Sorveglianza, l'Italia nei numeri di Vodafone

Lo Stivale ha avanzato richieste di accesso alle comunicazioni gestite dalla telco per un numero pari ad oltre sei volte quello della Tanzania. Tutti gli altri paesi ancora più staccati

Roma – Vodafone ha pubblicato un lungo rapporto in cui mostra come ha interagito con i rappresentanti dell’intelligence e le autorità nazionali di 29 diversi paesi: si tratta del primo documento emesso dalla telco per rispettare l’impegno alla trasparenza assunto dopo le divulgazioni da parte di Edward Snowden.

Anche se il documento non rivela nulla circa accessi diretti delle autorità alle connessioni di rete a mezzo backdoor o analoghi sotterfugi (informazioni che metterebbero a rischio i suoi dipendenti e le sue licenze e che di cui comunque la telco non può sempre disporre) e sulla condotta di alcuni paesi (come Romania, Sud Africa e Turchia) che non permettono alcuna forma di divulgazione, il rapporto è corposo e offre interessanti spunti di riflessione, soprattutto per quanto riguarda l’Italia.

È proprio lo Stivale a guidare la classifica dei paesi in cui Vodafone ha condiviso con le autorità i dati relativi alle comunicazioni: 605.601 le richieste italiane, cui seguono distanti le 98.765 della Tanzania e le 75.938 dell’Ungheria .

È sempre l’Italia, poi, a guidare le fila per quanto riguarda i paesi che hanno pubblicato i dati relativi alle proprie intercettazioni legali: sono 140.577 quelle effettuate dal Belpaese, anche se Vodafone stessa cerca di mettere in guarda da una semplice comparazione tra i diversi stati, dal momento che i valori numerici andrebbero soppesati, e che definizioni e metodologie di intercettazioni variano molto.

Vodafone, che ha promesso di continuare ad aggiornare regolarmente il rapporto, non è né la prima né l’ultima azienda ICT che dopo l’esplosione del Datagate si è impegnata sul fronte trasparenza e sicurezza degli utenti.
Così, mentre Microsoft e le altre grandi aziende del settore stanno continuando a far pressione su Washington per una riforma del settore, Comcast segue l’ esempio di Google ed annuncia un nuovo programma di cifratura delle email dei suoi utenti.
La Germania, nel mentre, ha aperto un’indagine sulle intercettazioni ai danni di Angela Merkel.

Claudio Tamburrino

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  • ... scrive:
    hai hai hai....
    phone! :D
  • Il Punto scrive:
    L' iFone.
    "Gli operatori che in Messico intendono commercializzare e pubblicizzare offerte che comprendono un iPhone dovranno tentare di comunicare senza parole: le autorità locali, a seguito della denuncia da parte della telco locale iFone, già vittoriosa nei confronti di Apple, hanno stabilito che iPhone sarà innominabile".Mi pare più che giusto, ci mancherebbe, tra iFone e iPhone il suono fonico è uguale e quindi c'è la possibilità di cattiva e abuso di pubblicità per l'iPhone.
    • il signor rossi scrive:
      Re: L' iFone.
      - Scritto da: Il Punto

      Mi pare più che giusto, ci mancherebbe, tra iFone
      e iPhone il suono fonico è uguale e quindi c'è la
      possibilità di cattiva e abuso di pubblicità per
      l'iPhone.capisco l'ironia, ma non è questo il punto. Il punto è che Apple per prima ha fatto l'arrogante denunciando un operatore già esistente.Magari se stava zitta non succedeva neanche niente.Un po' come se Apple lanciasse un prodotto di nome Uind, poi venisse in Italia e denunciasse Wind perché suona uguale.Apple ha avuto quel che si meritava, e lode ai giudici messicani.
  • iRoby scrive:
    Nomi diversi per mercati diversi
    Non è cosa nuova che stessi prodotti siano venduti con nomi diversi in paesi diversi.Ci sono nomi che in alcune lingue sono impronunciabili o significano insulti o cose stupide, e quindi vanno adattati.Mi viene in mente la marca di prodotti Lidl che si chiama Lu Pilu, in Sicilia e il comico Albanese staranno ridendo come matti.Oppure come in questo caso sono già stati presi da altre aziende.E non vedo perché Apple non dovrebbe fare altrettanto con il suo iCoso.
    • bubba scrive:
      Re: Nomi diversi per mercati diversi
      - Scritto da: iRoby
      Non è cosa nuova che stessi prodotti siano
      venduti con nomi diversi in paesi
      diversi.

