Regalo? PECché e PECchì?

di G. Scorza - Il Ministro Brunetta tesse le lodi della CEC PAC, ma l'attuale procedura di assegnazione suscita perplessità. Chi vuole rinchiudersi in un domicilio informatico?

Roma – Secondo il Ministro dell’Innovazione Renato Brunetta la sua iniziativa di “regalare” ad ogni cittadino un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (n.d.r. in realtà il Ministro ci regalerà una CEC PAC ovvero una PEC utilizzabile solo per comunicare con la PA) è “la più grande rivoluzione culturale mai prodotta in questo Paese” nonché “la migliore riforma italiana dal dopoguerra ad oggi”.
Sarà anche vero, ma si tratta di una “rivoluzione” che minaccia di travolgere la libertà di domicilio (informatico) e le più elementari regole del mercato e della concorrenza.
Andiamo con ordine.

La nostra Costituzione – al pari delle carte costituzionali di ogni altro Paese democratico o aspirante tale – riconosce a tutti i cittadini – ed in realtà anche ai non cittadini purché legittimamente presenti sul territorio italiano – tra gli altri, il diritto a fissare liberamente il proprio domicilio. Nel 2010 una casella di posta elettronica, al pari del nostro PC o, piuttosto, del nostro account su Facebook, costituiscono naturali proiezioni informatiche del nostro domicilio con la conseguenza che spetta a ciascuno di noi, in assoluta autonomia, decidere se e quale indirizzo di posta elettronica utilizzare, chi ammettere al nostro profilo su Facebook o, piuttosto con chi condividere i dati sul nostro PC.
Tale libertà è costituzionalmente garantita ed ammette di essere limitata nelle sole ipotesi previste, appunto, dalla Carta Costituzionale.
L’elezione di domicilio – sia esso informatico o geografico – ovvero la manifestazione con la quale si porta a conoscenza di un soggetto terzo – privato o pubblica amministrazione – la volontà di ricevere tutte le comunicazioni relative ad un determinato affare o procedimento presso un certo indirizzo, costituisce una forma di esercizio di tale libertà.
È, dunque, fuor di dubbio che manifestare alla pubblica amministrazione la volontà di ricevere comunicazioni elettroniche – via PEC, CEC PAC o semplice mail – presso un determinato indirizzo rappresenta, appunto, esercizio dell’insopprimibile libertà di domicilio costituzionalmente garantita.

Proprio muovendo da tale presupposto, d’altro canto, il D.p.r. 11 febbraio 2005, n. 68 attraverso il quale è stata introdotta nel nostro Ordinamento la Posta Elettronica Certificata prevedeva – e prevede tuttora – all’art. 4 che ” Per i privati che intendono utilizzare il servizio di posta elettronica certificata, il solo indirizzo valido, ad ogni effetto giuridico, è quello espressamente dichiarato ai fini di ciascun procedimento con le pubbliche amministrazioni o di ogni singolo rapporto intrattenuto tra privati o tra questi e le pubbliche amministrazioni. Tale dichiarazione obbliga solo il dichiarante e può essere revocata nella stessa forma “.

Opportunamente, inoltre – con riferimento specifico alle comunicazioni tra PA e cittadini – l’art. 16 dello stesso D.p.r. 68/2005, chiarisce che ” Le pubbliche amministrazioni garantiscono ai terzi la libera scelta del gestore di posta elettronica certificata “.
Non vi era e non vi è, infatti, alcuna ragione per limitare – ammesso anche che ciò possa ritenersi costituzionalmente legittimo – la libertà di domicilio nelle nuove dinamiche delle comunicazioni elettroniche che, anzi, semmai, abilitano ciascun cittadino ad un più ampio ed autonomo esercizio di tale libertà giacché cambiare indirizzo di posta elettronica e/o decidere di utilizzare diversi indirizzi a seconda della natura dell’affare o del procedimento è assai più facile di quanto non sia nelle dinamiche delle comunicazioni cartacee tradizionali.
Non la pensa così, tuttavia, il Ministro dell’innovazione che, infatti, nel lanciare la sua “rivoluzione” con il DPCM 6 maggio 2009 ha stabilito che i cittadini che richiedano ed ottengano un indirizzo CEC PAC di Stato eleggono con ciò, automaticamente e coattivamente, il proprio domicilio, in relazione a tutte le comunicazioni con la PA, presso l’indirizzo loro fornito dal concessionario pubblico.
Ma c’è di più.

Lo stesso DPCM, prevede, infatti che ” L’affidatario del servizio di PEC ai cittadini…renda consultabili alle pubbliche amministrazioni, in via telematica, gli indirizzi di PEC di cui al presente decreto “.
Come è noto, nei mesi scorsi, all’esito di una procedura di gara la cui legittimità è, peraltro, attualmente al vaglio dei Giudici amministrativi, il Ministro Brunetta ha assegnato – come peraltro ampiamente ed agevolmente già previsto da molti – la concessione ad un raggruppamento di imprese costituito da Poste Italiane e Telecom Italia. Il nuovo concessionario CEC PAC di Stato, nei giorni scorsi, ha quindi iniziato a distribuire i propri indirizzi di posta elettronica ai cittadini italiani e ad inserirli nel registro attraverso il quale le pubbliche amministrazioni potranno individuare i “domicili informatici” degli italiani.

Sembra, tuttavia, che in tale registro possano essere iscritti unicamente gli indirizzi targati “Poste” ovvero quelli rilasciati dal concessionario di Stato e non anche tutti gli equivalenti indirizzi di posta elettronica certificata di cui i cittadini italiani già dispongono o disporranno e sui quali, in ipotesi, potrebbero desiderare ricevere anche le comunicazioni da parte della PA. Si tratta di una gravissima limitazione della libertà di domicilio ingiustificata ed ingiustificabile e, in ogni caso, di un’evidente violazione della disciplina relativa all’utilizzo della Posta Elettronica Certificata tuttora vigente che continua a prevedere che il cittadino possa scegliere di utilizzare, nei rapporti con la PA, un indirizzo di Posta Elettronica Certificata ottenuto da un qualsiasi fornitore – e non solo dal concessionario di Stato – e utilizzare indirizzi diversi per ogni procedimento amministrativo. È, dunque, urgente che il Ministro imponga al concessionario pubblico di accettare l’iscrizione nel registro di qualsiasi indirizzo di Posta Elettronica Certificata, restituendo così a tutti i cittadini il diritto di esercitare la propria libertà di elezione di domicilio (informatica).

In tal modo, peraltro, le centinaia di migliaia di professionisti italiani che negli ultimi mesi sono stati “obbligati” a dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata, potrebbero decidere che la Pubblica Amministrazione utilizzi il medesimo indirizzo per le proprie comunicazioni, sottraendosi così al serio rischio di ammalarsi di una pericolosa forma di “schizofrenia domiciliare informatica”, dovuta al fatto di dover gestire – volenti o nolenti – tre o più indirizzi di posta elettronica.

