Satellite, il regno di Telecom

Dopo la morte di TiscaliSat il mercato è in cerca di una bussola, poche le possibilità di innovazione, alti i costi, difficile muoversi. A dominare è Telecom, che ora consolida la propria leadership. Il quadro
Dopo la morte di TiscaliSat il mercato è in cerca di una bussola, poche le possibilità di innovazione, alti i costi, difficile muoversi. A dominare è Telecom, che ora consolida la propria leadership. Il quadro

Milano – TiscaliSat è morta. Telecom Italia ha ora le porte aperte per spadroneggiare anche del mercato delle offerte satellitari per la connessione a Internet. È una morte eccellente, perché Tiscalisat è stata una delle primissime offerte italiane ed europee con cui accedere a Internet tramite una parabola satellitare: dal 1999.

È dal 31 dicembre 2004 che l’offerta Tiscalisat non è più sottoscrivibile, ma soltanto ieri la notizia è stata confermata come ufficiale a Punto Informatico da Tiscali. Il servizio resterà tuttavia attivo per gli utenti già abbonati. È una ritirata a tutto campo: è stata eliminata sia l’offerta business (bidirezionale) sia quella consumer (monodirezionale, con banda larga solo in download), in Italia come negli altri Paesi europei dove Tiscali è presente.

Se dalla relativa pagina del portale europeo si cercano di raggiungere, tramite il menu a tendina, le varie offerte nazionali di Tiscali, si finisce in una selva di pagine non trovate o si è indirizzati ad altri siti.

È stata una morte lenta, quella di TiscaliSat, preceduta da un’agonia in cui il provider aveva già dato segni di non credere più al servizio. L’anno scorso aveva peggiorato le condizioni dell’offerta bidirezionale, lasciandone invariato il canone: aveva introdotto un sistema che riduceva in automatico la banda disponibile a chi superava certe soglie di traffico. In quell’occasione, Saverio Castilletti, responsabile Tiscali Business, spiegandone i motivi aveva lasciato intendere che le connessioni satellitari rischiavano di essere un business non facile: “Gli investimenti che stanno alla base dei servizi satellitari e la loro scarsa diffusione hanno imposto costi di gestione molto alti rispetto a quelli necessari per l’ADSL”. Tiscali conferma ora a Punto Informatico che l’offerta è stata sospesa proprio perché si tratta di un settore poco fortunato.

È un’offerta che lascia un vuoto, sia nel mercato residenziale sia in quello business. Nel primo caso il problema è che non sono molte le alternative disponibili: è una piccola torta che rischia di andare tutta in bocca di AliceSat, presentata da Telecom in partnership con Netsystem . Tra i pochi concorrenti storici c’è Open Sky e la stessa NetSystem, che ha anche offerte proprie. Tiscali era però il solo grande operatore di telefonia oltre a Telecom ad avere creduto nel satellite. Wind non l’ha mai fatto. Anche per questo motivo ora il potere di Telecom nel settore appare più difficile da contrastare.

Nel mercato business, invece, il pubblico potrebbe soffrire dell’assenza di Tiscalisat bidirezionale poiché era una delle offerte più economiche (96 euro al mese, quando lo standard è da 150 euro in su). Nel mondo delle offerte bidirezionali, tuttavia, le alternative non sono poche: oltre a Telecom (in partnership con Telespazio), che dall’anno scorso ha messo piede anche in questo settore, c’è Aconet , Netdish , Clic , Noicom , tra gli altri. Non si può dire però che sia un mercato turbolento, ricco di novità; appare persino stagnante a paragone con quello ADSL. È una prova di quanto grande sia la differenza tra gli interessi in gioco qui e lì.

Rispetto a un articolo pubblicato da Punto Informatico l’anno scorso, poco è cambiato nel settore, se si esclude l’offerta di Clic , UMTS e satellitare insieme, lanciata a fine 2004. È però un business in cui gli operatori continuano a credere: “Abbiamo accumulato da giugno 2004 a oggi 1.000 contratti, con 700 attivazioni. Siamo soddisfatti, anche se crediamo si possa fare di più, poiché il servizio di cui il pubblico ha molto bisogno”, ha detto ieri a PI Michele Rinelli, responsabile servizi di network satellitare di Telespazio, che si occupa di fornire le connessioni bidirezionali vendute da Telecom.

Riconosce però che le novità nel settore, negli ultimi dodici mesi, sono state poche. La stessa offerta di Telecom è restata invariata. Più calmo ancora è il mondo del satellite monodirezionale, in cui da un anno, da quando c’è Alicesat, tutto sembra pietrificato.

Il coraggio dei piccoli provider è infatti concentrato sulle offerte bidirezionali, dove forse credono di potersi meglio ricavare una nicchia all’ombra del gigante. Da questo aprile ci prova Micso , con un’offerta bidirezionale basata sulla recente tecnologia I-Direct, che “noi stiamo pensando di adottare presto, in aggiunta a quelle che già abbiamo disponibili, di Hns e di LinkStar”, dice Rinelli.