      Ci sono nomi che in alcune lingue sono
      impronunciabili o significano insulti o cose
      stupide, e quindi vanno
      adattati.
      Mi viene in mente la marca di prodotti Lidl che
      si chiama Lu Pilu, in Sicilia e il comico
      Albanese staranno ridendo come
      matti.ehhehe
      Oppure come in questo caso sono già stati presi
      da altre
      aziende.

      E non vedo perché Apple non dovrebbe fare
      altrettanto con il suo
      iCoso.e poi ci vuole poco... una bella pecetta a forma di mela (o con la scritta apple) sulla parola 'phone' e passa la paura... la manovalanza messicana per farlo ce l'hanno... :)
    • Sg@bbio scrive:
      Re: Nomi diversi per mercati diversi
      Mi ricorda tanto il mega drive della XXXX, che in usa, si chiamava Genesis, per motivi di marchio.
      • Luco, giudice di linea mancato scrive:
        Re: Nomi diversi per mercati diversi
        - Scritto da: Sg@bbio
        Mi ricorda tanto il mega drive della XXXX, che in
        usa, si chiamava Genesis, per motivi di
        marchio.La Fiat Ritmo negli USA si chiamava Fiat Strada perché lì Ritmo era una marca di preservativi...
        • Etype scrive:
          Re: Nomi diversi per mercati diversi
          Gran macchina ;)
        • Funz scrive:
          Re: Nomi diversi per mercati diversi
          - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato
          - Scritto da: Sg@bbio

          Mi ricorda tanto il mega drive della XXXX,
          che
          in

          usa, si chiamava Genesis, per motivi di

          marchio.

          La Fiat Ritmo negli USA si chiamava Fiat Strada
          perché lì Ritmo era una marca di
          preservativi...E lo spumante italiano Clàssimo che fu ritirato in fretta e furia in Grecia non per ragioni di marchio, ma perché in greco significa "XXXXXXXXX"... bel fallimento di branding :D
  • Etype scrive:
    IFone
    " Gli operatori che in Messico intendono commercializzare e pubblicizzare offerte che comprendono un iPhone dovranno tentare di comunicare senza parole"Cioè a gesti ? (rotfl)"le autorità locali, a seguito della denuncia da parte della telco locale iFone, già vittoriosa nei confronti di Apple, hanno stabilito che iPhone sarà innominabile."Ma guardate che iphone è già innominabile di suo :D :D :DSoluzione molto più veloce : elimini completamente lo schiffone e hai risolto tutto,tanto nessuno si accorgerebbe della differenza...Comunque apple che denuncia una telco messicana che usava quel nome già dal 2003 fa troppo ridere,altro cancro nel mondo....
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: IFone
      contenuto non disponibile
      • Leguleio scrive:
        Re: IFone


        Comunque apple che denuncia una telco messicana

        che usava quel nome già dal 2003

        noi abbiamo avuto il caso del dominio armani in
        cui il più grosso ha vinto facendo causa al più
        piccolo, No, il titolare del timbrificio Armani è stato molto bravo a presentare la storia in questo modo per sollevare reazioni di solidarietà sul Web, le cose tuttavia stanno in maniera diversa.Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta. E la registrazione di un nome si applica anche al dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani il proprio sito oppure un nuovo budino alla vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché il marchio è registrato in precedenza.
        • ... scrive:
          Re: IFone
          - Scritto da: Leguleio