Ma perché a Palazzo Vidoni avrebbero commesso un errore – se di questo si è trattato – tanto grossolano e, comunque, capace di limitare così gravemente la libertà dei cittadini? Temo che la risposta vada ricercata nelle regole del mercato o meglio nella violazione di queste regole che rischia di perpetuarsi se tale situazione non verrà rapidamente risolta.
L’attuale impossibilità per gli utenti dei servizi di Posta Elettronica Certificata erogati da fornitori diversi rispetto al concessionario di Stato Poste italiane, di inserire i propri indirizzi nel registro gestito dallo stesso concessionario, infatti, si traduce in ostacolo alla concorrenza specie sul mercato delle comunicazioni tra PA e cittadini, a tutto vantaggio del concessionario di Stato al quale si è, per questa via, riconosciuto una sorta di nuovo monopolio, almeno di fatto, nella gestione delle comunicazioni elettroniche tra PA e cittadino.

Se si tiene conto che, secondo le dichiarazioni rese a Panorama dallo stesso Amministratore delegato di Poste Italiane, ogni anno dalla Pubblica Amministrazione italiana partono 90 milioni di raccomandate che garantiscono alle Poste 265 milioni di euro, non è difficile comprendere perché l’attuale concessionario della CEC PAC di Stato – già primo concessionario del telegrafo – non abbia comprensibilmente nessuna intenzione di spartire la torta delle raccomandate del XXI secolo con i suoi potenziali concorrenti ovvero con gli altri fornitori di PEC.

Si tratta, tuttavia – almeno sotto il profilo della gestione del registro degli indirizzi dei cittadini italiani e dell’apertura di tale registro anche agli indirizzi forniti dai concorrenti – di una posizione non condivisibile. Il registro va aperto subito perché non vi è alcuna ragione che possa giustificare un trattamento palesemente discriminatorio in danno dei concorrenti del concessionario di Stato e dei consumatori.
L’apertura del registro è un’esigenza giuridica, di mercato e, soprattutto, di politica dell’innovazione: non si può consegnare ancora una volta il Paese ad un monopolista solo per indennizzarlo di una potenziale perdita figlia del progresso e dei tempi che passano.
L’era dell’accesso, come l’ha battezzata Jeremy Rifkin, è bella anche per questo: i monopoli legali e/o di fatto durano meno ed i concorrenti, sul mercato, possono alternarsi alla leadership più velocemente di un tempo.
Se PEC – o CEC PAC – deve essere, che almeno sia garantito il rispetto delle libertà fondamentali dei cittadini e delle regole del mercato.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • silvan scrive:
    Le solite storie.
    Criticare tutto per non fare mai niente. Un sistema così complesso non può funzionare subito perfettamente. Ci vorrà un adeguato lasso di tempo per il suo rodaggio. Tutto e subito è tipico di coloro hanno da criticare comunque e qualunque.
    • guerriglia scrive:
      Re: Le solite storie.
      vero e condivisibile, ma se non si critica un pò, magari andando un pò oltre, le cose si fermano lì...e non migliorano.
  • ephestione scrive:
    Tutte le sòle del sito .gov...
    Eccole riassunte in un bloghttp://www.medico-odontoiatra.it/blog-45-Posta-certificata-gratuita-ovvero-tutti-costretti-a-pagare-la-PECNon solo è uno "standard" (virgolette dovute) nato male, ma viene presentato anche peggio...
  • Roberto scrive:
    E allora continuate a fare i sudditi...
    elemosinando risposte dagli uffici dopo file estenuanti.Salvo qualche intervento che sta con i piedi x terra, solo chiacchiere di dissenso a tutti i costi.Ma avete provato mai a fare qualcosa nella vita? E se la risposta è si, è venuta subito bene?Abbiamo a che fare con la PA, che è il peggior cancro per il nostro Paese (salvo i rari casi in cui c'è chi si impegna x farla funzionare), con molti cittadini che nn hanno dimestichezza con le tecnologie e pubbliche amministrazioni che saranno costrette a passare da fascicoli polverosi a cartelle elettroniche.Bravo Brunetta e bravi quelli che fanno osservazioni sensate su cose migliorabili.Perchè in 1 mondo perfetto la PEC nn serve ;-)Saluti.1 come tanti da 30 anni in lotta con la burocrazia che ora avrà modo LUI di far domande sul perchè 1 pratica CONSEGNATA COMPLETA NN è stata evasa.
    • ephestione scrive:
      Re: E allora continuate a fare i sudditi...
      uhm, il senso del tuo messaggio è: "Ok, la macchina non funziona perché il filtro del gasolio è sXXXXX, la pompa dell'acqua arranca, l'olio è vecchissimo, la distribuzione andava rifatta 5 anni fa...però voi siete tutti ciucci a dire che cambiare i pneumatici è stata una scemenza. La macchina continuerà a non camminare, ma si può dire almeno che la nostra parte l'abbiamo fatta" (sì, spendendo dei soldi per dei pneumatici nuovi che non serviranno a nulla) :)Se ho capito male scusa, ma praticamente l'interpretazione che do al tuo intervento è stata questa.
      • Roberto scrive:
        Re: E allora continuate a fare i sudditi...
        - Scritto da: ephestione
        uhm, il senso del tuo messaggio è: "Ok, la
        macchina non funziona perché il filtro del
        gasolio è sXXXXX, la pompa dell'acqua arranca,
        l'olio è vecchissimo, la distribuzione andava
        rifatta 5 anni fa...però voi siete tutti ciucci a
        dire che cambiare i pneumatici è stata una
        scemenza. La macchina continuerà a non camminare,
        ma si può dire almeno che la nostra parte
        l'abbiamo fatta" (sì, spendendo dei soldi per dei
        pneumatici nuovi che non serviranno a nulla)
        :)
        Se ho capito male scusa, ma praticamente
        l'interpretazione che do al tuo intervento è
        stata
        questa.Useresti oggi 1 telefonino del 90 da portare appresso con la valigia?Probabilmente no, ma la diffusione del suo uso ci ha indotto a modificare le nostre abitudini ed ha migliorato la ns vita.E questo anche se il primo che abbiamo comprato nn era granchè.Per la PEC sarà lo stesso.
        • ephestione scrive:
          Re: E allora continuate a fare i sudditi...
          I paragoni come sempre vanno bene fino ad un certo punto, e oltre lasciano il tempo che trovano... la mia macchina ed il tuo telefonino appunto ;)Mettiamola così, che senso ha usare un cellulare enorme con poca autonomia e in grado di ricevere il segnale solo in italia, e che tra l'altro fa telefonate costose, quando nel resto del mondo ci sono telefoni relativamente piccoli, che possono fare telefonate in tutto il mondo, e senza farti spendere nulla per le singole chiamate?Sto parlando di S/MIME naturalmente.
          • Roberto scrive:
            Re: E allora continuate a fare i sudditi...
            - Scritto da: ephestione
            I paragoni come sempre vanno bene fino ad un
            certo punto, e oltre lasciano il tempo che
            trovano... la mia macchina ed il tuo telefonino
            appunto
            ;)
            Mettiamola così, che senso ha usare un cellulare
            enorme con poca autonomia e in grado di ricevere
            il segnale solo in italia, e che tra l'altro fa
            telefonate costose, quando nel resto del mondo ci
            sono telefoni relativamente piccoli, che possono
            fare telefonate in tutto il mondo, e senza farti
            spendere nulla per le singole
            chiamate?
            Sto parlando di S/MIME naturalmente.http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2874483&m=2876059#post
          • Roberto scrive:
            Re: E allora continuate a fare i sudditi...
            - Scritto da: Roberto
            - Scritto da: ephestione

