Shared Source, libertà di modifica

Microsoft vara una nuova licenza Shared Source per Windows CE tesa ad abbattere alcuni dei vincoli che oggi limitano la modifica e la ridistribuzione del codice
Microsoft vara una nuova licenza Shared Source per Windows CE tesa ad abbattere alcuni dei vincoli che oggi limitano la modifica e la ridistribuzione del codice


Redmond (USA) – Il tentativo di Microsoft di contrastare l’open source utilizzando alcune delle sue stesse armi, come il libero accesso al codice sorgente del software, si è concretizzato nel 2001 con il varo della Shared Source Initiative (SSI), un programma di licensing definito dal big di Redmond come “un approccio bilanciato che rende il codice sorgente largamente disponibile pur preservandone le proprietà intellettuali.

Se con le prime incarnazioni delle licenze Shared Source Microsoft metteva di fatto il proprio codice “denudato” sotto una spessa lastra di vetro blindato con su scritto “guardare ma non toccare”, di recente il big di Redmond ha tentato di allentare alcuni vincoli e cercare nuovi compromessi fra la volontà di tenere saldamente nelle proprie mani le proprietà intellettuali del software e il desiderio delle aziende di poterne modificare a proprio piacimento il codice.

L’ultima proposta di Microsoft in seno alla SSI porta il nome Windows CE Shared Source Premium Licensing Program (CEP), un nuovo programma di licensing dedicato a original equipment manufacturer (OEM), chipmaker e system integrator.

Sebbene il primo programma Shared Source per Windows CE sia stato varato quasi due anni or sono, il CEP introduce una sostanziale novità: quella di permettere ai beneficiari della licenza di modificare il codice del sistema operativo embedded di Microsoft e ridistribuire commercialmente queste modifiche insieme ai propri dispositivi basati su Windows CE.

In passato Microsoft permetteva agli sviluppatori di ridistribuire lavori derivativi solo per scopi non commerciali o, in alternativa, per ottimizzare l’hardware e i software che avrebbero dovuto interagire con il suo sistema operativo. Questa è invece la prima volta che Microsoft concede ai produttori di hardware e integratori di sistemi di accedere all’intero codice sorgente di Windows CE e di modificarlo sulla base delle proprie esigenze.

Microsoft sostiene che il CEP, a cui hanno già aderito colossi del settore come ARM, Hitachi, Mitsubishi Electric, MIPS Technologies e Samsung, permette ai produttori la possibilità non soltanto di ottimizzare il codice di Windows CE per meglio adattarlo ai propri dispositivi, ma anche quello di differenziare maggiormente i propri prodotti sul mercato.

Secondo alcuni analisti sarebbe proprio la scarsa possibilità per i produttori di personalizzare Windows CE la ragione del piccolo stallo fatto registrare di recente dal mercato dei dispositivi basati su questo sistema operativo. La grande flessibilità e modularità permessa dalle licenze open source e free software è del resto il motivo che più spinge le aziende del settore embedded a scegliere soluzioni basate su Linux (vedi Windows-Linux, è sfida nell’era post-PC ). In alcuni di questi settori, come quello dei dispositivi elettronici di consumo, Linux è diventato una piattaforma di riferimento, tanto che Microsoft ha recentemente deciso di portarvi la propria tecnologia Windows Media.

La possibilità offerta dal CEP di modificare e ridistribuire a fini commerciali il codice sorgente di Windows CE è tuttavia soggetta a precise restrizioni, le stesse che delimitano ancora in modo netto il confine fra la una licenza Shared Source e una open source. Non è ad esempio possibile utilizzare il codice di Windows CE per costruire un nuovo sistema operativo, integrarne delle sue parti in altri prodotti o, più in generale, farne usi non espressamente previsti dalla licenza di Microsoft.

Nel proprio programma, Microsoft distingue poi fra modifiche tese a differenziare il prodotto di un’azienda da quello dei concorrenti e fra modifiche atte a migliorare e ottimizzare Windows CE. La differenza fra le due licenze è sostanziale. La prima dà ai produttori il diritto esclusivo, per un periodo di sei mesi, di commercializzare la modifica insieme ai propri dispositivi: al termine di questo periodo Microsoft si è garantita la possibilità di poter nuovamente disporre del codice attraverso una licenza libera da royalty, la stessa attraverso cui ne assicura l’utilizzo a qualsiasi altro sviluppatore. La seconda obbliga invece il produttore a cedere immediatamente ogni diritto sulla modifica a Microsoft: è questo ad esempio il caso di ottimizzazioni del codice o bug fix.

Sebbene sia il produttore a scegliere quale delle due licenze adottare per il proprio codice, la modifica può essere introdotta in Windows CE solo dietro il consenso di Microsoft. Il big di Redmond tuttavia assicura di voler adottare, a questo proposito, una politica molto flessibile che cerchi di assecondare il più possibile i desideri dei propri partner.

Le critiche tuttavia non mancano. Secondo Paul DeGroot, un analista di Directions, il CEP sembra portare molti più vantaggi a Microsoft che ai produttori: quest’ultima, a parere di DeGroot, ha infatti l’opportunità di migliorare il proprio sistema operativo senza spendere nulla. Il big di Redmond controbatte dicendo che il CEP permette alle aziende di avere un maggiore controllo sul proprio software e di poter risolvere per contro proprio eventuali problemi senza la necessità di attendere il rilascio di patch ufficiali o, peggio, una nuova versione del software.

Sul proprio sito Microsoft ha pubblicato tutti i dettagli sul programma CEP insieme a un Q&A di Craig Mundie, Senior Vice President e Chief Technical Officer for Advanced Strategies and Policy di Microsoft.

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10 04 2003
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