Russia: con Namecheap cala la scure dei registrar

Russia: con Namecheap cala la scure dei registrar

Forte presa di posizione da parte del registrar statunitense: Namecheap interrompe l'erogazione dei servizi a tutti i residenti in Russia.
Forte presa di posizione da parte del registrar statunitense: Namecheap interrompe l'erogazione dei servizi a tutti i residenti in Russia.

L’ennesima dura presa di posizione nei confronti della Russia per l’invasione dell’Ucraina arriva da Namecheap. Con un’email inviata dal registrar statunitense ai suoi clienti residenti nel territorio russo, la società comunica l’imminente interruzione dei servizi erogati. A farne le spese saranno anche cittadini e imprese che, con tutta probabilità, nulla hanno a che fare con le operazioni belliche volute dal Cremlino.

Namecheap: errore 403 per i domini della Russia

Coloro colpiti da quello che è a tutti gli effetti un ban avranno tempo fino al 6 marzo per muovere i loro domini e i servizi di hosting associati presso altri fornitori. Dal giorno successivo, gli indirizzi mostreranno automaticamente l’errore 403. Così si apre la comunicazione.

Sfortunatamente, in conseguenza ai crimi di guerra del regime russo e alle violazioni dei diritti umani in Ucraina, non forniremo più servizi agli utenti registrati in Russia.

Namecheap prosegue definendo la propria mossa come una decisione politica. Sulla questione è intervenuto il CEO del registrar, respingendo al mittente ogni accusa di deplatforming.

Non abbiamo bloccato i domini, stiamo chiedendo alle persone di spostarsi altrove. Ci sono molte altre scelte là fuori …  dunque non si tratta di deplatforming … Abbiamo persone sul territorio in Ucraina e sono bombardate senza tregua. Non posso, in buona coscienza, continuare a supportare il regime russo in alcun modo … Chi si arrabbia dovrebbe farlo con chi ne è la causa, il suo governo.

Attiva fin dal 2000, Namecheap ha sede a Phoenix (Arizona). Stando a quanto riporta BleepingComputer, gestisce oltre 14 milioni di domini registrati da clienti di tutto il mondo. Nel 2013 ha iniziato ad accettare Bitcoin come metodo di pagamento.

A proposito di criptovalute, gli exchange non sembrano al momento intenzionati a farsi carico di prese di posizione altrettanto forti. Nonostante le richieste giunte da Kiev, piattaforme come Binance e Coinbase hanno per il momento optato per il solo congelamento degli account riconducibili a coloro colpiti dalle sanzioni internazionali, lasciando piena libertà d’azione agli altri utenti russi.

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Pubblicato il 1 mar 2022
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