Quando la polizia non paga i diritti connessi

Succede nel Regno Unito: polemiche contro la polizia di Cleveland, che ha scatenato la crociata contro OiNK ma che, pare, non paga per la musica che trasmette

Roma – Gli agenti hanno partecipato attivamente al raid contro i pre-releaser del circuito di sharing noto come OINK , si sono distinti nella lotta alla pirateria musicale ma del loro dipartimento, quello della polizia di Cleveland , pare non si possa dire altrettanto. Anzi, c’è proprio chi accusa la polizia di Cleveland di pirateria.

Stando alle cronache locali la Performing Rights Society (PRS) richiede qualcosa che assomiglia da vicino ai diritti connessi al diritto d’autore italiano, in pratica un pagamento legato alla diffusione di musica protetta all’interno di ambienti frequentati dal pubblico, come appunto le stazioni di polizia. Non si tratta del classico diritto d’autore ma proprio di un “in più” legato alla diffusione dell’opera al di fuori di una abitazione domestica.

Secondo le leggi locali è necessario dotarsi di una licenza ad hoc per poter utilizzare la musica in questo modo, una licenza che nel caso delle forze di polizia potrebbe costare più di qualche migliaio di sterline . Un vero problema per le casse del Dipartimento, tanto che il vicecapo Derek Bonnard sottolinea: “Stiamo continuando ad analizzare la nostra posizione e cerchiamo di capire se siamo o meno tenuti per legge a spendere una quantità significativa di denaro pubblico in questo modo piuttosto che in quello che consideriamo più utile, ossia la lotta alla criminalità”.

La PRS da parte sua fa notare come le forze di polizia che si siano fin qui adeguate a quanto stabilito dalla legge siano pochissime. Un problema diffuso, evidentemente, se si pensa che anche in Italia la Società Consortile Fonografici ormai da lungo tempo è costretta a denunciare a destra e a manca per ottenere il pagamento di quei diritti “in più”.

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