OpenAI ha lanciato ufficialmente il progetto pilota per gli annunci pubblicitari su ChatGPT, che compariranno solo per gli utenti della versione gratuita e per gli abbonati al piano “Go” da 8 dollari al mese. Del resto, si sa, se il prodotto è gratis, il prodotto siamo noi. Chi paga di più, almeno per ora, resta al riparo.
OpenAI promette che le inserzioni saranno etichettate chiaramente, e che non influenzeranno le risposte dell’AI. Staremo a vedere.
Ecco i marchi che pagano per apparire su ChatGPT
Target è tra i primi della lista, e piazzerà annunci basati sulle parole chiave presenti nei prompt degli utenti. Se ad esempio si chiede a ChatGPT quali elettrodomestici da cucina possono rendere i pasti quotidiani più pratici?
, il sistema potrebbe mostrare, sotto la risposta generata dall’AI, un link sponsorizzato a una friggitrice ad aria venduta da Target. L’annuncio sarebbe etichettato come “sponsorizzato” e separato dalla risposta principale, ma comparirebbe nello stesso contesto.
Dal punto di vista di Target, l’idea è di intercettare l’utente proprio nel momento in cui manifesta un’intenzione di acquisto. Il marketing la chiama “contestualizzazione”. Il buon senso la chiama pubblicità.
Adobe sfrutterà lo spazio per promuovere Acrobat Studio e Firefly, i suoi strumenti AI per documenti e generazione di immagini e video. Williams-Sonoma porterà su ChatGPT la sua gamma di articoli per la casa, utensili da cucina e mobili. Audible, la piattaforma di audiolibri di Amazon, vuole invece raggiungere nuovi ascoltatori, ma non è ancora chiaro se si limiterà a promuovere l’abbonamento o se suggerirà titoli specifici quando qualcuno chiederà consigli di lettura a ChatGPT. L’ipotesi più probabile è entrambe le cose.
Ford, Mazda, orologi svizzeri e detersivi
L’agenzia pubblicitaria WPP Media porterà su ChatGPT i suoi clienti Ford e Mazda per le auto, Mrs. Meyer’s per i prodotti per la pulizia, Audemars Piguet per gli orologi di lusso. E non è finita. Altre agenzie, Dentsu e Omnicom, hanno annunciato la partecipazione al programma senza rivelare i nomi dei clienti, limitandosi a elencare i settori coinvolti: alimentare, alberghiero, retail, software, viaggi, beni di largo consumo, abbigliamento, automotive, bellezza, telecomunicazioni, fast-food. Praticamente tutto. L’unica categoria che sembra mancare sono le pompe funebri, ma diamogli tempo.
Il prezzo dell’AI gratuita
OpenAI ha sempre avuto un problema di sostenibilità economica. Far girare modelli linguistici enormi costa cifre astronomiche, e i 200 milioni di utenti settimanali della versione gratuita non pagano un centesimo. La pubblicità era la soluzione più ovvia, e forse l’unica, per far quadrare i conti senza alzare i prezzi. I posizionamenti pubblicitari su ChatGPT costeranno ai marchi una fortuna, secondo le indiscrezioni, il che suggerisce che OpenAI intende monetizzare alla grande.
A questo punto, chissà cosa succederà quando milioni di persone inizieranno a vedere gli annunci in mezzo alle risposte del chatbot. L’esperienza sarà tollerabile o si trasformerà nel solito far west pubblicitario che ha già rovinato mezzo Internet?