Quale tecnologia nelle scuole italiane?

Se lo chiede una genitrice preoccupata, così si firma, che riepiloga alcune differenze tra quanto accade in certe scuole USA e in quelle italiane. E si chiede se basteranno le dichiarazioni di principio a salvare gli studenti italiani
Se lo chiede una genitrice preoccupata, così si firma, che riepiloga alcune differenze tra quanto accade in certe scuole USA e in quelle italiane. E si chiede se basteranno le dichiarazioni di principio a salvare gli studenti italiani

La scuola americana, dal primo livello all’università, è ormai sempre più “tecnologicamente” organizzata: in stretta collaborazione con le più grandi aziende del settore (Apple, AT&T and Amdocs per esempio), gli studenti vengono supportati da strumenti “dedicati”. Dai laptop alla distribuzione dei MacBook, fino ad arrivare all’iPhone e all’iPod touch.

Scuole e computer In particolare la ACU , Abilene Christian University, in Texas, nell’estate del 2007 ha avviato uno studio pilota fornendo gli studenti di iPhone e iPod touch per determinare come questi strumenti potessero essere utilmente adoperati. Circa il 93% degli studenti attualmente ha con sé il proprio pc portatile; l’idea che ha animato la nascita del progetto alla ACU è quella di fare un salto in avanti, non solo dare strumenti in più agli studenti, ma cambiare proprio il modo di studiare. Le “utility” sono circa 15 per ora e includono per esempio avvisi sui compiti da fare a casa, indicazioni circa le classi e gli uffici dei professori, indicazioni personalizzate sull’alimentazione più bilanciata, e diverse altre.

Altro è lo status della scuola italiana (we think different!), dove l’utilizzo di strumenti tecnologici da parte degli studenti è raro e poco organizzato. Si contano sulle dita di una mano gli istituti pubblici che ne fanno un uso realmente produttivo. Il più delle volte l’iniziativa è lasciata a qualche volenteroso e preparato docente che incontra difficoltà di ogni genere per realizzare quasi qualsiasi progetto.

Pochissimi davvero gli istituti che intendono porsi come obiettivo quello di fornire agli studenti migliori strumenti di apprendimento e di conseguenza permettere una migliore preparazione. Come già evidenziato qualche anno fa sempre su Punto Informatico in Italia sembrava muoversi qualcosa, ma da allora non è successo granché.

La realtà quotidiana nelle grandi città o nei paesini più sperduti è deprimente: a volte ci sono alcuni computer, a volte alcuni insegnanti preparati e volenterosi, più spesso non c’è nulla di tutto questo.
Giusto un anno fa il ministero della Pubblica Istruzione ha elaborato il piano triennale 2007-2010, per il benessere dello studente e proprio al 10mo punto si parla di “Promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie in maniera corretta”.

Nelle linee guida si dice, tra l’altro: “La scuola, di conseguenza, rappresenta il luogo in cui gli studenti quotidianamente sperimentano i processi di apprendimento vivendo straordinarie opportunità di crescita intellettuale, di maturazione, di acquisizione di consapevolezza critica e di responsabilità ma, al tempo stesso, in cui si misurano anche con le difficoltà, la fatica, gli errori ed i momentanei insuccessi. Ne consegue che la qualità delle relazioni, il clima scolastico e le diverse modalità con cui si vive la scuola influenzano, più o meno direttamente, la qualità della vita, nonché la percezione del benessere e della salute.”
In particolare fa riflettere quanto evidenziato al punto 1 del paragrafo “Monitoraggio e buone pratiche”, secondo comma, delle linee guida, dove l’uso di internet viene incluso nell’elenco dei “fenomeni da dipendenza” da prevenire, insieme a droghe, alcool, doping, ecc. Fenomeno tipicamente italiano questa visione “quasi medievale” dell’utilizzo della rete. Fa sorridere da una parte e piangere dall’altra: l’errata iperprotezione produce solo risultati nefasti. La soluzione non è la paura ma la conoscenza, da parte dei docenti, prima di tutto, e quindi degli studenti. Lo stato sembra praticamente latitante nelle scuole e riprova ne è il livello sempre più basso di preparazione dei nostri studenti, lasciati soli.

Pochi gli esempi positivi come in Trentino Alto Adige. Si riscontra nelle scuole un buon uso delle tecnologie e delle innovazioni per implementare l’apprendimento degli studenti, le istituzioni locali sembrano essere decisamente più interessate.
L’indagine Ocse 2006 sulla preparazione degli studenti ha messo il Trentino ai primi posti nel mondo, prima di Inghilterra, Austria e Germania o dopo la Corea per esempio.

Lo stato sembra mancare di attenzione e consapevolezza pratica, perché teorica ne ha tanta sull’importanza di supportare l’apprendimento con tutti gli strumenti possibili.

Basterà questa consapevolezza teorica al nostro paese per non sprofondare nella barbarie? Perché ci siamo molto vicini.

Genitrice preoccupata

Cara Genitrice preoccupata
Punto Informatico segue la questione non a caso ormai da molti anni. Nel nostro Speciale Elezioni, nella “puntata” uscita proprio oggi, abbiamo chiesto ai partiti e agli esponenti politici come “vedono” la questione della tecnologia nella didattica, un fronte sul quale in pochissimi se la sono sentita di rispondere.
Sono per fortuna numerosi gli insegnanti e i volontari che si stanno dando da fare per portare consapevolezza e strumenti nelle scuole, possiamo solo augurarci che all’assoluta carenza di dibattito sull’argomento in campagna elettorale non segua una legislatura in cui certi ritardi ed errori si protraggono.
Da parte nostra continueremo a seguire quanto accade e a portare alla luce le testimonianze e i racconti di chi vive questo gap digitale sulla propria pelle tutti i giorni.
Un caro saluto
Alberigo Massucci

( fonte immagine )

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08 04 2008
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