RIAA contro la musica di seconda mano

Nuova causa con al centro il mercato dei contenuti digitali usati: per definire la dottrina del first sale online
Nuova causa con al centro il mercato dei contenuti digitali usati: per definire la dottrina del first sale online

La Recording Industry Association of America (RIAA) ha scritto a ReDigi chiedendogli (sotto minaccia di denuncia) la rimozione dei download di musica tutelata dalla proprietà intellettuale dal proprio sito . Non certo una bazzecola per un’azienda che proprio del download di seconda mano fa il suo business.

ReDigi si definisce il primo “mercato online per la musica digitale usata” e offre agli utenti la possibilità di rivendere le tracce legittimamente acquistate, nonché di acquistare quelle di cui si sono liberati altri ad un prezzo di cerca 50 centesimi inferiore rispetto al suo costo su iTunes.

A prima vista, insomma, è semplicemente l’ applicazione alla musica digitale del principio del mercato di seconda mano : ma ora l’industria del copyright contesta proprio questa possibilità.

La questione è legata alla dottrina del first sale che, se applicata ai beni digitali, lascia ancora parecchie zone grigie: la capacità di questi di essere copiati potenzialmente all’infinito e a costo zero crea non pochi grattacapi ai detentori dei diritti.

Tale normativa statunitense ha un corrispettivo in Europa nel principio dell’esaurimento del diritto di distribuzione, in base al quale l’acquirente può legittimamente regalare o vendere un prodotto protetto da proprietà intellettuale : esso legittima il mercato dell’usato. Citando per esempio la Direttiva 2011/29/CE: “La prima vendita nella Comunità dell’originale di un’opera o di sue copie da parte del titolare del diritto o con il suo consenso esaurisce il contenuto del diritto di controllare la rivendita di tale oggetto nella Comunità”.

Finora i principali problemi si erano venuti a creare con la distribuzione dei software usati e le clausole inserite nelle licenze dai titolari dei diritti per limitare queste libertà.

Con il business avviato da ReDigi si viene a creare un nuovo problema e anche se il portavoce del sito dice di non essere spaventato dalla questione sollevata da RIAA, qualcosa certamente dovevano aspettarsi: traslare il mercato dei dischi usati sui mezzi digitali significa ignorare tutta una serie di problematiche e operare in una zona grigia della legge. Basti pensare alla possibilità di creare infinite copie del prodotto iniziale senza distruggere l’originale.

Nonostante questo ReDigi assicura che “le tracce che possono essere rivendute (verificandone nei metadati la provenienza da store legittimi) vengono rimosse dal computer del venditore e su tutti i dispositivi sincronizzati con esso” e solo allora caricate sulla nuvola del sito, dove vengono conservate fino all’acquisto da parte di un nuovo utente che riceve così l’unica copia della canzone rimasta e, di conseguenza, la sua licenza.

Oltre al problema della “distruzione” della traccia originale, sembrerebbe che per RIAA il problema risieda nel fatto che ReDigi debba copiare la traccia originale per acquistarla, ma per farlo non ha la licenza necessaria: non sarebbe, dunque, configurabile come copia di backup, anche perché ReDigi in quanto soggetto terzo rispetto all’originario proprietario non può inserirsi nel rapporto contrattuale che si è creato solo tra acquirente e venditore.

Inoltre RIAA contesta a ReDigi il fatto che offra 30 secondi di anteprima streaming delle tracce in vendita, un servizio per cui non avrebbe sottoscritto alcun tipo di licenza, e che le rivenderebbe insieme a tutta una serie di dati (come le immagini degli album) su cui altrettanto non detiene diritti.

Claudio Tamburrino

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