Smart working e buoni pasto: dopo Sala, Castelli

La vice-ministra Laura Castelli sulla scia del sindaco Sala: la ristorazione avrà un grave contraccolpo dallo smart working, serve sostegno.
La vice-ministra Laura Castelli sulla scia del sindaco Sala: la ristorazione avrà un grave contraccolpo dallo smart working, serve sostegno.

Fu polverone su Giuseppe Sala, è stato polverone sulla vice-ministra Laura Castelli. Ma in entrambi i casi il dibattito è scivolato sui non detti, sui pantani della politica e sul piano inclinato della crisi. Il caso è ormai noto e rispetto alle derive giornalistiche è meglio soprassedere visto che il messaggio della vice-ministra ai ristoratori non è stato “cambiate mestiere”, ma quello di aiutare quanti, di fronte alla stretta economica, useranno la creatività per reinventarsi e riposizionarsi sul mercato.

Gli effetti collaterali dello smart working

Attenzione però, perché tra polemiche e opinioni ci si perde un punto che è il medesimo che soggiaceva tra le righe del discorso del sindaco Sala: le soluzioni trovate per risolvere la pandemia hanno importanti effetti collaterali che non possono essere sottovalutati. Laddove la trasformazione digitale è una soluzione (e lo smart working uno strumento di essa), la trasformazione digitale è al tempo stesso un grave problema. Questo perché l’innovazione non è fluita secondo natura, ma è stata imposta a colpi di contagi.

Sala e Castelli hanno parlato al medesimo comparto: quello della ristorazione. Occorre dunque iniziare a dare una misura di ciò, per capire di cosa si stia parlando quando si cerca di intuire i contraccolpi dello smart working assistendo alla scomparsa improvvisa della “pausa pranzo”. Un dato su tutti è quello snocciolato due anni or sono, in occasione di una tavola rotonda organizzata da Anseb (Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto): il volume d’affari era ai tempi stimato poco oltre i 3 miliardi di euro. Considerando il fatto che il 30% dei buoni pasto era speso presso la grande distribuzione e la parte restante presso la ristorazione, ecco che almeno 2 miliardi di euro vanno in fumo assieme ai 150 mila posti di lavoro legati a questo tipo di attività. Peggio ancora, v’è una ricaduta pesante a livello di indotto sia tra i fornitori che sugli affitti: ecco perché Sala ha portato avanti un appello tanto accorato contro lo smart working senza poter dire quel che in realtà avrebbe voluto urlare.

Sia chiaro: non c’è una soluzione immediata. Ma per poter arrivare a identificare una qualche soluzione, occorre partire con l’identificare il problema escludendo politica ed interessi di parte dal motivo del contendere. Se anche Gambero Rosso difende la vice-ministra all’Economia, un motivo c’è: le sue dichiarazioni, per quanto distorte dai report successivi, coglievano nel segno:

Questa crisi ha spostato la domanda e l’offerta. Le persone hanno cambiato il modo di vivere e bisogna tenerne conto. […] Bisogna aiutare le imprese e gli imprenditori creativi a muoversi ui nuovi business che sono nati in questo periodo. […] Sono processi di lungo periodo, certo, ma se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante bisogna aiutare l’imprenditore a fare magari un’altra attività e a non perdere l’occupazione e va sostenuto anche nella sua creatività: potrebbe aver visto un nuovo business da affrontare

L’appello del Gambero Rosso è dunque quanto di più intelligente e proattivo possa esserci per il comparto:

Cari ristoratori (ma vale per tutti gli imprenditori), stare all’erta rispetto al cambiamento in atto ed essere pronti a cavalcarlo è un suggerimento prezioso da cogliere, non una minaccia da parte di qualcuno.

Massimiliano Tonelli

Il rischio è che lo smart working possa essere stigmatizzato come il nemico, come una deriva da eliminare in difesa di una inerzia che si rivelerebbe però fallace. L’Italia non può permettersi un approccio tanto superficiale al problema, che va invece studiato appieno affinché la ristorazione, la mobilità e tutti gli altri comparti coinvolti possano trovare la giusta chiave interpretativa per reinventarsi e reinventare.

Ancora una volta non bisogna aver paura del cambiamento, perché di per sé è una entità neutrale che non guarda in faccia a nessuno e che, se cavalcato, può restituire grandi soddisfazioni. Ma bisogna avere il coraggio di cambiare e di governare questo cambiamento. Soprattutto, non bisogna pensare che il cambiamento sia la soluzione in sé: lo smart working è una panacea fondamentale e sarà parte del nuovo mix lavorativo delle aziende post-Covid. Nessuno si senta però escluso, perché mentre Sala e Castelli raccomandano attenzione, troppi titoli hanno urlato al dito invece di guardare alla Luna. E questo è il primo problema quando il Paese ha bisogno in realtà di guardare l’orizzonte se vuol scorgere una visione che porti fuori da questa situazione.

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20 07 2020
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