            I paragoni come sempre vanno bene fino ad un

            certo punto, e oltre lasciano il tempo che

            trovano... la mia macchina ed il tuo telefonino

            appunto

            ;)

            Mettiamola così, che senso ha usare un cellulare

            enorme con poca autonomia e in grado di ricevere

            il segnale solo in italia, e che tra l'altro fa

            telefonate costose, quando nel resto del mondo
            ci

            sono telefoni relativamente piccoli, che possono

            fare telefonate in tutto il mondo, e senza farti

            spendere nulla per le singole

            chiamate?

            Sto parlando di S/MIME naturalmente.

            vedi sopra: Il meglio è nemico del bene
          • ephestione scrive:
            Re: E allora continuate a fare i sudditi...
            - Scritto da: Roberto
            vedi sopra: Il meglio è nemico del benequindi dici che è inutile rivolgersi al meglio se hai già il bene? (che poi definire "bene" la pec... è coraggioso :D )Abbasso il progresso?Fossilizziamoci su un sistema che arranca quando ne esistono di funzionanti e gratuiti già altrove? ;)Oppure ho capito male quello che intendevi?
  • mpenco scrive:
    Ma nessuno si è accorto che...
    Esiste un alternativa alla PEC quella stabilita dall' Legge 28 gennaio 2009, n. 2 che allart. 16/6 recita analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrita' del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilita' con analoghi sistemi internazionali. che racchiude tutto in un solo sistema il protocollo S-mime usato ed interoperabile in tutto il mondo non si capisce perché si insista a ricorrere ad un sistema che non potrà fare altro che dare problemi a tutti. Purtroppo con successivo provvedimento LEGGE 18 giugno 2009 , n. 69 art 35/1 si congela il tutto con il solito paletto del regolamento ancora non redatto Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo adotta, ai sensi dellarticolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, un regolamento recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, anche al fine di garantire linteroperabilità del sistema di posta elettronica certificata con analoghi sistemi internazionali. Quindi se da un lato risulta chiaro che è la PEC che dovrà essere resa interoperabile con gli altri sistemi ed è quindi una palese ammissione della mancanza del requisito basililare affinchè il sistema funzioni da un altro non si capisce come un regolamento possa cambiare una tecnologia.
  • paoloholzl scrive:
    Il meglio è nemico del bene
    Si possono fare mille critiche spesso più che giustificate a come il sistema è stato implementato.Personalmente sono estremamente più contento che ci sia la PEC con tutti i suoi limiti piuttosto che che non ci sia nulla, anzi direi ERA ORA!Pendiamolo come un inizio perfettibile.Nasce nella pubblica amministrazione italiana il principio di 'responsabilità' e questo non potrà che far bene.Tempo un anno e a mio parere i risultati saranno evidenti.Sono stufo di andare negli uffici a scrivere moduli per dire che io sono io, poi se mi sbaglio a compilarli magari mi fanno pure multa.Non capisco poi perché qualcuno scarichi Ubuntu il primo giorno di uscita e capisca l'intasamento senza lamentarsi, e per la PEC esiga banda e server nei primi due minuti.Io ho aspettato un po dal 26, ieri sono andato in posta e ho fatto tutto senza problemi.La PEC è una iniziativa sicuramente perfettibile e criticabile ma a mio parere va ampiamente sostenuta, in particolare da noi informatici che sappiamo che mattone fondamentale sia per tutto quello che ne può derivare.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 04 maggio 2010 09.36-----------------------------------------------------------
    • andy61 scrive:
      Re: Il meglio è nemico del bene
      è bello essere ottimisti, ma quando la gente gioca a fare gli esperimenti con i tuoi soldi, forse gradiresti un po' più di attenzione e parsimonia.Penso che pochi bilanci familiari vengano gestiti male come quelli dello stato; tu avresti dato ai tuoi figli un tuo stipendio dicendogli di inventare un francobollo più costoso di quello che puoi comperare dal tabaccaio?Tieni conto che i 50 milioni corrispondono circa allo stipendio di un anno di 2000 operai che hanno perso il lavoro ...Esistendo tecnologie standard già consolidate, spendere (tanto per cominciare) 50 milioni (equivalenti a 100 miliardi delle care vecchie lire) per mettere in piedi un server di posta, tutto escluso (marche temporali, etc.) suona un po' male, tenendo conto che il referent dell'iniziativa, onorevolissimo ministro Brunetta, di soldi in consulenze di superprofessionisti ne ha spesi a vagonate (e se non lo ha fatto, è un incosciente, sempre con i nostri soldi, naturalmente).Purtroppo questa è una di quelle tipiche situazioni in cui la soluzione tecnica è condizionata da scelte commerciali fatta a priori (qualunque project manager può certamente narrare una pletora di casi in cui gli è stato detto: 'devo vendere questo: inventati qualcosa', piuttosto che farsi proporre la soluzione migliore, e poi cercare di vestirla commercialmente.)In questo caso qualcuno deve aver detto a Brunetta che occorreva far avere alle Poste ed a Telecom un appalto ultramilionario, e Brunetta ha dovuto inventarsi per forza di cose qualcosa che non esistesse già sul mercato a costi ridicoli (altrimenti come avrebbe potuto giustificare l'importo dell'appalto?).... come si dice? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca ...
      • paoloholzl scrive:
        Re: Il meglio è nemico del bene