          Comunque apple che denuncia una telco
          messicana


          che usava quel nome già dal 2003



          noi abbiamo avuto il caso del dominio armani
          in

          cui il più grosso ha vinto facendo causa al
          più

          piccolo,

          No, il titolare del timbrificio Armani è stato
          molto bravo a presentare la storia in questo modo
          per sollevare reazioni di solidarietà sul Web, le
          cose tuttavia stanno in maniera
          diversa.
          Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma
          credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta.
          E la registrazione di un nome si applica anche al
          dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani
          il proprio sito oppure un nuovo budino alla
          vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché
          il marchio è registrato in
          precedenza.se armani è il cognome proprio del produttore e l'ambito è diverso da quello della moda non c'è probelma a registrare un nuovo marchio con tale nome. l'azienda vinicola ferrari è lecita e nessuno lo mette in dubbio
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            No, il titolare del timbrificio Armani è stato

            molto bravo a presentare la storia in questo
            modo

            per sollevare reazioni di solidarietà sul Web,
            le

            cose tuttavia stanno in maniera

            diversa.

            Il marchio Armani è già registrato (in Italia,
            ma

            credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta.

            E la registrazione di un nome si applica anche
            al

            dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani

            il proprio sito oppure un nuovo budino alla

            vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché

            il marchio è registrato in

            precedenza.
            se armani è il cognome proprio del produttore e
            l'ambito è diverso da quello della moda non c'è
            probelma a registrare un nuovo marchio con tale
            nome. Il timbrifico Armani non lo aveva registrato affatto. Si è preso il dominio, in anticipo di alcuni anni sullo stilista, ma senza alcuna indagine preventiva all'ufficio brevetti e marchi per sapere se fosse libero.
            l'azienda vinicola ferrari è lecita e
            nessuno lo mette in
            dubbioLa questione del nome "Armani" andrebbe approfondita, perché è vero che il marchio Ferrari vale sia per le auto sia per lo spumante, ma solo perché il viticoltore Ferrari non ha pensato ad estendere la protezione anche ad altri ambiti (pagando un po' di più è possibile). Si tratta di un'eccezione, più che della regola.
          • Izio01 scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            No, il titolare del timbrificio Armani
            è
            stato


            molto bravo a presentare la storia in
            questo

            modo


            per sollevare reazioni di solidarietà
            sul
            Web,

            le


            cose tuttavia stanno in maniera


            diversa.


            Il marchio Armani è già registrato (in
            Italia,

            ma


            credo anche all'estero) fin dagli anni
            Settanta.


            E la registrazione di un nome si
            applica
            anche

            al


            dominio, non c'è differenza tra
            chiamare
            Armani


            il proprio sito oppure un nuovo budino
            alla


            vaniglia: sono entrambe azioni
            illecite,
            perché


            il marchio è registrato in


            precedenza.


            se armani è il cognome proprio del
            produttore
            e

            l'ambito è diverso da quello della moda non
            c'è

            probelma a registrare un nuovo marchio con
            tale

            nome.

            Il timbrifico Armani non lo aveva registrato
            affatto. Si è preso il dominio, in anticipo di
            alcuni anni sullo stilista, ma senza alcuna
            indagine preventiva all'ufficio brevetti e marchi
            per sapere se fosse libero.
            Ed è una XXXXXta che glielo abbiano tolto. Non amo gli squatter dei siti, quelli che registrano i domini che potrebbero interessare a grandi aziende per poi poterli rivendere a 1000 volte tanto, ma se uno ha un motivo legittimo per richiedere un dominio, non vedo perché non dovrebbe farlo.Il buon Armani ha vinto schiacciando il piccolo timbraio con le cause legali; sarà anche questa la dura realtà ma non la vedo come qualcosa di buono.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Il timbrifico Armani non lo aveva registrato

            affatto. Si è preso il dominio, in anticipo
            di

            alcuni anni sullo stilista, ma senza alcuna

            indagine preventiva all'ufficio brevetti e
            marchi

            per sapere se fosse libero.


