Rubinetti Comcast anche sul VoIP?

L'Agcom statunitense ne ha di gatte da pelare quando guarda alle pratiche del celebre provider statunitense
L'Agcom statunitense ne ha di gatte da pelare quando guarda alle pratiche del celebre provider statunitense

Roma – Sembra sul punto di aprirsi un nuovo fronte id scontro tra l’agenzia di controllo sulle TLC statunitense, la Federal Communications Commission , e il provider “ammazza-P2P” Comcast , e ancora una volta in ballo ci sono i diritti degli utenti di fruire liberamente della rete.

Con una missiva appena inviata, FCC chiede all’operatore spiegazioni sulla presunta, ennesima “prioritizzazione” arbitraria del traffico di rete, riguardante in questo caso le comunicazioni su tecnologia Voice over IP , apparentemente gestite in modo discriminatorio. La sensazione dell’ente di regolazione è che Comcast gestisca nel modo migliore solo certe connessioni, quelle proprie dei propri abbonati, mentre penalizzi quelle effettuate attraverso servizi di terzi che corrono sulle proprie reti.

Il motivo del contendere trarrebbe origine proprio dalle soluzioni adottate dall’ISP dopo lo scontro frontale con la FCC a causa del filtering del traffico su file sharing, soluzioni che attualmente prevedono un complesso insieme di misure che dovrebbero far fronte alle congestioni di rete senza impedire del tutto le comunicazioni e lo scambio di dati come avvenuto negli anni scorsi.

Nella spiegazione del funzionamento di tale sistema si parla esplicitamente della possibilità che le chiamate VoIP “suonino disturbate”, mentre nella FAQ dedicata alla gestione del traffico di rete Comcast sostiene che il suo servizio di VoIP Digital Voice è un “servizio telefonico basato su IP che poggia su strutture separate” rispetto al resto del network telematico, e non è quindi influenzato in alcun modo dal filtro intelligente (o presunto tale) delle comunicazioni standard.

FCC è dunque alla ricerca di informazioni e ulteriori spiegazioni da parte del provider americano più discusso, perché qualora una tale differenza di trattamento portasse a filtrare il VoIP degli altri operatori durante le congestioni di rete mentre quello di Comcast rimanesse inalterato in ogni caso, per l’ISP si configurerebbe l’obbligo di una classificazione diversa passando da semplice operatore di informazioni a servizio di telecomunicazioni propriamente detto.

Il risultato pratico dell’eventuale switch implicherebbe per Comcast l’obbligo di corrispondere le “obbligazioni” monetarie pagate dal resto degli operatori, obbligazioni che il provider non è ovviamente disposto a concedere tanto facilmente . Un portavoce ha ribadito ancora una volta la giustezza dell’operato della società e la sua conformità alle precedenti decisioni di FCC, mentre sul VoIP il management è attualmente al lavoro per investigare la faccenda.

Alfonso Maruccia

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20 01 2009
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