        ... come si dice? A pensare male si fa peccato,
        ma spesso ci si azzeccaE' una valutazione sulla quale posso concordare, ma queste cose le lascio decidere alla magistratura (nella quale comunque confido poco), se mi serve un ponte voglio il ponte, se poi al costruttore chiedono il pizzo è un problema, ma intanto datemi il ponte.Si sconfina un po nella filosofia.Per il resto ci sono soluzioni gratuite con firme pgp ecc. che pure io ho da tempo implementato, ti garantisco che la PEC anche uno sfigato è in grado di farla partire, firma digitale e quant'altro non è proprio una passeggiata anche se il risultato è su un piano totalmente diverso.Le difficoltà a far partire servizi di questo tipo su persone che non solo sono 'a digiuno', ma spesso remano contro non sono da sottovalutare ed hanno pure queste un costo.Come dico cominciamo da qui, da noi dicono 'piuttost che nient l'è mei piuttost' (piuttosto che niente è meglio piuttosto).Intanto è stato approcciato il problema ... fino ad oggi nessuno aveva cercato di farlo partire su scala nazionale
        • acido scrive:
          Re: Il meglio è nemico del bene
          Guarda, far partire la PEC ad un utente è sì facile, ma farle rispettare tutte le normative collegate (lettura obbligatoria, protocollazione negli enti pubblici, archiviazione) è comunque una procedura complessa. Dire che quindi sia stata preferita a PGP per "semplicità" mi sembra fuori luogo. Anche perché se proprio PGP o S/MIME sono tanto ostici per l'utente, poteva essere il provider stesso a gestire chiavi e certificati per conto dell'utente, tramite webmail.E avremmo avuto una soluzione STANDARD, INTEROPERABILE, aperta a tutti i provider e non solo ai 4 amici di Brunetta. Sarebbe funzionata in tutto il mondo, non avrebbe spillato altri soldi ai contribuenti.Sarebbe stato semplicemente una SCELTA di standard esistenti, e non la creazione di un immensa macchina mangiasoldi burocratica. Come al solito potavano fare una cosa semplice, ma i Burocrati, e in particolare il Burocrate Brunetta, ha creato il solito complessissimo mostro che non fa altro che riversare altre valangate di nostri soldi verso i soliti enti noti.
          • paoloholzl scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene

            Come al solito potavano fare una cosa semplice,
            ma i Burocrati, e in particolare il Burocrate
            Brunetta, ha creato il solito complessissimo
            mostro che non fa altro che riversare altre
            valangate di nostri soldi verso i soliti enti
            noti.Ripeto concordo che tecnicamente potevano esserci soluzioni sicuramente più condivisibili, sono altrettanto convinto che qualcuno ci avrà guadagnato sopra e ci guadagnerà sopra ...ma almeno qualcuno ha cominciato (in un mondo in cui tutti se ne sono sbattuti fino ad oggi non è da sottovalutare) ... starà a noi tecnici 'rompere le p...' per renderlo più sensato.intanto c'è qualcosa di scadente (e costosissimo) dove non c'era nulla, visto che è un tassello fondamentale ... meglio che niente!
          • shevathas scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene
            - Scritto da: acido
            Guarda, far partire la PEC ad un utente è sì
            facile, ma farle rispettare tutte le normative
            collegate (lettura obbligatoria, protocollazione
            negli enti pubblici, archiviazione) è comunque
            una procedura complessa. quello devono farlo le PA, alla fine in attesa di dotarsi di strumenti più appropriati possono tranquillamente stampare il messaggio e protocollarlo come se fosse stato una qualsiasi altra comunicazione. Cosa che fanno da almeno un centinaio di anni.
            Dire che quindi sia
            stata preferita a PGP per "semplicità" mi sembra
            fuori luogo. con PGP come puoi dimostrare l'avvenuto invio del messaggio ? la pec oltre a dimostrare l'identità del mittente deve dimostrare anche che tale messaggio è stato inviato. Ecco perché si usano le raccomandate e non le semplici lettere qualora, ad esempio nel caso di disdetta di un affitto, ci sia necessità di dimostrare l'invio della comunicazione.
            Anche perché se proprio PGP o S/MIME
            sono tanto ostici per l'utente, poteva essere il
            provider stesso a gestire chiavi e certificati
            per conto dell'utente, tramite
            webmail.distinguiamo le due cose: uno è il garantire l'autenticità del messaggio e l'altro è garantire la consegna corretta del messaggio all'indirizzo di destinazione.
            Come al solito potavano fare una cosa semplice,
            ma i Burocrati, e in particolare il Burocrate
            Brunetta, ha creato il solito complessissimo
            mostro che non fa altro che riversare altre
            valangate di nostri soldi verso i soliti enti
            noti.non per fare il bastian contrario ma la tua analisi del problema mi sembra troppo semplicistica.
          • paoloholzl scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene
            Giusto per chiarire io sarei stato per una soluzione che preveda PGP e la certificazione.In pratica gli scopi da perseguire dovrebbero essere:Sicurezza del mittente.Sicurezza del destinatario.Riproducibilità del documento che il mittente ha inviato al destinatario.Certezza nei tempi di spedizione e ricezione.Certezza che il documento arrivi a certificatore e destinatario 'integro'.Come vedi la PEC non risolve certo tutto, ma risolve molto più che una normale mail.
          • acido scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene

            distinguiamo le due cose: uno è il garantire
            l'autenticità del messaggio e l'altro è garantire
            la consegna corretta del messaggio all'indirizzo
            di
            destinazione.Mi spiego meglio: se PGP non basta, è sufficiente attingere a qualche altro standard, o al limite definirne uno nuovo. Che sia aperto a tutti, e non riservato agli amici del politicone di turno.E' la filosofia di base che è sbagliata: internet ha avuto un grande sviluppo perchè definisce solo PROTOCOLLI, cioè come si devono parlare tra di loro le applicazioni, proprietarie o no.Questa PEC invece definisce semplicemente un salottino di "attori" i quali hanno l'esclusiva di fare andare un certo tipo di infrastruttura.E' un po' lo stesso discorso dei formati di dati aperti contro applicazioni proprietarie: se scelgo una applicazione proprietaria (leggi Word) mi lego le mani a Microsoft, al suo formato, alle sue versioni, alle sue licenze, all'illeggibilità a lungo termine dei dati. Se scelgo un formato dati ben documentato (leggi ODF, o PDF o XML o quello che volete), invece viaggio su un terreno meno pericoloso e più fertile per nuovi progetti.Questa filosofia, dai vari governi (dove protocollo ha un altro significato :)) non è mai stato capito. Si continua imperterriti a scegliere "soluzioni" invece che formati o protocolli.E' come se domani dicessimo "dimenticatevi l'italiano, potete parlare il dialetto che vi pare, poi quando non saprete più parlare italiano, lo stato A VOSTRE SPESE vi comprerà il traduttore simultaneo del granproduttore XYZK che vi permetterà di capirvi gli uni e gli altri".Ripeto: soluzioni proprietarie contro protocolli/formati aperti.Terreno accidentato contro terreno fertile.


