Regno Unito: pirateria come contraffazione

Si medita di estendere a 10 anni la pena massima per la violazione del copyright mediata dalla Rete: aperta una consultazione pubblica

Roma – Il Regno Unito intende dare un segnale concreto all’industria dei contenuti, contro coloro che della pirateria hanno fatto un modello di business in Rete: l’ Intellectual Property Office ha aperto una consultazione pubblica per valutare l’aumento a 10 anni delle pene detentive previste per chi venga riconosciuto colpevole di violazione del diritto d’autore online.

La pressione dei portatori di interessi dell’industria creativa ha scosso le istituzioni britanniche e ha fatto rilevare loro che il Copyright Designs and Patent Act del 1988 associa la violazione del diritto d’autore in Rete alle violazioni del diritto di comunicazione al pubblico, per cui si prevede una pena massima di due anni di carcere: “non ci sono motivazioni forti per considerare la violazione online così diversamente rispetto alla violazione del copyright fisica”, si spiega nel testo che accompagna la richiesta di pareri da parte dei cittadini.

“La massima pena di reclusione per la violazioni del copyright online e offline di eguale gravità – si chiede ai cittadini – deve essere armonizzata a 10 anni?” Il governo sembra non avere dubbi nel giustificare questa modifica al quadro normativo: “La violazioni online sono in grado di causare seri danni” e “la gang criminali sono in grado di guadagnare grosse somme di denaro sfruttando le creazioni altrui”, a spese “di chi crea, della loro industria e dell’economia nella sua globalità”.

Aumentare a 10 gli anni di carcere previsti per il reato di violazione del copyright anche per le violazioni commesse in Rete secondo il governo “avrà un effetto deterrente sui criminali che tentano di guadagnare denaro in questo modo” e assicurerà “azioni davvero punitive nei confronti di coloro che continuano ad intrattenersi in queste violazioni di stampo criminale”. Per dissuadere gli ordinari utenti che si intrattengano con il frutto di queste “violazioni di stampo criminale”, invece, c’è il lungamente dibattuto sistema di avvertimenti veicolati dai fornitori di connettività: previsto nel 2010 con il Digital Economy Act, potrebbe entrare in funzione nel corso dell’estate.

Gaia Bottà

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • panda rossa scrive:
    Non vedo il problema
    Non vedo il problema che una cosa del genere succeda in Nord Corea.In uno stato non democratico, a regime militare, in guerra col mondo, e' normale che vi sia un controllo su tutto quello che fanno coloro che sono autorizzati ad usare un computer.Sarebbe grave se una cosa succedesse in un paese democratico.E quacuno vorrebbe che succeda!
  • ... scrive:
    corea del nord = USA
    sul tecnocontrollo, i due stati tolatiltari si differenziano per una cosa: il primo ha un dittatore che dovrebbe cambiare parrucchiere, il secondo ha come dittatore un tizio piu' alto.
Chiudi i commenti