            Ed è una XXXXXta che glielo abbiano tolto. Non
            amo gli squatter dei siti, quelli che registrano
            i domini che potrebbero interessare a grandi
            aziende per poi poterli rivendere a 1000 volte
            tanto, Qui ti stai contraddicendo: non ami i cybersquatter, ma stai dalla parte di Luca Armani. Ora, nulla esclude che lo scopo del cancan che ha provocato in Rete all'epoca dei fatti fosse esattamente quello di fare soldi. Ci sono molte prove indirette che indicano quella direzione. Lui, ripeto, è stato molto bravo a presentarla come una lotta del giusto contro l'ingiusto, a raffigurarsi come il Davide che sfida Golia. Ma alla fine quello a cui pensava erano i soldi di Armani Giorgio, gli ideali stanno a zero.
            ma se uno ha un motivo legittimo per
            richiedere un dominio, non vedo perché non
            dovrebbe
            farlo.Su queste cose decide il Codice civile, lo hanno inventato apposta, e la normativa sui marchi d'impresa. Qui non è nemmeno questione di invocare la preminenza della legge sul cittadino, è proprio buon senso: in presenza di un milione di cittadini che di cognome fanno Rossi è indispensabile stabilire regole certe e atte a dirimere i potenziali milioni di conflitti per l'attribuzione di un marchio. :|
            Il buon Armani ha vinto schiacciando il piccolo
            timbraio con le cause legali; Avrebbe vinto chiunque avesse registrato il marchio Armani. Le disponibilità finanziarie non c'entrano nulla. Ripeto, Luca Armani, proprietario del timbrificio, non lo ha fatto. Come pensava di vincere la causa lo sa solo lui.
            sarà anche questa
            la dura realtà ma non la vedo come qualcosa di
            buono.Per un'analisi dell'epoca che sostiene le mie posizioni, e compiuta da parte di un appassionato di computer, non da un giurista, vedi:http://www.apogeonline.com/webzine/2004/01/07/01/200401070101Rivela anche dettagli poco noti su registrazioni di strane società telematiche da parte di Luca Armani. Una cosa che ho imparato già da prima che esistesse internet, e che poi ho esercitato ampiamente grazie al web, è che a sentire una sola campana la verità fattuale non la si conosce. <B
            Mai </B
            .
          • Izio01 scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio

            Per un'analisi dell'epoca che sostiene le mie
            posizioni, e compiuta da parte di un appassionato
            di computer, non da un giurista,
            vedi:

            http://www.apogeonline.com/webzine/2004/01/07/01/2
            Francamente non amo Paolo Attivissimo e in questo caso non sono d'accordo con lui. Cybersquatter è chi occupa un dominio senza averne titolo. Secondo te i grossi industriali hanno il diritto di spadroneggiare e prendersi i domini che preferiscono, anche se si svegliano con mezzo decennio di ritardo; io non sono d'accordo. In Italia aveva vinto la piccola CNN.it contro Cable News Network e io avevo appluadito alla sentenza: la ditta italiana, che era piccola ma pur sempre funzionante, si era presa il suo dominio prima che arrivasse il Golia con un cease & desist. Ora cnn.it porta al sito della multinazionale, spero che non sia stata ribaltata la sentenza (anche se non mi stupirebbe).Che ti devo dire? Ci saranno anche le solite autorità che ti piace citare, ma a me personalmente continua a scocciare parecchio che i soldi comandino la legge.
            Rivela anche dettagli poco noti su registrazioni
            di strane società telematiche da parte di Luca
            Armani.

