Sblocco PS3, secondo round

Sony dichiara guerra anche alla diffusione dei dettagli sulle falle di sicurezza della console. E mette in moto una campagna per ripulire il web
Sony dichiara guerra anche alla diffusione dei dettagli sulle falle di sicurezza della console. E mette in moto una campagna per ripulire il web

Dopo aver reso inoffensivo l’hacker GeoHot, colpevole di aver pubblicato le chiavi METLDR che consentono di rendere “ufficiale” un qualunque codice homebrew PS3,
Sony rincara la dose e passa ad occuparsi dei suoi seguaci. Le repository che ospitano le informazioni e i tool per lo sblocco della console sono raggiunti da un’ordinanza basata sul DMCA (Digital Millennium Copyright Act).

L’aggiornamento firmware riparatore è servito a poco, visto che un altro team è riuscito ad eludere le nuove protezioni introdotte dalla patch 3.56. I legali di Sony Computer Entertainment hanno quindi chiesto il blocco di siti come GitHub, che vengono usati dalla community per condividere gli exploit e i custom firmware PlayStation 3.

Nonostante negli States si siano considerate legali le pratiche di jailbreak, secondo il colosso nipponico chi pubblica i dettagli sulle falle di sicurezza del sistema sta anche violando la legge federale sulla frode e l’abuso informatico.

Proprio in questi giorni, George Francis Hotz sta tentando un ricorso sull’ordine restrittivo per provare a recuperare il proprio computer sequestrato dalle autorità. La richiesta dell’avvocato di GeoHot verte sull’inutilità del gesto: le istruzioni per root key PS3 non si trovano nell’hard disk del giovane hacker ma sono ovunque, in rete. Hotz ha già rispettato la decisione del giudice che ordinava di rimuovere il codice dal suo blog e da YouTube, ma per fermare il flusso che si è messo in moto bisognerebbe spegnere la rete intera.

Roberto Pulito

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01 02 2011
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