Dopo quella che ha scosso il Garante Privacy dalle fondamenta, la nuova inchiesta di Report si concentrerà su un software in grado di spiare i magistrati senza lasciare traccia. Ad anticiparlo sono oggi i profili social della trasmissione, condividendo alcuni primi dettagli della puntata che andrà in onda domenica sera su Rai 3.
Un software spia sui computer dei magistrati?
Si parla di un applicativo installato su circa 40.000 computer di procure e tribunali, da quelli utilizzati dai dipendenti non togati fino a giudici e procuratori. Sarebbe stato aggiunto dal Dipartimento per l’innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia fin dal 2019, in via ufficiale per gestire in maniera uniforme la manutenzione dei sistemi
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Documenti e testimonianze in possesso di Report dimostrerebbero però che il software consente ai tecnici di accedere da remoto ai dispositivi, senza chiederne il permesso o lasciare traccia.
Il caso è stato sollevato da un’importante procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti ministeriali, su richiesta, secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale, della Presidenza del Consiglio.
È un software fornito da Microsoft
Un post di Sigfrido Ranucci fornisce qualche ulteriore dettaglio. Il programma in questione è ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager), prodotto da Microsoft e dedicato alla gestione centralizzata dei dispositivi. È destinato all’ambito aziendale.
Il controllo da remoto è disattivato nelle impostazioni di default previste dal Ministero, ma qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all’insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi.
Non si è fatta attendere la smentita ufficiale del ministro Carlo Nordio. Fa riferimento ad accuse surreali.
Accuse surreali in merito alle anticipazioni su Report. L’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei PC già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i ministri che mi hanno preceduto. Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni o webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi.
Report controbatte a sua volta, affermando che le rassicurazioni non corrispondono a verità e pubblicando la testimonianza del giudice Aldo Tirone del Tribunale di Alessandria. Seguiranno aggiornamenti.