Riconoscimento facciale: Microsoft e AnyVision

Il gruppo di Redmond ha scelto di disinvestire la propria quota in AnyVision, startup israeliana attiva sul fronte del riconoscimento facciale.
Il gruppo di Redmond ha scelto di disinvestire la propria quota in AnyVision, startup israeliana attiva sul fronte del riconoscimento facciale.

Arriva direttamente da Microsoft la conferma della decisione che porta il gruppo di Redmond a non investire più nelle realtà di terze parti che operano nell’ambito del riconoscimento facciale. Questo in seguito alle critiche indirizzate ad AnyVision, startup con sede in Israele finanziata tra gli altri proprio dalla società guidata da Satya Nadella.

AnyVision: Microsoft è fuori dal progetto

Il team in questione è impegnato nello sviluppo di una tecnologia destinata (come si può vedere nel filmato qui sotto) tra le altre cose all’ambito commerciale, alla gestione dei pagamenti e alla sorveglianza. È stato preso di mira da organizzazione attive nella difesa dei diritti civili per via della sua presunta partnership con il governo del paese per il monitoraggio dei cittadini palestinesi nel territorio della Cisgiordania. Un’ipotesi va detto mai confermata in via ufficiale.

La notizia dello stop al coinvolgimento diretto nelle iniziative di terze parti non dev’essere interpretata come l’abbandono di Microsoft di tutti i progetti legati al riconoscimento facciale. Attraverso l’infrastruttura cloud di Azure continuerà infatti a mettere The Face API a disposizione degli sviluppatori, consentendo loro di integrare un sistema IA di questo tipo in servizi e applicazioni. Può però essere fatto con dei paletti: come sottolineato anche da Brad Smith, mai a fini di sorveglianza.

Tutto questo mentre rimane aperta la questione legata alla newyorkese Clearview. Della tecnologia si è iniziato a parlare nei mesi scorsi, quando dal nulla si è presentata al mondo come una piattaforma già impiegata da centinaia di autorità ed enti governativi in tutto il mondo per il controllo del territorio. Molte le critiche mosse ne confronti dell’azienda, soprattutto per il metodo utilizzato al fine di istruire i suoi algoritmi: un’analisi di oltre tre miliardi di fotografie e video prelevati da piattaforme come Facebook, YouTube e Venmo, senza chiedere alcuna autorizzazione.

Fonte: The Verge
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