Rolling Stone è un archivio online

La leggendaria rivista statunitense ha annunciato un enorme database di copertine, interviste e recensioni. Dal 1967 ad oggi. Ma si pagherà, in un'ottica di paywall forse più flessibile di quella promossa dalla scuola Murdoch

Roma – Era il novembre del 1967 quando l’editore Jann S. Wenner e il critico musicale Ralph J. Gleason davano per la prima volta alle stampe la rivista Rolling Stone . Nato a San Francisco, il magazine venne subito identificato come una sorta di megafono di carta della cultura hippie , sbocciata in estate con il movimento flower power sulla costa ovest degli Stati Uniti. Più di quarant’anni dopo, l’ormai leggendario Rolling Stone ha annunciato una mossa strategica che permetterà a nuove e vecchie generazioni di rivivere online anche quel momento. Il suo sito ufficiale ha iniziato a mutare pelle elettronica, in una precisa ottica di rinnovamento grafico, decisamente meglio orientato verso contenuti dal forte sapore multimediale .

Un immenso archivio storico sarà a disposizione di tutti i lettori del web, contenente ben 43 anni di copertine, interviste e recensioni . “Sarà possibile perdersi in ognuno dei numeri pubblicati fin dalla nostra nascita, nel novembre del 1967 – ha spiegato Will Dana, editor di Rolling Stone – In ognuna delle recensioni, delle copertine e delle più profonde interviste con alcune delle leggende del rock, da John Lennon a Kurt Cobain”.

Ma questa massiva esperienza di lettura online non sarà gratuita, bensì dietro sottoscrizione di un abbonamento all access , al costo di circa 4 dollari al mese o di 2,50 dollari ogni 30 giorni ma con l’obbligo di pagare per un anno intero. Stando a quanto annunciato dall’ editor della rivista, molti saranno i contenuti del sito che rimarranno completamente gratuiti .

Un paywall non troppo alto dunque, che lascia la possibilità di accesso gratuito a contenuti fin qui consumati liberamente. Saranno dunque i servizi premium ad essere vincolati ad un obolo, come ad esempio l’archivio storico con i suoi 43 anni di edizioni. Probabilmente una maniera più flessibile di gestire il già delicato e discusso rapporto tra le abitudini dei cittadini della Rete e il bisogno di liquidi da parte di editori in crisi, di pubblicità e lettori.

Mauro Vecchio

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