Quattro pirati da 130 milioni di dollari

Un blitz della polizia federale porta ad un maxi-sequestro di software illegale


Los Angeles (USA) – 130 milioni di dollari di software illegale: questo il “bottino” sequestrato dalla polizia federale americana a quattro persone il cui traffico era stato individuato dalle autorità doganali.
Ai 130 milioni di dollari si arriva perché vengono calcolati i prezzi di listino sul mercato ufficiale che avrebbero avuto le versioni originali dei software contraffatti ritrovati, in particolare Windows e pacchetti Office di Microsoft e programmi di sicurezza Symantec.

Stando a Microsoft, alla quale è stata richiesta una collaborazione diretta, le copie illegali erano realizzate con grande cura, al punto che la polizia aveva difficoltà a verificare che non fossero degli originali. E persino Microsoft, stando al portavoce dell’azienda, ha avuto qualche problema a identificare il software illegale. Secondo il portavoce le copie erano impacchettate con manuali, codici a barre, licenze, bollini e carte di registrazione: tutto quello che serve per venderle nei negozi.

I quattro arrestati ora sono accusati di tentativo di corruzione, importazione di merce rubata, false dichiarazioni doganali e cospirazione.

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  • Anonimo scrive:
    Ma perchè...
    Ma perchè le organizazioni internazionali e gli enti governativi non supportano loro la creazione di standart mondioali di pubblico dominio invece di favorire sempre i software proprietari e lasciare gli open source all' iniziativa privata?
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma perchè...
      - Scritto da: yuptost
      Ma perchè le organizazioni internazionali e
      gli enti governativi non supportano loro la
      creazione di standart mondioali di pubblico
      dominio invece di favorire sempre i software
      proprietari e lasciare gli open source all'
      iniziativa privata?Sinteticamente: I commerciali dei prodotti closed hanno le palle, aggiungi che i burocrati difficilmente capiscono quello che leggono, gia' fanno fatica i "piani alti" di societa' tecnologiche, figurati i politici...
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma perchè...
      - Scritto da: yuptost
      Ma perchè le organizazioni internazionali e
      gli enti governativi non supportano loro la
      creazione di standart mondioali di pubblico
      dominio invece di favorire sempre i software
      proprietari e lasciare gli open source all'
      iniziativa privata?Perchè se lo fanno org internazionali o enti governativi ti fanno pagare perfino la lettura dello standard (fatti una visitina sul sito della ISO). E l'iniziativa privata vuol dire che all'aspirante standard possono collaborare tutti, può quindi uscire qualcosa che soddisfi diverse categorie; comunque in queste iniziative c'è sempre qualcuno che le coordina per non perdere l'ago.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma perchè...
      - Scritto da: yuptost
      Ma perchè le organizazioni internazionali e
      gli enti governativi non supportano loro la
      creazione di standart mondioali di pubblico
      dominio invece di favorire sempre i software
      proprietari e lasciare gli open source all'
      iniziativa privata?Forse perchè lo fanno male? Scherzi a parte, le organizzazioni internazionali e gli enti governativi non favoriscono i software proprietari, semplicemente i produttori di questi ultimi vedono un business, ci investono sopra e sperano di ricavare più di quanto hanno speso. Non sono mecenati, hanno uno scopo: guadagnare. E non è detto che non lo possano fare usando standard mondiali, semplicemente non hanno l'incentivo ad usarli fino a che essi non sono...standard.Quando nella mischia entrano enti governativi e organizzazioni internazionali solitamente si peggiora la cosa, perchè il guadagno dei produttori software passa da guadagno per le vendite del prodotto a contributi da parte dello Stato e, come è facile capire, una volta introitati questi ultimi è molto più facile fregarsi degli standard.Cmq, per tua informazione, esiste un organizzazione internazionale chiamata OpeneBook che promuove la nascita di uno standard nel settore eBook, alla quale partecipano le principali aziende del settore (Adobe, Microsoft, Overdrive, etc.). Il problema di questo ultimo standard, almeno a mio avviso, è che da una parte il pdf è molto diffuso, quindi vanta una serie di testi già disponibili on line infinita, mentre il lit è stato molto supportato dalle grosse case editrici che praticamente lo hanno spinto iniziando a fornire molto materiale in questo formato.In OpeneBook, invece, trovi poco o niente. Ma per una ragione molto semplice: mancando un sistema di protezione dei diritti digitali le case editrici non pubblicano i loro contenuti in questo modo (perchè poi tra l'altro il file in OPen eBook le case editrici lo fanno, in quanto è il modo più naturale per convertire il testo in formato Microsoft Reader). E solo con contenuti "vecchi", come sono anche quelli di LiberLiber, non si crea una generazione consapevole dei vantaggi del libro elettronico, ma semplicemente una generazione che sa che sulla rete può trovare qualcosa di "datato" in formato elettronico. Con questo non voglio dire che i contenuti datati non siano anche più validi di quelli che si trovano in giro adesso, anzi, semplicemente che finchè non c'è vantaggio per gli utenti ad utilizzare una tecnologia questa non si afferma.Bisogna fare capire le possibilità offerte da chi studia e ricerca all'utilizzo del libro elettronico e, francamente, fra le tante che si potevano ipotizzare, questa non mi sembra la più necessaria. Non perchè sia contro l'OpenSource, ma perchè se non si crea interesse da parte della gente anche la più bella iniziativa, come questa potenzialmente è, non serve a nulla.
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