            Come al solito potavano fare una cosa semplice,

            ma i Burocrati, e in particolare il Burocrate

            Brunetta, ha creato il solito complessissimo

            mostro che non fa altro che riversare altre

            valangate di nostri soldi verso i soliti enti

            noti.

            non per fare il bastian contrario ma la tua
            analisi del problema mi sembra troppo
            semplicistica.In poche righe mica posso scrivere tutto...
          • paoloholzl scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene

            Mi spiego meglio: se PGP non basta, è sufficiente
            attingere a qualche altro standard, o al limite
            definirne uno nuovo. Che sia aperto a tutti, e
            non riservato agli amici del politicone di
            turno.Se vai sul mio blog http://blog.holzl.it vedrai che da sempre lotto per i temi di cui parli, qui però la questione dei protocolli non è la principale anche se è importante.Un sistema di attestazione di questo tipo passa inevitabilmente per dei 'certificatori', si potrà discutere su come sono stati selezionati ma sono inevitabili.Poi quello dei protocolli aperti è un problema grave, giusto ma consoliamoci ... oggi le cose vanno su questo fronte molto meglio di qualche anno fa.Quando partecipo a dibattiti e conferenze mi rendo conto che il messaggio sui formati liberi (al quale sempre accenno) ha già fatto una certa presa.Come dico, se ho bisogno del ponte non sono disposto ad aspettare che si risolva il problema degli appalti pilotati per averlo.Poi la magistratura e la legislazione farà il suo corso ma voglio il ponte.
        • gelty scrive:
          Re: Il meglio è nemico del bene

          Come dico cominciamo da qui, da noi dicono 'piuttost che nient
          l'è mei piuttost' (piuttosto che niente è meglio piuttosto).In questo caso sarabbe stato meglio niente, guarda.Non so se hai capito come funziona la cosa:gia' la PEC e' una porcheria (praticamente una raccomandata per cui e' il postino che firma per te, poi se la leggi la leggi, altrimenti ca...voli tuoi). Una PEC castrata e' una porcheria di una porcheria, visto che mi costringe ad avere un altro "domicilio elettronico" da controllare. E per questo sono stati speso 50 MILIONI DI EURO, mica bruscolini.
          Intanto è stato approcciato il problema ... fino ad oggi nessuno
          aveva cercato di farlo partire su scala nazionaleE meno male...
        • andy61 scrive:
          Re: Il meglio è nemico del bene
          è bello essere ottimisti, ma occorre anche essere un po' pratici, soprattutto con i soldi degli altri.fermo restando che la CEC-PAC non è il primo approccio alla comunicazione digitale, in quanto, almeno in Lombardia, la gente è già dotata, senza saperlo, di una smart card con cui potrebbe tranquillamente firmare documenti, il fatto di adottare soluzioni che si sà già in anticipo che andranno a morire, sia per la non interoperabilità con il resto del mondo (ma anche con il resto dell'Italia, visto che non è una PEC), significa posticipare l'evoluzione e buttare soldi.Tanto per fare una foto al portafogli degli italiani, guardiamo un po' cosa di troviamo dentro:- tessera sanitaria (è una smart-card) (~50 ?);- patente (è un plasticone inutilizzabile dal punto di vista informatico, e quindi sono soldi buttati);- carta d'identità elettronica;- smart card per la firma dei documenti digitali (~50);ai costi di cui sopra andiamo ad aggiungere:- 50 milioni per le CEC-PAC;- 6/anno per la PEC obbligatoria per legge per aziende e professionisti, oltre che necessaria se vogliamo eliminare le raccomandate;- 50 per una smart card per poter firmare i documenti che trasmettiamo;- ~0.30 a marca temporale, per lotti minimi di alcune centinaia (anche se dobbiamo mandare una sola raccomandata);In pratica sei ancora convinto che Brunetta si sia mosso nell'interesse degli italiani, e non di Poste+Telecom?Un ministro che vuole davvero innovare e semplificare avrebbe dovuto come minimo:- basarsi su standard aperti ed interoperabili con il resto del mondo;- unificare tutta la plastica che abbiamo nel portafogli in un'unica tessera con cui accedere a tutti i servizi della PA (e non solo);- aprire alla concorrenza, invece che creare l'ennesimo monopolio a cui, per di più, i soldi sono stati dati anticipati, d'ufficio, anche a fronte di un mancato utilizzo da parte dei cittadini.
          • paoloholzl scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene
            - Scritto da: andy61
            è bello essere ottimisti, ma occorre anche essere
            un po' pratici, soprattutto con i soldi degli
            altri.

            fermo restando che la CEC-PAC non è il primo
            approccio alla comunicazione digitale, in quanto,
            almeno in Lombardia, la gente è già dotata, senza
            saperlo, di una smart card con cui potrebbe
            tranquillamente firmare documenti, il fatto di
            adottare soluzioni che si sà già in anticipo che
            andranno a morire, sia per la non
            interoperabilità con il resto del mondo (ma anche
            con il resto dell'Italia, visto che non è una
            PEC), significa posticipare l'evoluzione e
            buttare
            soldi.

            Tanto per fare una foto al portafogli degli
            italiani, guardiamo un po' cosa di troviamo
            dentro:
            - tessera sanitaria (è una smart-card) (~50 ?);
            - patente (è un plasticone inutilizzabile dal
            punto di vista informatico, e quindi sono soldi
            buttati);
            - carta d'identità elettronica;
            - smart card per la firma dei documenti digitali
            (~50);

            ai costi di cui sopra andiamo ad aggiungere:
            - 50 milioni per le CEC-PAC;
            - 6/anno per la PEC obbligatoria per legge per
            aziende e professionisti, oltre che necessaria se
            vogliamo eliminare le
            raccomandate;
            - 50 per una smart card per poter firmare i
            documenti che
            trasmettiamo;
            - ~0.30 a marca temporale, per lotti minimi di
            alcune centinaia (anche se dobbiamo mandare una
            sola
            raccomandata);

            In pratica sei ancora convinto che Brunetta si
            sia mosso nell'interesse degli italiani, e non di
            Poste+Telecom?

