Sony contro GeoHot, accordo per farla finita

Entrambi soddisfatti. L'hacker giura di non farlo più: anche perché non comprerà mai più prodotti Sony. Sony contenta che l'incubo sia finito
Entrambi soddisfatti. L'hacker giura di non farlo più: anche perché non comprerà mai più prodotti Sony. Sony contenta che l'incubo sia finito

Sony ha raggiunto un accordo con George Francis Hotz, alias GeoHot, lo smanettone ritenuto responsabile del jailbreak della PlayStation 3 che ha messo in imbarazzo l’azienda giapponese, ponendo fine alla causa legale che li vedeva contrapposti .

L’ accordo raggiunto è “sui principi” e prescrive nei confronti di Hotz “un’ingiunzione permanente” che significa che lo smanettone promette di non ripetere il jaibreak e non accedere più a nessun prodotto Sony (si presume a scopo hacking). Accetta inoltre di rimuovere tutti i materiali divulgati sul suo sito e relativi alle misure di aggiramento della protezione di PlayStation 3.

L’azione legale era stata particolarmente veemente : Sony, che ha portato in tribunale GeoHot con l’accusa di violazione del Digital Millennium Copyright Act ( DMCA ), ha chiesto e ottenuto dal giudice, oltre a misure restrittive sui siti che ospitavano i tool per aggirare il blocco della sua console, tutti gli indirizzi IP degli utenti che hanno visitato i siti collegati a GeoHot, nonché l’ accesso al suo account PayPal. L’hacker, accusato anche di inquinamento di prove, ha poi ricevuto l’appoggio trasversale del gruppo di hacktivisti Anonymous che hanno dichiarato guerra virtuale ai dirigenti giapponesi.

I termini che ora mettono fine, per la gioia della parti , alla diatriba non sono stati divulgati, ma GeoHot aveva già scritto di essere pronto ad accettare di fare le proprie scuse e, nel caso, ad offrire la propria consulenza per evitare futuri misure di aggiramento. Hotz, divulgato l’accordo, scrive che non acquisterà più alcun device Sony unendosi al boicottaggio dei prodotti e invitando altri a farlo .

Sony ha espresso la propria soddisfazione per la conclusione della vicenda: “Il nostro obiettivo – ha spiegato Riley Russell, Consigliere generale di SCEA, la divisione di Sony che segue la questione – era proteggere la nostra proprietà intellettuale e i nostri utenti. E crediamo che questo accordo persegua questo scopo”.

Vengono inoltre archiviate le accuse mosse nei confronti di GeoHot e relative agli attacchi informatici subiti recentemente da PlayStation Network in seguito al proclama di Anonymous .

Il presidente e CEO di SCEA sembra peraltro aver subito sul piano personale le conseguenze della vicenda e dell’intervento degli Anonymous : parrebbe che alcuni siano riusciti a risalire al suo indirizzo di casa (attraverso un ordine di fiori indirizzato a sua moglie), utilizzato per fortuna solo per un ordine esorbitante di pizza a domicilio e una telefonata molesta.

Claudio Tamburrino

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti