SIAE nella bufera: gli autori lasciano?

L'idea che la società di raccolta dei diritti possa essere riformata da una commissione presieduta da Mauro Masi fa infuriare autori ed editori che minacciano di rivolgersi a competitor europei
L'idea che la società di raccolta dei diritti possa essere riformata da una commissione presieduta da Mauro Masi fa infuriare autori ed editori che minacciano di rivolgersi a competitor europei


Roma – Accusata da più parti di essere l’epigono dello sfacelo all’italana, la SIAE è di nuovo nella tempesta e questa volta le polemiche partono dagli autori ed editori che fin qui l’hanno sostenuta come strumento di gestione del diritto d’autore.

Né gli uni né gli altri infatti sembrano digerire la volontà del Governo di riformare la SIAE ed anzi minacciano ora di rivolgersi ad omologhi istituti europei per affidar loro gli “inalienabili diritti” fin qui rappresentati dalla Società degli autori e degli editori.

Non tutti sanno che la presidenza del Consiglio ha affidato a Mauro Masi , ex commissario straordinario della SIAE e segretario della Presidenza, la creazione di una “commissione di studio” che dovrebbe portare alla riforma e alla quale non sono chiamati a partecipare proprio gli autori e gli editori. Un fatto che sta generando un vespaio di polemiche.

Dall’assemblea della SIAE che si è tenuta a Roma è giunta una nota inviata sia al premier che al Presidente della Repubblica in cui si afferma che la società “deve poter continuare a gestire in piena autonomia e indipendenza, con organi sociali democraticamente eletti, i diritti degli autori e degli editori italiani e stranieri le cui opere sono utilizzate nel nostro Paese, frutto del loro lavoro e della loro creatività”.

Come riporta anche Indymedia , si sono espressi in modo molto duro, tra gli altri, il giornalista Gianni Minà e il cantautore Gino Paoli. Quest’ultimo ha affermato che “quello che sta accadendo alla Siae, sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Stanno mettendo a rischio non solo i diritti degli autori italiani, ma anche la credibilità del Paese. In Italia infatti, si amministrano e tutelano, per reciprocità, anche i diritti degli autori stranieri, le cui opere sono utilizzate da noi. Che direbbero, per esempio gli autori italiani, se in Francia venisse all’ improvviso riformata la Società d’autori francese senza che i legittimi proprietari dei diritti, gli autori stessi, fossero protagonisti di questa riforma? Qui è stata creata una commissione governativa per riformare un organismo in cui dovrebbero decidere gli autori e gli editori. In questa commissione non ci sono autori né di musica, né di teatro, né di cinema. Che cosa si vuole fare della SIAE? E della possibilità da parte dei proprietari dei diritti, di gestire la loro Società? Che dirà l’Europa?”

Sulla stessa linea anche Minà, secondo cui “è incredibile che gli iscritti a una Società, la SIAE, che vive e dà vita alla creatività e al talento, valori importantissimi per il nostro Paese, debbano essere espropriati dal diritto di amministrare e gestire i frutti del proprio lavoro. Non vorremmo che quest’assalto alla SIAE, oltre a rivelare ambizioni personali di cosiddetti grands commis dello Stato, segnalasse l’esigenza dell’attuale governo di usufruire del patrimonio SIAE per far fronte a qualche buco di bilancio che la Finanziaria, malgrado le affermazioni, non riesce a coprire.”

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18 12 2005
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