            Un ministro che vuole davvero innovare e
            semplificare avrebbe dovuto come
            minimo:
            - basarsi su standard aperti ed interoperabili
            con il resto del
            mondo;
            - unificare tutta la plastica che abbiamo nel
            portafogli in un'unica tessera con cui accedere a
            tutti i servizi della PA (e non
            solo);
            - aprire alla concorrenza, invece che creare
            l'ennesimo monopolio a cui, per di più, i soldi
            sono stati dati anticipati, d'ufficio, anche a
            fronte di un mancato utilizzo da parte dei
            cittadini.Concordo su molto di quanto dici ma non sulle soluzioni.L'iniziativa non è certo la prima ma è la prima nazionale.La Lombardia è da un pezzo che si è mossa, erano presenti anche in SMAU, il problema è sempre uno, se lo Stato centrale non si muove le rivoluzioni nascono dal basso.Quando finalmente il monolito si muove vanifica quasi sempre tutte le altre iniziative, anche se fatte meglio.E' il problema di tutte le centralizzazioni di soluzioni nate 'nella periferia', vale per lo Stato, per i dipartimenti delle università, per i reparti delle aziende ecc.La soluzione ... il sistema centrale si deve muovere per tempo.Già ... e se non lo ha fatto?La 'periferia' si organizza da sola pur sapendo che sta per generare qualcosa che spesso verrà buttato, e qui ci sta di tutto di più, motivazioni etiche 'devo avere una cosa che mi serve e non mi danno' o meno 'devo far girare dei soldi', 'devo inventarmi un lavoro per qualcuno' oppure 'devo farmi bello' (il tutto a spese del cittadino).Ed ecco che sulla firma digitale (su mille varianti) si sono mossi un po tutti, le USL, le Camere di Commercio, le Provincie, le Regioni ecc. ecc.Il Governo arriva tardi e gli effetti sono proprio quelli che dici tu.Poi magari quando arriva, arrivasse a unificare il tutto, arriverebbe il governo dopo a distruggere e si riparte da zero.Ci vorranno anni e salteranno fuori mille altre certificazioni.Hai ragione su molto, ma non penso oggi esistano alternative a generare la soluzione centralizzata (bella o brutta che sia), ma occorre il coraggio e la capacità di imporla.Poi c'è tutto il tempo di correggerne debolezze e storture.Per passare un sistema di questo tipo ai cittadini occorre un sistema capillare e riconosciuto come 'accertatore credibile', quindi penso che le Poste siano inevitabili, forse ci potevano stare anche le Banche (ma occorreva in qualche modo pagarle).
          • andy61 scrive:
            Re: Il meglio è nemico del bene
            sull'approccio periferia/centro, onestamente io fossi dirigente di una struttura periferica con il problema della firma digitale, in primo luogo mi relazionerei con i miei omologhi sul territorio, per sentire cosa hanno fatto ed affrontare possibilmente insieme il problema (economie di scala?).Secondo passo: se investo su uno strumento (come può essere una smart card e sulla sua distribuzione ai cittadini) provo anche a sentire altri enti pubblici che potrebbero beneficiare dell'autenticazione digitale degli utenti (i comuni?), e via così, in cascata.... le banche devono essere pagate? è vero, ma la smart card che ci dà la Regione Lombardia non piove mica gratis dal cielo; i cittadini la pagano, ma non in contanti.Puoi dirmi che con il senno di poi tutto è facile; d'altra parte so come lavoro, e so che altri progetti che ho affrontato (non così grandi, certo, ma non è la dimensione che conta) li ho approcciati in questo modo, e le soluzioni che ho pensato sono andate a baneficio anche di altri, oltre che del mio cliente diretto.Questo porta, ovviamente, un ritorno di immagine ed una più rapida accettazione ed adozione della soluzione proposta, in quanto più utenti la usano, maggiore è il beneficio che ne torna a tutti.
  • anonimo scrive:
    dilettanti allo sbaraglio
    Posta Certificat@ non è veramente interoperabile con la PEC e anche costosa. Monopolio per i servizi aggiuntivi.tutto più semplice se si fosse deciso per un contributo di 5 euro e poi ogni citttadini si sceglieva il fornitore che voleva.per quanto riguarda l'interoperabilità le caselle Posta Certificat@ possono scrivere solo a caselle PEC presenti in indicepa.gov.it quindi se viene attivato un nuovo indirizzo da parte di una Pubblica Amministrazione occrre attendere che l'indice si aggiorni. Per semplificare la consultazione degli indirizzi c'è anche il sito paginepecpa.gov.it però non è aggiornato in tempo reale con l'indicePA e non riporta tutti gli indirizzi. Saranno problemi risolvibili ma sembra che invece di fare le cose per bene ci sia buttati allo sbaraglio con il solo obiettivo di non contraddire BrunettaNell'intenzioni del Ministro la PEC dovrebbe sostituire gli sportelli ma le Pubbliche Amministrazioni hanno predisposto le postazioni di sportello virtuale ? Perchè usare la PEC se si possono avere servizi via web ? ci saranno casi che occorre andare sul web per scaricare un modulo che si potrebbe complilare on-line e poi si deve scrivere una PEC e aspettare che la PA risponda stesso mezzo.130.000 caselle PEC sono nulla in confronto a 60.000.000 di cittadini, possiamo parlare di sucXXXXX quando le caselle PEc saranno 30.000.000 e si tratterebbe solo dell'inzio.
  • Francesco Akira scrive:
    ???
    Ma quindi io non potrei comunicare con la pec di postacertificata.gov.eu con con quella di un altra persona che non sia dello stesso tipo ??? (es. una di aruba @pec.it) e tra me e un altro soggett che anche lui ha attivato la pec gratis di Brunetta ??? mah .. spero di aver capito male ....
    • Maestro Miyagi scrive:
      Re: ???
      No, hai capito bene, perché non è una PEC vera e propria, ma una versione castrata che ti impedisce di comunicare (con valore legale di raccomandata) con altri privati
      • nemo230775 scrive:
        Re: ???
        be non dimentichiamoci che ogni iniziativa italiana legata al www finisce cosi' :Phttp://www.youtube.com/watch?v=shGxH0pN0CM
  • echoesp1 scrive:
    Modello "italiano"
    Senza nulla togliere al normale ed ovvio corso della tecnologia, e tralasciando i soldi spesi per il servizio, il vero problema della P.E.C. è... la stessa P.E.C.!Le regole tecniche di formato sono vergognose; la stessa normativa che regola la P.E.C è lacunosa e non rispetta appieno le Direttive Europee.E poi consideriamo le comunicazioni con le P.A. che necessitano delle marche da bollo o dei diritti di segreteria: bisogna sempre ricordarsi che la P.E.C. è come la raccomandata, quindi garantisce il trasporto e non il contenuto.Detto questo la mia paura è che servirà più a notificare dalla P.A. al privato che il contrario: e solitamente quando si ricevono le notifiche non sono mai belle notizie...
    • Maestro Miyagi scrive:
      Re: Modello "italiano"
      Il problema è che l'Unione Europea fa schifo ...Non ha ancora dato una risposta al ricorso sull'applicazione italiota della firma digitale di diversi anni fa, figurati se interviene sulla PEC (dichiarata dal sor ministro un modello da esportare nel mondo come standard) :-/
    • Redpill scrive:
      Re: Modello "italiano"
      - Scritto da: echoesp1
      Senza nulla togliere al normale ed ovvio corso
      della tecnologia, e tralasciando i soldi spesi
      per il servizio, il vero problema della P.E.C.
      è... la stessa
      P.E.C.!
      Le regole tecniche di formato sono vergognose; la
      stessa normativa che regola la P.E.C è lacunosa e
      non rispetta appieno le Direttive
      Europee.
      E poi consideriamo le comunicazioni con le P.A.
      che necessitano delle marche da bollo o dei
      diritti di segreteria: bisogna sempre ricordarsi
      che la P.E.C. è come la raccomandata, quindi
      garantisce il trasporto e non il
      contenuto.
      Detto questo la mia paura è che servirà più a
      notificare dalla P.A. al privato che il
      contrario: e solitamente quando si ricevono le
      notifiche non sono mai belle
      notizie...Infatti già si sa che se la PA ti manda una email tramite PEC (avendo tu registrato un indirizzo) è sufficiente la semplice ricezione nella casella. Non serve che tu abbia letto, solo averla ricevuta equivale a notifica avvenuta. Come se ti mandassero una raccomandata e tu la ricevessi senza firmare...
      • shevathas scrive:
        Re: Modello "italiano"

