Quella di Telecom era una strategia

Megamulta dall'Antitrust che parla di una strategia decisa dai massimi vertici, destinata ad influire sugli operatori e sui prezzi all'utenza. Telecom ricorre al TAR ma i provider sottolineano: sentenza storica


Roma – “Una strategia unitaria, chiaramente definita a livello centrale, volta al perseguimento dell’obiettivo esplicito di escludere i concorrenti dal mercato dei servizi finali all’utenza aziendale e preservare così la posizione di dominanza storicamente detenuta tanto sui mercati dei servizi finali, quanto sui mercati dei servizi intermedi rivolti ai propri concorrenti”.

Così l’ Antitrust ha reso noti nella serata di venerdì i motivi che l’hanno spinto ad infliggere a Telecom Italia una multa multimilionaria: 152 milioni di euro per abuso di posizione dominante , una sanzione immensamente superiore ad altre multe decise in passato dalla stessa authority per punire comportamenti di Telecom.

La decisione dell’Autorità, attesa già da qualche giorno, è stata presa soprattutto in relazione all’utilizzo di contratti che consentivano a Telecom Italia di mantenere a sé l’utenza aziendale , “rendendo più difficoltoso o precludendo del tutto la possibilità degli operatori concorrenti di offrire servizi di telecomunicazione su rete fissa, anche solo per una parte del traffico dei clienti in questione”.

Non solo. L’Autorità presieduta da Tesauro ha sanzionato il listino Telecom che impediva agli altri operatori di presentarsi alla clientela con condizioni economiche e tecniche concorrenziali a quelle di Telecom , con conseguenze ovvie sulla concorrenza e sulla libertà di scelta dei consumatori.

E questa strategia, secondo l’Autorità, è stata attivata non una sola volta ma in una “pluralità di offerte”, un approccio sistematico dunque che avrebbe avuto un peso determinante anche nel consentire a Telecom di aggiudicarsi il bando CONSIP del 2002 per la fornitura di servizi TLC alla pubblica amministrazione. “La formulazione di tale ultima offerta – spiega l’Autorità – riveste rilievo particolare sia per l’entità della commessa, sia perché le condizioni economiche praticate alla Consip, inferiori ai costi sopportati dai concorrenti sui mercati a monte, hanno trovato una vasta commercializzazione anche presso l’utenza privata”.

Secondo l’Autorità, questi comportamenti di Telecom hanno pregiudicato “una effettiva e duratura riduzione dei prezzi praticati ai clienti finali”.

Ma il Garante ha anche voluto metterci il carico da 90 affermando che quelle di Telecom sono “violazioni molto gravi” tra l’altro “poste in essere da un operatore su cui grava una speciale responsabilità in funzione della sua dominanza”.

A fronte di questa pioggia di accuse circostanziate condite da una sanzione di enormi proporzioni, Telecom Italia ha diramato una nota nella quale respinge le accuse dell’Autorità garante del mercato . Nella nota la multa viene bollata come una punizione della “posizione di forza che Telecom Italia ha mantenuto, conquistandola giorno per giorno sul mercato”. La nota di Telecom mette anche in evidenza uno dei grandi nodi di questa sentenza, ossia la differenza tra i giudizi dell’Autorità TLC, che sostanzialmente condonano i comportamenti dell’azienda, e quelli espressi ora dall’Autorità garante del mercato. L’azienda infatti sottolinea come anche l’ultima relazione annuale dell’Autorità TLC abbia “riconosciuto che in Italia il processo di liberalizzazione, ancorché in continua evoluzione, ha raggiunto livelli di apertura tali da situare il nostro Paese ai migliori livelli in Europa”.

Telecom difende a spada tratta il proprio operato e, annunciando il ricorso al TAR per cercare di annullare la sentenza del Garante, sottolinea come dal 2005 ha già preso impegni per accelerare il processo di unbundling della fibra ottica e di riduzione dei costi per gli operatori interessati ad accedere all’ultimo miglio.

Impegni sui quali, in realtà, il Garante del mercato si è espresso spiegando che la gravità dei comportamenti “non può risultare attenuata dagli impegni presentati da TI, di natura regolamentare e validi unicamente per il futuro, inidonei dunque ad eliminare le condotte abusive e gli effetti di queste sul mercato” . Come a dire, cioè, che l’impegno assunto da Telecom arriva troppo tardi.

Inutile dire che chi aveva scagliato le denunce contro questi comportamenti di Telecom, come l’associazione dei provider Assoprovider , abbia ora modo di vedere finalmente riconosciute le proprie ragioni, secondo cui operatori e cittadini sono stati danneggiati dai comportamenti dell’operatore dominante . Ma ecco qui di seguito i ragionamenti degli operatori e quelli degli utenti dopo la sentenza.


“Si tratta – ha spiegato a Punto Informatico il vicepresidente di Assoprovider, Giovanbattista Frontera – di una decisione storica, che sancisce e stabilisce quanto sia viziato e non libero il mercato delle TLC in Italia, non solo nell’ Affaire Consip . E quanto amore per il proprio lavoro hanno i reduci e sopravvissuti, operatori di telecomunicazioni, a questa metodica e sistematica eliminazione dei concorrenti, operata da Telecom Italia”.

“Giusta – ha continuato Frontera – anche se, storicamente, con qualche anno di ritardo, la sentenza dell’AGCM. Assoprovider, con questo ricorso, ancora una volta, unica associazione che si erge a baluardo della liberta d’impresa nel settore delle telecomunicazioni”.

Gli ha fatto eco Matteo Fici , presidente dell’Associazione, che ha spiegato a PI come da un lato “non è proprio logico che due autorithies (quella delle TLC e quella del Mercato, ndr.) abbiano le idee così in contrasto sullo stato della concorrenza nel settore TLC in Italia” e come dall’altro “Tesauro ha dato un esempio di coraggio al paese, che penso serva prima di tutto proprio a Telecom, perchè in futuro si comporti più da azienda reale, e non da extraterrestre che pensa di potere agire senza rispettare alcuna regola nel paese”.

“Infine – ha proseguito Fici – direi che il futuro dovrà rendere sempre più difficile essere contemporaneamente grossista e dettagliante nel settore delle TLC, dove si è tornati al monopolio proprio nel settore della larga banda e di adsl, con buona pace proprio di AGCOM, che doveva sorvegliare e invece va dicendo che va tutto bene”.

Fici ha ricordato l’ormai celebre formula Bortolotto che mette a nudo i veri costi delle telecomunicazioni e ha dunque insistito, con una frecciata all’Autorità TLC: “Cara AGCOM, c’è proprio qualcosa che non va e ci auguriamo che il broad band in Italia abbia al più presto dei correttivi che permettano concorrenza per gli operatori e risparmio per i consumatori”.

Secondo quelli di NewGlobal.it , la multa dell’Antitrust rappresenta “una grande opportunità offerta ad un comparto vitale per il nostro Paese come quello delle telecomunicazioni”. “La fase delle privatizzazioni – ha insistito l’associazione – è stata viziata da diversi errori ed è venuto il momento di prenderne atto con serietà, ma soprattutto è venuto il momento di porre rimedio a quegli errori. Pur non demonizzando Telecom Italia che ha avuto e siamo certi continuerà ad avere un ruolo molto importante nel settore in questione, bisogna sciogliere al più presto tutti quei lacci che impediscono al nostro paese un pieno sviluppo e che giusto per fare un esempio ci costringono a pagare le ADSL molto più di quanto, a parità di servizio, si paga in altri paesi della Comunità Europea”.

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