Sono pochi a usare I-Direct: oltre a Micso, Netdish, per esempio. “La tecnologia I-Direct è l’unica (tra quelle diffuse sul mercato) ad essere nativa IP, altre tecnologie concorrenti sono native DVB (Digital Video Broadcasting) su cui sono implementate modifiche/aggiunte per realizzare il trasporto IP”, spiega a PI Riccardo Iacobone, amministratore delegato di Micso. I vantaggi? “Maggiori prestazioni garantite, minore latenza, facilità di intervento in caso di guasti”. Gli svantaggi sono “un più alto costo degli apparati”. Il kit di attivazione, comprensivo di parabola bidirezionale, costa infatti 2.300 euro con Micso (IVA esclusa), mentre con gli altri provider tende a essere tra i 1.500 e i 2.000 euro una tantum. Insomma, la lotta tra i diversi standard tecnologici e la spinta ad aggiornarli dimostra che c’è almeno un po’ di vita nel settore. Sono tre i piani tariffari Micso: MicsoSat Base al prezzo di 150 euro mensili offre una velocità di 512 Kbps in download e di 128 Kbps in upload. MicsoSat Start al prezzo di 250 euro al mese permette invece di fruire di 1024 Kbps in download e di 128 Kbps in upload. Infine MicsoSat Mega, a 450 euro al mese, offre una velocità di download pari a 2048 Kbps e una velocità di upload pari a 256 Kbps.

Sono prezzi in linea con il mercato, ossia quattro volte più alti di quelli ADSL a parità di prestazioni dichiarate. I prezzi dell’ADSL negli ultimi dodici mesi sono diminuiti, quelli del satellite no, quindi il divario è cresciuto. La ragione è che l’ADSL si basa su infrastruttura i cui costi sono ammortizzabili con più facilità. È inoltre più diffusa del satellite, quindi si giova di migliori economie di scala che pure incidono sui costi a monte e a valle.

“Noi invece ogni dieci anni siamo costretti a cambiare il carburante del satellite e a ripeterne il lancio. Sono costi difficili da ammortizzare in poco tempo”, diceva Castilletti l’anno scorso a PI. Per questi motivi le offerte bidirezionali sono destinate a un pubblico aziendale. Sono più bassi i canoni di quelle monodirezionali, che però solo con molta fantasia è possibile considerare “alternative all’ADSL”. Non sono infatti, davvero, né banda larga né always on. Soltanto la velocità di download è di livello Megabit; quella di upload è relativa alla connessione dial-up che l’utente è costretto a tenere attiva in contemporanea con quella satellitare, pagandole entrambe.

Le offerte monodirezionali non sono quindi altro che un’opzione associabile alla propria connessione dial-up per potenziare la velocità di download. Il satellite non dà l’always on poiché tali non sono le connessioni dial-up. Le cosiddette flat-rate dial-up non permettono infatti di restare connessi a volontà, senza limiti di tempo e senza rischi di prolungate disconnessioni, a meno di non pagare centinaia di euro di canone mensile. Nonostante questi limiti, le connessioni satellitari sono la soluzione inevitabile, se non si è coperti da ADSL e non si vuole restare in balia del classico dial-up. L’Italia, a differenza della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, non ha una rete capillare di connessioni via cavo (“cable”). Le alternative sono ridotte soprattutto per l’utente residenziale.

L’azienda, almeno, può sperare di essere raggiunta da HDSL (che ha una copertura di poco superiore all’ADSL). Se è di grandi dimensioni, può acquistare una costosa connessione CDN. Che cosa resta, invece, al consumatore se non è coperto da ADSL? L’UMTS ha una copertura non superiore a quella ADSL (78 contro 83 per cento della popolazione). In ogni caso, ancora non dispone di offerte flat-rate totali, in Italia. La fibra di Fastweb non è presente dove manca l’ADSL di Telecom. Il WiMax, un’alternativa per avere banda larga wireless a costo flat, non è ancora partito in Italia. A differenza della Francia. Dove in Vandea da quest’anno chi non è coperto da ADSL può già acquistare una connessione WiMax 1/0,256 Mbps, a 39 euro al mese. Ma è uno dei pochi esempi di offerta commerciale WiMax in Europa.

È così che, in questo quadro, a causa della scarsità delle alternative tecnologiche, per Telecom mettere le mani sul satellite significa consolidare i confini del proprio regno, che già sull’ADSL equivale a una quota di mercato del 70 per cento per quanto riguarda le vendite al pubblico. In aggiunta, ci sono da considerare quelle di TIN (di recente acquisita da Telecom) e il fatto che gli altri operatori, sia che vendano in unbundling sia all’ingrosso, comunque devono versare dobloni a Telecom. Fanno eccezione, nel mercato consumer, solo le connessioni che Fastweb dà su fibra e non su ADSL, che però tendono a essere sempre più una minoranza sul totale.

Sembra il destino della banda larga italiana: da dove sorge il sole a dove tramonta, coperti o no da ADSL, è sempre Telecom che si vede all’orizzonte.

Alessandro Longo

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21 04 2005
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