Privacy, l'attenzione si sposta sulla programmazione

Dopo la pronuncia del Garante le società di sicurezza si preparano, per affrontare in modo più tecnologico la gestione delle attività internet dei dipendenti

Roma – Meno libertà di azione in fase di identificazione dei comportamenti scorretti e più spazio alla programmazione nell’accesso a Internet sui luoghi di lavoro. La sterzata imposta pochi giorni fa dal Garante per la Privacy è destinata a cambiare la strategie di molte aziende italiane. Con un vincitore indiscusso: le società specializzate in sistemi di sicurezza informatica, che da tempo predicavano il cambio di atteggiamento nelle abitudini aziendali e che nel frattempo si sono organizzate per fornire soluzioni di programmazione degli interventi.

“La posizione del Garante allinea l’Italia alla maggior parte degli altri paesi occidentali e aiuta le aziende a definire una strategia basata sulla programmazione, più che sull’emergenza del momento”, sottolinea a Punto Informatico Maurizio Garavello, country manager di Websense per l’Italia.

In particolare, l’Autorità garante per la privacy stabilisce che i datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Resta, comunque, intatta per il datore di lavoro la possibilità di definire un disciplinare interno per regolamentare l’accesso al Web e di utilizzare apparecchiature per il controllo a distanza nei casi tassativamente previsti. Ad esempio, sarà possibile monitorare i dati della navigazione e organizzarli per categorie in forma anonima, ma non memorizzare le pagine Web visitate dal singolo lavoratore.

Un difficile equilibrio tra opposte esigenze (produttività e diritto alla riservatezza), di non facile applicazione nella pratica: “L’intento del Garante è palese: impedire gli abusi da entrambe le parti”, aggiunge Garavello.

Più difficile da decifrare in maniera univoca la parte del provvedimento relativa ai controlli: il Garante parla di “non eccedenza dei controlli” e di fatto impedisce solo i controlli costanti o indiscriminati. Inoltre non fissa limiti temporali alla conservazione del materiale raccolto.

Le possibili controversie tra aziende e lavoratori possono essere evitate, secondo Garavello, attraverso un disciplinare che sposti l’attenzione dall’emergenza a quello di security. “Le minacce informatiche sono oggi molto diverse rispetto a pochi anni fa”, commenta il country manager di Websense. “I cracker ormai operano soprattutto via Internet, per cui è proprio la navigazione uno dei momenti più delicati per le difese aziendali. Se i controlli sono organizzati in maniera tale da difendere l’organizzazione dalle minacce dei pirati e non per ledere la libertà dei singoli, non vi sono motivi per temere tensioni sindacali”.

La soluzione anti-abusi, suggerisce Garavello, è nell’innovazione tecnologica: “Sul mercato ci sono alcuni database dinamici in grado di filtrare la navigazione in modo intelligente: anziché limitarsi a impedire intere categorie di siti, evidenziano la presenza di rischi nelle singole pagine Web nell’arco dell’intera giornata. Così ad esempio si può evitare la visita di siti Web che presentano elementi di rischio in alcune ore o giorni della settimana, lasciando campo libero in altri. In questo modo si consegue l’obiettivo comune della sicurezza”.

Una visione condivisa anche da Computer Associates secondo cui occorre “rassicurare le aziende sulla possibilità di rispettare le norme sulla privacy salvaguardando nel contempo il proprio business”. A detta degli esperti di CA, infatti, “grazie a politiche di prevenzione dedicate, che utilizzano semplici strumenti tecnologici quali il web filtering, le blacklist e il controllo dei download, le imprese di ogni dimensione possono infatti evitare l’uso improprio delle risorse aziendali, senza alcun impatto sulla privacy del personale”.

