Russiagate: acchiappali tutti!

Il gruppo di hacker alle dipendenze di Mosca avrebbe abusato persino di Pokémon Go nel tentativo di fare crescere le tensioni razziali durante l'ultima campagna presidenziale americana. Intanto Facebook cancella dati utili alle indagini
Il gruppo di hacker alle dipendenze di Mosca avrebbe abusato persino di Pokémon Go nel tentativo di fare crescere le tensioni razziali durante l'ultima campagna presidenziale americana. Intanto Facebook cancella dati utili alle indagini

Sembra proprio che dal Russiagate non si salvi davvero nessuno, e pure la app giocosa Pokémon Go sarebbe stata “armata” dai cyber-criminali alle dipendenze di Mosca con lo scopo di esacerbare il già surriscaldato clima sociale durante le ultime elezioni presidenziali negli USA.

La nuova, sorprendente rivelazione arriva dalla CNN , che parla di un “incidente” avvenuto nel luglio del 2016 con il coinvolgimento di una pagina su Tumblr collegata alla famigerata Internet Research Agency russa: gli amministratori della pagina incoraggiavano i simpatizzanti del movimento Black Lives Matter ad andare a “caccia” di Pokémon virtuali, nei pressi dei luoghi in cui erano avvenuti episodi di violenza a opera della polizia .

La pagina Tumblr era poi collegata a Do Not Shoot Us , una campagna multipiattaforma inclusiva di un sito Web e di pagine dedicate sui principali social network come Facebook, Instagram, Twitter e YouTube. Proprio la pagina Facebook faceva parte dei 470 account rimossi dalla corporation nell’ambito della sua indagine sulle interferenze russe nella campagna elettorale.

Tra i post della pagina Tumblr la CNN ne cita uno riguardante un Pokémon chiamato “Eric Garner”, che in realtà era un uomo morto soffocato a opera di un ufficiale del New York Police Department. Il post proponeva anche un contest con gift card Amazon in regalo , anche se al momento non è chiaro quali siano stati i risultati concreti di tale contest.


E mentre le vicende del Russiagate si fanno sempre più complicate e per certi versi bizzarre, Facebook si rende protagonista di un’ iniziativa censoria a dir poco discutibile : il social network ha inibito l’accesso pubblico ai 470 account usati dagli hacker del Cremlino, inibendo così il lavoro di chi stava indagando tra quei dati. Indagini come quella condotta da Jonathan Albright, che è riuscito a scaricare i post di 6 degli account prima di accorgersi della cancellazione.

Dal punto di vista di Facebook, in ogni caso, la rimozione delle pagine da quelle accessibili pubblicamente rientra perfettamente nella policy aziendale sulla riservatezza. Quelle pagine erano “inattive” e non sarebbero dovute essere accessibili in ogni caso, ha spiegato la corporation.

Alfonso Maruccia

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13 10 2017
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