            Una cosa che ho imparato già da prima che
            esistesse internet, e che poi ho esercitato
            ampiamente grazie al web, è che a sentire una
            sola campana la verità fattuale non la si
            conosce. <B
            Mai </B

            .
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone

            Cybersquatter è
            chi occupa un dominio senza averne titolo.Sul principio generale siamo anche d'accordo, solo che un semplice cognome non dà diritto ad alcunché, anche se a Luca Armani, titolare del timbrificio di Treviglio, piace pensarlo.Il diritto si acquisisce, prevalentemente anche se non sempre, con la registrazione del marchio. Solo in certi, limitati casi, funziona il "l'ho fatto prima io!". Il mondo del commercio non è una scuola materna.
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio

            Cybersquatter è[yt]MAiPvkj0lGQ[/yt]
          • Sg@bbio scrive:
            Re: IFone
            Parliamoci chiaro, il mondo legale ha fatto la XXXXXta, non c'è molto da difendere, la grossa multinazionale si arroga il diritto di avere come marchio registrato un COGNOME.
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Sg@bbio
            Parliamoci chiaro, il mondo legale ha fatto la
            XXXXXta, non c'è molto da difendere, la grossa
            multinazionale si arroga il diritto di avere come
            marchio registrato un
            COGNOME.Esattamente.
          • Sg@bbio scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: ...
            - Scritto da: Sg@bbio

            Parliamoci chiaro, il mondo legale ha fatto la

            XXXXXta, non c'è molto da difendere, la grossa

            multinazionale si arroga il diritto di avere
            come

            marchio registrato un

            COGNOME.

            Esattamente.http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/124340_luca_armani/Tra l'altro 4 anni fa' sommerso dai debiti per via di questa insensatezza legale, ha perso l'attività... e c'è qualcuno che ha il coraggio di difendere questo sistema ?
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Sg@bbio
            - Scritto da: ...

            - Scritto da: Sg@bbio


            Parliamoci chiaro, il mondo legale ha fatto la


            XXXXXta, non c'è molto da difendere, la grossa


            multinazionale si arroga il diritto di avere

            come


            marchio registrato un


            COGNOME.



            Esattamente.

            http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/124340_

            Tra l'altro 4 anni fa' sommerso dai debiti per
            via di questa insensatezza legale, ha perso
            l'attività... e c'è qualcuno che ha il coraggio
            di difendere questo sistema
            ?La cosa tragica è che quando se ne parlò a suo tempo... la maggior parte degli italiani davano ragione a Giorgio Armani! :|Ma con che coraggio? Con che logica? Armani non ha capito l'importanza di Internet ed è stato poco lungimirante (per voler essere buoni) a non comprarsi il dominio quando poteva farlo... e quindi? Perché mai lo stato dovrebbe fargli un favore e darglielo per legge? Perché è ricco? Perché è famoso? E la legge uguale per tutti?
          • Cobra Reale scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: ...
            - Scritto da: Sg@bbio

            Parliamoci chiaro, il mondo legale ha fatto la

            XXXXXta, non c'è molto da difendere, la grossa

            multinazionale si arroga il diritto di avere
            come

            marchio registrato un

            COGNOME.

            Esattamente.Non ci vedo nulla di male e mi dispiace per Luca Armani, ma la celeberrima casa di moda ha ragione da vendere: registrando il dominio armani.it il titolare di quel timbrificio si è presentato al mondo come l'Armani per antonomasia, sfruttando la popolarità della ''maison'' di Giorgio Armani. Naturalmente non poteva farlo. Se non erro, ha perso la causa proprio per questo.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 10 giugno 2014 15.21-----------------------------------------------------------
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone
            Il dito e la luna!La rivoltata e la frittata!Le divagazioni!La censura!Il vogliono chiudere la bocca!
          • Luco, giudice di linea mancato scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Il diritto si acquisisce, prevalentemente anche
            se non sempre, con la registrazione del marchio.La registrazione del marchio non comporta quella del dominio.Sai quanti marchi esistono nel mondo che non hanno un dominio?Per quale motivo dovremmo pensare che un giorno lo avranno se ad oggi non ce l'hanno?
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Il diritto si acquisisce, prevalentemente
            anche

            se non sempre, con la registrazione del
            marchio.

