Progetto PRISM, NSA poliziotto globale

Lo scandalo delle intercettazioni USA procede di rivelazione in rivelazione. Dalle conversazioni telefoniche si passa al rastrellamento dei dati sui server delle grandi web-company USA. Che hanno delle backdoor a disposizione dei federali

Roma – Lo scandalo intercettazioni scoppiato dopo lo scoop del Guardian di ieri ? Poca cosa in confronto a quanto rivelato oggi dallo stesso quotidiano britannico: la National Security Agency (NSA) statunitense fa più che intercettare le chiamate vocali, avendo in effetti a disposizione delle vere e proprie “backdoor” all’interno dei server delle più grandi società tecnologiche del mondo. Il nuovo programma segreto si chiama PRISM , e a rivelarlo è quello stesso Glenn Greenwald (in collaborazione con un reporter del Guardian) che ha svelato al mondo i traffici sottobanco fra NSA e Verizon per le intercettazioni dei metadati sulle comunicazioni telefoniche.

Che cos’è PRISM? Le slide “top secret” pubblicate in rete descrivono una piovra avida di informazioni a disposizione degli agenti dell’intelligence statunitense, un mostro da mille tentacoli che sfrutta la concentrazione sul suolo statunitense delle principali aziende tecnologiche del mondo che gestiscono informazioni, comunicazioni e dati-utente in formato digitale.

La gran parte delle comunicazioni mondiali fluiscono attraverso gli States, spiegano le suddette slide, e tu caro agente della NSA puoi accedere a quel flusso come e quando vuoi grazie alle backdoor sui server di Microsoft, Google, Yahoo!, Facebook, PalTalk, YouTube, Skype, AOL e Apple. A disposizione dell’agente segreto vengono messe email, chat, video, audio, dati binari, comunicazioni VoIP, file, notifiche di accesso del sospettato, report dell’attività sui social network e altre non specificate “richieste speciali”.

PRISM costa 20 milioni di dollari all’anno, dicono ancora le slide, le operazioni sono state avviate nel 2007 con il coinvolgimento di Microsoft e si sono via via arricchite di nuovi “provider” di informazioni sino ad arrivare alla partecipazione di Apple, nel 2012.

PRISM è qualcosa di gigantesco , un piano di intercettazione e tecnocontrollo che fa impallidire qualsiasi precedente – indiscrezioni, documenti e denunce – sia emerso negli anni passati su Advise , Carnivore o l’oramai storico network Echelon . Il programma di NSA è l’incarnazione del progetto Total Information Awareness che spia tutto e tutti in funzione di antiterrorismo, e i federali USA nemmeno provano a nasconderne l’esistenza.

Le società coinvolte – Google, Microsoft e tutti gli altri – negano invece il coinvolgimento diretto nell’installazione e mantenimento delle “backdoor di stato” descritte dai documenti su PRISM, limitandosi a dire di dover collaborare nella fornitura di informazioni su qualche utente quando viene loro indirizzata una richiesta legittima firmata da un giudice.

Per contro James Clapper, direttore della National Intelligence USA, ammette l’esistenza del programma PRISM come diretta emanazione del FISA Act (Foreign Intelligence Surveillance Act). Diversamente da quanto comunicato dalla stampa, nota Clapper, il rastrellamento dei dati avviene solo in relazione agli stranieri di interesse per la sicurezza nazionale a stelle e strisce. Ed è tutto legale, approvato e vidimato dal Congresso, naturalmente.

Le reazioni a questo ennesimo scandalo sulla vocazione degli USA (e della NSA in particolare) al tecnocontrollo globale con la scusa dell’antiterrorismo non si fanno attendere: la Electronic Frontier Foundation rimarca ancora una volta la necessità di fare pressioni sulla politica affinché si ponga fine alla sorveglianza incostituzionale, e non mancano i primi consigli sull’uso di strumenti di comunicazione telematica alternativi ai grandi network così da minimizzare le possibilità di finire nella trappola tentacolare e onnivora dell’intelligence statunitense.

Un commento dell’esperto di sicurezza Bruce Schneier arriva in seguito alla rivelazione dell’affaire NSA-Verizon ma prima della pubblicazione delle slide su PRISM, nondimeno offre una prospettiva valida anche in quest’ultimo caso: quello che non si conosce sulle attività spionistiche delle autorità è sempre peggio di quello che viene reso pubblico, avverte Schneier (e il piano PRISM conferma), quindi la salvaguardia degli informatori e dei “whistle-blower” come il già citato Glenn Greenwald e di chi magari partecipa ai programmi segreti messi in atto dal governo è una priorità essenziale per garantire che gli stati democratici non si trasformino in stati di polizia a salvaguardia di cittadini ignari della realtà.

Alfonso Maruccia

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