Il pozzo petrolifero, il ladro e i Bitcoin

Rubava elettricità da un pozzo petrolifero per alimentare le proprie macchine impegnate nel mining della criptovaluta: un uomo arrestato in Cina.

È una vicenda bizzarra quella che arriva dalla Cina, più precisamente dal distretto Haerken della città di Qiqihar, nel nord del paese. Un uomo è stato arrestato per furto. Fin qui nulla di troppo strano o eclatante, non fosse che la refurtiva è un quantitativo di energia elettrica dal valore quantificato in circa 7.000 dollari, sottratto a un pozzo petrolifero gestito dalla compagnia operativa nel Daqing Oilfield (il più grande giacimento cinese) e impiegato per il mining di Bitcoin.

Rubava elettricità per fare Bitcoin

La testata locale Huanqiu.com che ha riportato la notizia ha condiviso anche l’immagine allegata di seguito in cui è possible localizzare il pozzo, l’impianto da cui è stata sottratta la corrente e il locale dove erano operative le macchine per il mining. Il collegamento avveniva mediante un cavo fatto passare all’interno di uno stagno, così da risultare invisibile agli occhi degli addetti ai lavori. In seguito alla segnalazione, le forze dell’ordine hanno condotto le indagini con l’impiego di un drone, identificando dall’alto la struttura di metallo in cui erano posizionate circa 20 postazioni attraverso le quali generare la criptovaluta.

Il luogo del crimine

Non è la priva volta che qualcuno ricorre a mezzi poco legali per ottenere l’elettricità necessaria al mining dei Bitcoin, un’operazione energivora poiché richiede l’attività ininterrotta di un calcolatore. Nell’ottobre 2018 un caso del tutto simile, sempre in Cina, con un furto stimato in circa 15.000 dollari e il responsabile condannato a tre anni e mezzo di reclusione oltre che al pagamento di un’ammenda.

La Cina e il problema mining

La vicenda ci offre lo spunto per richiamare un articolo pubblicato un paio di mesi fa: la questione legata al mining ha assunto proporzioni tanto preoccupanti per il paese asiatico che le autorità hanno preso in considerazione l’ipotesi di vietare la pratica. Il motivo è da ricercarsi proprio nel consumo di energia.

I paesi più attivi al mondo nel mining delle criptovalute

Come si può vedere dal grafico allegato qui sopra (fonte Buy Bitcoin Worldwide), in Cina viene generato oltre il 70% dei Bitcoin in circolazione a livello mondiale. Questo perché in alcune regioni del paese l’approvvigionamento di energia elettrica è fino ad oggi stato reso accessibile a prezzi molto bassi, a causa della presenza in loco di impianti alimentati a carbone o idroelettrici. C’è dunque chi chiede di “decentralizzare la moneta decentralizzata”, distribuendo in modo più omogeneo a livello planetario la sua gestione.

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Fonte: The Next Web
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