        Non serve che tu abbia letto, solo averla
        ricevuta equivale a notifica avvenuta. Come se ti
        mandassero una raccomandata e tu la ricevessi
        senza
        firmare...anche per le raccomandate classiche la comunicazione è da intendersi notificata quando la raccomandata o viene ricevuta oppure viene spedita indietro per avvenuta giacenza. Il caso che prospetti tu è l'equivalente all'avvenuta giacenza: la PA ha consegnato la comunicazione, poi è stato il destinatario a non volerla scaricare/leggere e sarà lui che ne subirà le conseguenze.
        • Tony da Roma scrive:
          Re: Modello "italiano"
          - Scritto da: shevathas
          anche per le raccomandate classiche la
          comunicazione è da intendersi notificata quando
          la raccomandata o viene ricevuta oppure viene
          spedita indietro per avvenuta giacenza. Il caso
          che prospetti tu è l'equivalente all'avvenuta
          giacenza: la PA ha consegnato la comunicazione,
          poi è stato il destinatario a non volerla
          scaricare/leggere e sarà lui che ne subirà le
          conseguenze.Comunque se ne può sempre disconoscere il contenuto.Ci sono diverse sentenze al riguardo.Tony
          • shevathas scrive:
            Re: Modello "italiano"

            Comunque se ne può sempre disconoscere il
            contenuto.in che senso ?
  • djechelon scrive:
    MARCA TEMPORALEEEEEEEE
    Vorrei ricordare che OLTRE ALLA FIRMA DIGITALE è necessario anche apporre la MARCA TEMPORALE ai documenti firmati.Poste vende le marche temporali a 0.65 l'una, E SOLO IN PACCHETTI DA 1000.Cioè se io in tutta la mia vita dovrò al massimo mandare 10 o 20 comunicazioni ufficiali firmate e timestampate devo comunque comprare 650 di marche temporali!!!Ri-vergogna!La mia firma digitale ho deciso di non rinnovarla perchè non è neanche compatibile con i software commerciali come Acrobat e Word (oddio Word... firma il documento sì, ma non può apporre marca temporale comunque)
    • benzinasulfuoco scrive:
      Re: MARCA TEMPORALEEEEEEEE
      con aruba 100 marche 12 euro
    • anonimo scrive:
      Re: MARCA TEMPORALEEEEEEEE
      Negli altri paesi dell'UE la carta d'identità elettronica è rilasciata gratuitamente e contiene la firma digitale. Le carte degli altri Paesi UE sono anche interoperabili con i servizi offerti dai diversi paesi UE.Ma in Italia sempre strade diverse ?
  • Brunetta scrive:
    XXXXXXX
    Brunetta prima di promettere i numeri della PEC dovrebbe dare i numeri del terremoto in Abruzzo come a suo tempo promesso.Buffone !!!!!
  • Gennaro La Quaglia scrive:
    Vergogna
    Il direttore di un ufficio postale mi ha negato lattivazione della casella adducendo a falsi problemi tecnici. Il pomeriggio dello stesso giorno ho incontrato il direttore di un altro ufficio postale e costui mi ha negato lesistenza di questi problemi. Il direttore del primo mi aveva fatto vedere una circolare che specificava questi problemi, ma laltro direttore non laveva ricevuta. Inoltre sempre da questo ho saputo che il giorno stesso ad un dottore era stata attivata la casella. Ho chiamato al numero verde delle poste dove mi hanno detto di non sapere di nessun problema tecnico, ho presentato reclamo.
  • Star scrive:
    Una pagliacciata...
    Lunedì:Il sito non è raggiungibile fino alle 10.30.Appena prende a funzionare effettuo l'inserimento dei dati nella prima maschera e seppur con lentezza va a buon fine. Inserisco i rimanenti dati nella seconda maschera e l'invio apparentemente non va a buon fine (pagina di errore generica).Riprovo più tardi e già dalla prima maschera mi dice che risulto già registrato... peccato che non essendo andato a buon fine la prima volta non conosco neppure la mia USER-ID.La sera chiamo il call-center che miracolosamente risponde e mi dicono che i dati ci sono tutti e devo solo recarmi il giorno dopo alle Poste... ma non sanno dirmi qual'è la mia USER-ID.Martedì:Mi reco alle Poste vicino a dove lavoro e svolgono tutte le pratiche del caso (fotocopie dei documenti, firma dei moduli ecc...), poi mi dicono che risulto inserito... ma neppure loro sanno darmi la mia USER-ID e nel modulo da firmare non compare alcun riferimento ad essa.Mercoledì:Mi arriva una e-mail all'indirizzo di posta normale che FORTUNATAMENTE avevo specificato come indirizzo dove ricevere eventuali segnalazioni (arrivo nuovi messaggi ecc...) nel quale mi comunicano l'avvenuta registrazione della casella e specificano anche lo USER-ID... che ovviamente è qualcosa di ostrogoto in quanto solitamente è nome.cognome ma poiché sia il mio nome che il mio cognome sono stranieri e contengono caratteri speciali questi sono stati completamente rimossi (un sistema fatto bene avrebbe dovuto convertirli in caratteri ASCII standard)... ma almeno è un indirizzo valido.Collegandomi al sito riesco a fare il login (miracolo) ma mi dicono che la casella non è abilitata perché devo recarmi alle Poste (ma non ero già andato il giorno prima ???).Giovedì:Non sono ancora abilitato... chiamo il numero verde e mi dicono che di solito entro 24 ore e comunque non oltre 5 giorni le Poste comunicano i dati e di portare pazienza.(lascio passare il fine settimana)Oggi:Non mi hanno ancora abilitato la casella.Son già passato dall'ufficio delle poste dove fin da martedì scorso ho firmato i moduli per l'attivazione e mi hanno detto che loro fin da subito hanno fatto tutto quello che dovevano fare ed in teoria dovrei essere abilitato... ma l'efficientissimo sito voluto da Brunetta sembra non essere dello stesso parere (rotfl)Che buffoni... siam proprio in Italia.
  • Ale Bou scrive:
    Ma dal lato aziendale ?
    E' diverso tempo che leggo interessato all'innovazione proposta dal Ministro.Ma una cosa mi sconcerta.Il focus è continuamente portato sul cittadino.Ma per quanto riguarda l'altra faccia della medaglia ossia la PA ?Opero in una grossa Azienda della PA (3500 dipendenti) nel nord Italia.Nessuno, dico NESSUNO, ad oggi (dai Direttori dipartimentali ai responsabili dell'ICT) hanno avuto alcun avviso o conoscono le procedure per attivare le PEC in ambito aziendale. A chi vanno date (le segretarie ? i Direttori ? tutti i dipendenti ?), come, quando, a chi e come rispondere...Onestamente mi sembra solo un modo per sperperare 50 mln di euro di noi cittadini (a vantaggio dei soliti noti).Bella mossa pubblicitaria ma nulla più. E molto costosa per giunta.Il solito pasticciaccio all'italiana.
  • voyager6 scrive:
    Re: porcheria all'italiana
    ma volete mettere quanto rende la sparata publicitaria "ho dato la pec a tutti?"... rende in termini di consenso ed elettorali.Poi come PI ha già fatto notare più di una volta forse prima di dare la CEC PAC a tutti sarebbe il caso di fare arrivare la banda larga a tutti.Ma gli spot elettorali rendono di più.. e tanto paghiamo noi.P.S.: io sono un fannullone dipendente pubblico.... però con la mia mail non certificata ho evitato a tanti utenti le code!
  • mpenco scrive:
    Registrarsi al sito non è avere la PEC
    Rimango esterrefatto dalla approssimazione di tutto quanto attiene la PEC di certificato non c'è proprio nulla neanche i dati sulla affluenza al sito mi spiego meglio:1) passi il fatto che il sito sia stato sovraccarico rimane comunque strano che due colossi come Poste Italiane e Telecom stante gli annunci del Ministro 50 milioni di PEC abbiano predisposto un acXXXXX ed un sito da dilettanti??!!2) Il fatto di non fornire dati esatti mentre questi dovrebbero essere pubblici è sconcertante , basterebbe un semplice contatore di accessi positivi cioè di quelli che hanno completato il form on-line di adesione alla PEC ma neanche questo è stato fatto e allora si ritorna alle cifre fornite qua e la dal Ministro da Poste e da Telecom che senso ha tutto questo mi sembrano tanto i numeri a lotto da noi già ampiamente denunciati nel nostro BLOG ripetutamente http://www.cittadininternet.it/?p=430 .3) In finale poi non è detto che tutti coloro che si registrano al sito web vadano poi a ritirare la PEC visto che malgrado tutte le asserzioni del Ministro la fila si dovrà fare per forza.INSOMMA a ragione Guido Scorza DILETTANTI ALLO SBARAGLIO ma anche peggio !!
    • voyager6 scrive:
      Re: Registrarsi al sito non è avere la PEC
      aggiungo anche che non trovo statistiche da nessuna parte!!
      • mpenco scrive:
        Re: Registrarsi al sito non è avere la PEC
        NON le troverai mai a meno che non facciamo la rivoluzione basta non fare la PEC
    • djechelon scrive:
      Re: Registrarsi al sito non è avere la PEC
      No guarda... la fila una volta sola è giusto che si faccia. Cacchio, bisogna essere sicuri che tu sia davvero tu, e occorre identificarti una volta sola.L'obiettivo (teorico) è quello di non identificarti mai più di persona. Consideralo un ultimo pellegrinaggio a La Mecca (si fa una volta nella vita e poi basta)
      • mpenco scrive:
        Re: Registrarsi al sito non è avere la PEC
        Ci sono i mezzi e le leggi per autenticarsi on-line non serviva proprio mettere su tutto questo sistema se non darlo alle Poste la controprova è che Aruba ad esempio Gestore accreditato da CNIPA ora Digipa come Poste non richiede di andare da nessuna parte è la PEC si ottiene on-line
  • PECorinoDOC scrive:
    Testata...ma....
    Fatta la procedura 3 giorni fa ma deve ancora arrivarmi niente nell'email che mi dice su come proseguire, risultato, sono fermo.ALLA FACCIA !!
    • Schifato scrive:
      Re: Testata...ma....
      Anche io!!!Ormai sono giorni che si aspetta... Siamo nel 2010, nelpieno dell'era di Internet... Ed una semplice attivazionesembra impiegare un'eternità...Meditate gente ;-)- Scritto da: PECorinoDOC
      Fatta la procedura 3 giorni fa ma deve ancora
      arrivarmi niente nell'email che mi dice su come
      proseguire, risultato, sono
      fermo.