Luigi dell’Olio

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  • Anonimo scrive:
    scatto alla risposta
    Vorrei rispondere al vostro interlocutore contrario all'abolizione delloscatto alla risposta chiedendogli se è giusto pagare ogni volta che permotivi veri o presunti (volontari?) cade la linea e si deve richiamare e dinuovo pagare lo scatto per chiamare lo stesso numero,sarebbe più giusto farein modo che se cade la linea e richiamo lo stesso numero non debba pagareancora.Grazie
    • Anonimo scrive:
      Re: scatto alla risposta
      buongiorno,sono Daniele...il lettore della lettera...la caduta della linea, almeno in zone dove vi é una discreta copertura, rimane una condizione abbastanza rara, se non (e come diceva qualcuno prima di me a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca) in quei rari periodi dove ci sono le chiamate dove si paga solo il primo minuto... :| mah
    • Anonimo scrive:
      Re: scatto alla risposta
      A mio avviso lo scatto alla risposta è un illecito guadagno delle compagnie telefoniche poichè non fornisce alcun servizio! Dovrebbe scomparire e basta (non ricaricato sulle tariffe di chiamata).Pensateci un po': è come se si andasse in un negozio e il negoziante facesse pagare "l'ingresso" senza che la persona abbia ancora acquisato nulla, per poi pagare ancora dopo l'acquisto vero e proprio....voi ci andreste volentieri in un negozio così? ;)
      • Anonimo scrive:
        Re: scatto alla risposta
        - Scritto da:
        A mio avviso lo scatto alla risposta è un
        illecito guadagno delle compagnie telefoniche
        poichè non fornisce alcun servizio! Dovrebbe
        scomparire e basta (non ricaricato sulle tariffe
        di
        chiamata).
        Pensateci un po': è come se si andasse in un
        negozio e il negoziante facesse pagare
        "l'ingresso" senza che la persona abbia ancora
        acquisato nulla, per poi pagare ancora dopo
        l'acquisto vero e
        proprio.

        ...voi ci andreste volentieri in un negozio così?

        ;)oggi come oggi sembra che siano a consumatori a decidere quali siano i prezzi giusti da pagare e quali invece no.
  • Anonimo scrive:
    scatto si o no...
    Salve vorrei precisare che ci sono diverse tipologie di utenti ...ne possono essere quelli che fanno telefonate lunghe e quelli che fanno telefonate corte , da queste due e ovvio che per bilanciare ed accontentare uno o l'altro ci deve essere o no lo scatto. Sarebbe però più intelligente obbligare i operatori ad avere tariffe con scatto e senza in modo da evitare cartelli tariffari.Da questa constatazione e ovvio che senza lo scatto ,il tirchio che fa le telefonate corte ci risparmirà, ma quello che parla tanto ci rimetterà.Manuel
    • Anonimo scrive:
      Re: scatto si o no...
      Tariffe senza scatto alla risposta conteggiate al secondo esistono già. Il prezzo è di circa 24 cent/minuto praticato da quasi tutte le compagnie.Vorrei far notare le compagnie telefoniche non possono costringerti a cambiare piano tarrifario, eliminando lo scatto alla risposta sarà un risparmio per tutti i vecchi piani (chi lo ha se lo tenga stretto).I vari gestori potranno rifarsi solo sui nuovi clienti per recuperare la perdita ma è ovvio che tutti ci guadagneranno.non siete daccordo?
      • Anonimo scrive:
        Re: scatto si o no...
        - Scritto da:
        Tariffe senza scatto alla risposta conteggiate al
        secondo esistono già. Il prezzo è di circa 24
        cent/minuto praticato da quasi tutte le
        compagnie.

        Vorrei far notare le compagnie telefoniche non
        possono costringerti a cambiare piano tarrifario,
        eliminando lo scatto alla risposta sarà un
        risparmio per tutti i vecchi piani (chi lo ha se
        lo tenga
        stretto).
        I vari gestori potranno rifarsi solo sui nuovi
        clienti per recuperare la perdita ma è ovvio che
        tutti ci
        guadagneranno.
        non siete daccordo?indubbiamente, tranne i gestori che invece non hanno diritto al profitto
        • Anonimo scrive:
          Re: scatto si o no...

          indubbiamente, tranne i gestori che invece non
          hanno diritto al
          profitto.I gestori hanno ovviamente diritto ad un profitto (un giusto profitto). Pago ciò che consumo, secondo un prezzo che sempre i gestori stabiliscono.Lo scatto alla risposta è un spesa ingiustificata.
        • Anonimo scrive:
          Re: scatto si o no...

          indubbiamente, tranne i gestori che invece non
          hanno diritto al
          profitto.I gestori hanno ovviamente diritto ad un profitto (un giusto profitto). Pago ciò che consumo, secondo un prezzo che sempre i gestori stabiliscono.Lo scatto alla risposta è un spesa ingiustificata.
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