contrario, sarebbe passato il concetto per cui un produttore può limitare il progresso tecnologico di un suo prodotto al solo fine di trarne il massimo ritorno economico. D’ora innanzi la Playstation – prosegue – potrà essere utilizzata per tutte le sue potenzialità e senza limitazioni geografiche e di utilizzo puramente commerciali”.

Resta l’amarezza per le conseguenze di questo procedimento. Le spese legali e i lunghi tempi richiesti dalla giustizia hanno spinto la Hs Distribuzione a vendere il proprio ramo d’azienda con cui commercializzava i chip. Una decisione dalla quale non si potrà tornare indietro. “Sony – commenta Dalvit – è entrata nella causa solo come parte civile: una posizione che le consentiva di trarre massimo profitto in caso di decisione a lei favorevole, ma che non la espone al rischio del pagamento delle spese processuali alla luce di questa sentenza che dà ragione a noi”.

Punto Informatico si riserva di tornare sull’argomento, che può aprire nuovi scenari in campo europeo (il reato contestato a Dalvit è stato introdotto nella legislazione italiana in esecuzione della Direttiva europea 29/2001), nel momento in cui sarà pubblicato il dispositivo della sentenza. Un’occasione per comprendere appieno la portata della decisione, nella speranza di poter approfondire la questione con la stessa Sony.

Luigi dell’Olio

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29 12 2005
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