Social network, condividere la privacy

Chiamato in causa nel discorso del Commissario europeo Reding, Facebook si trova nuovamente al centro del dibattito sulla privacy. Aperta anche una nuova indagine in Canada
Chiamato in causa nel discorso del Commissario europeo Reding, Facebook si trova nuovamente al centro del dibattito sulla privacy. Aperta anche una nuova indagine in Canada

Il Commissario Viviane Reding è intervenuta nella giornata europea per la protezione dei dati: il discorso è stata l’occasione per sottolineare alcune posizioni a proposito dei temi più caldi.

Il Commissario ha innanzitutto posto l’accento sulla necessità di chiarire come funzionano in pratica i principi del consenso e della trasparenza: ha quindi chiamato in causa Facebook, MySpace, e Twitter cui ha chiesto concretezza e, praticamente, che i profili di bambini siano considerati privati di default.

Sul tracciamento degli utenti per fornire pubblicità comportamentale, poi, si è espressa riferendosi direttamente al caso Phorm : “è evidente che senza previo consenso informato i dati dei cittadini non possono essere utilizzati”.

Al centro del dibattito sulla privacy, poi, restano ancora le linee guida di Facebook, cui molti imputano , al momento, responsabilità non indifferenti, se non altro per l’elevato numero di informazioni personali e interpersonali che si trova a dover inevitabilmente gestire.

È ancora il Canada a investigare più approfonditamente la questione, in risposta a varie denunce ricevute e dopo un primo compromesso raggiunto con il social network in blu. La nuova indagine , volta ad esemttere ebentuali raccomandazioni, si concentra in particolare sulle impostazioni consigliate da FB nelle nuove policy sulla privacy, che spingono in certi casi a condividere più informazioni di quanto si fosse scelto in passato. Nuove opzioni, paradossalmente, che sono state predisposte da Facebook proprio per rispondere alle prime raccomandazioni della commissione canadese. Non solo avrebbero determinato per alcuni un aumento dei dati divulgati, ma con tali cambiamenti sarebbe diventato più difficile per gli utenti capire con chi si stanno condividendo le informazioni.

Intanto un portavoce di Facebook ha ribadito la tranquillità dell’azienda: “le nuove impostazioni per la privacy sono entrate in vigore da oltre un mese con un processo trasparente, coerente con le aspettative degli utenti e le disposizioni di legge. Ogni modifica è stata chiaramente mostrata e spiegata all’utente. E non è stata messa in pratica prima di un’esplicita accettazione da parte dell’utente”.

Claudio Tamburrino

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