      ALLA FACCIA !!
  • Marcello scrive:
    PEC
    Colegatomi al sito con Chrome non c'è verso di iscriversi continua a ripropormi la pagina vuota dicendomi :Nome e' obbligatorioCognome e' obbligatorioSesso e' obbligatorioData di nascita e' obbligatorioCodice fiscale e' obbligatorioNazione di nascita e' obbligatorioMa Brunetta chi è che crede di prendere in giro ?
    • Alessio scrive:
      Re: PEC
      - Scritto da: Marcello
      Colegatomi al sito con Chrome non c'è verso di
      iscriversi continua a ripropormi la pagina vuota
      dicendomi
      :
      Nome e' obbligatorio
      Cognome e' obbligatorio
      Sesso e' obbligatorio
      Data di nascita e' obbligatorio
      Codice fiscale e' obbligatorio
      Nazione di nascita e' obbligatorio
      Ma Brunetta chi è che crede di prendere in giro ?Credo che Brunetta nemmeno sappia che esitono altri browser oltre a IE.
      • pinco pallino scrive:
        Re: PEC
        - Scritto da: Alessio
        - Scritto da: Marcello

        Colegatomi al sito con Chrome non c'è verso di

        iscriversi continua a ripropormi la pagina vuota

        dicendomi

        :

        Nome e' obbligatorio

        Cognome e' obbligatorio

        Sesso e' obbligatorio

        Data di nascita e' obbligatorio

        Codice fiscale e' obbligatorio

        Nazione di nascita e' obbligatorio

        Ma Brunetta chi è che crede di prendere in giro
        ?

        Credo che Brunetta nemmeno sappia che esitono
        altri browser oltre a
        IE.Con Firefox funziona.
        • ninjaverde scrive:
          Re: PEC


          Credo che Brunetta nemmeno sappia che esitono

          altri browser oltre a

          IE.

          Con Firefox funziona.Certo a volte con Firefox a volte con Opera a volte "nisba".E' mai possibile che l'amministrazione pubblica non possa creare un sito compatibile con i browser che sono usati?E come al solito i lavori si fanno male perchè così il "lavoro" non manca mai.Ma a parte Brunetta che non è un esperto: gli esperti chi sono? E perchè non sono responsabili? A già dimenticavo: sono "irresponsabili" :D
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