            La registrazione del marchio non comporta quella
            del
            dominio.Infatti, mai detto che la cosa sia automatica.
            Sai quanti marchi esistono nel mondo che non
            hanno un
            dominio?
            Per quale motivo dovremmo pensare che un giorno
            lo avranno se ad oggi non ce
            l'hanno?Tu non devi pensare, non è richiesto dal codice civile e dalla normativa sui marchi.Quando il detentore di un marchio registrato, che ha pagato per ottenerlo, non é gratuito, ti chiede la cessione del dominio, come ha fatto il gruppo Armani con Luca Armani, tu prima vai a guardarti la normativa. Invece ci sono i furbi che prima protestano sul web, immaginandosi di ottenere chissà quali effetti, e poi scoprono in tribunale di avere torto.Ma tu guarda che strano! Un marchio registrato nel 1975 vince su uno che non ha mai registrato nulla! Incredibili le cose che si vedono a questo mondo.
          • Funz scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Ma tu guarda che strano! Un marchio registrato
            nel 1975 vince su uno che non ha mai registrato
            nulla! Incredibili le cose che si vedono a questo
            mondo.non capisci o svii il discorso apposta.Il timbrificio Armani era registrato alla Camera di Commercio e tanto basta. La pretesa della Giorgio Armani era alquanto pelosa e portata avanti con la violenza degli avvocati e dei soldi.
          • Cobra Reale scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Funz
            - Scritto da: Leguleio


            Ma tu guarda che strano! Un marchio
            registrato

            nel 1975 vince su uno che non ha mai
            registrato

            nulla! Incredibili le cose che si vedono a
            questo

            mondo.

            non capisci o svii il discorso apposta.
            Il timbrificio Armani era registrato alla Camera
            di Commercio e tanto basta.

            La pretesa della Giorgio Armani era alquanto
            pelosa e portata avanti con la violenza degli
            avvocati e dei
            soldi.Siamo realisti. Summum ius, summa iniuria. Quel dominio spettava di diritto all'Armani per antonomasia. Si può provare simpatia per il piccolo Davide, ma a volte è il gigantesco Golia ad avere ragione (sicuramente non è stato il caso della Apple in Messico, probabilmente il colosso di Cupertino avrebbe perso la causa anche in Italia)
          • Luco, giudice di linea mancato scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            Il timbrifico Armani non lo aveva
            registrato


            affatto. Si è preso il dominio, in
            anticipo

            di


            alcuni anni sullo stilista, ma senza
            alcuna


            indagine preventiva all'ufficio
            brevetti
            e

            marchi


            per sapere se fosse libero.





            Ed è una XXXXXta che glielo abbiano tolto.
            Non

            amo gli squatter dei siti, quelli che
            registrano

            i domini che potrebbero interessare a grandi

            aziende per poi poterli rivendere a 1000
            volte

            tanto,

            Qui ti stai contraddicendo: non ami i
            cybersquatter, ma stai dalla parte di Luca
            Armani.Ma Luca Armani si chiama così, che doveva fare, cambiarsi il cognome per aprire un'attività e un sito internet? Il dominio era LIBERO ed è un dato di fatto che Luca Armani si chiami ARMANI di cognome.Si fosse chiamato Rossi, o Esposito, o in qualunque altro modo, e ciononostante avesse registrato armani.it allora avresti avuto ragione. Ma si chiama Armani.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Non


            amo gli squatter dei siti, quelli che

            registrano


            i domini che potrebbero interessare a
            grandi


            aziende per poi poterli rivendere a 1000

            volte


            tanto,



            Qui ti stai contraddicendo: non ami i

            cybersquatter, ma stai dalla parte di Luca

            Armani.

            Ma Luca Armani si chiama così, che doveva fare,
            cambiarsi il cognome per aprire un'attività e un
            sito internet? Il dominio era LIBERO ed è un dato
            di fatto che Luca Armani si chiami ARMANI di
            cognome.Nessuno qui dice che doveva cambiarsi il cognome o aprire l'attività sotto un altro cognome. Sono due aspetti separati.
            Si fosse chiamato Rossi, o Esposito, o in
            qualunque altro modo, e ciononostante avesse
            registrato armani.it allora avresti avuto
            ragione. Ma si chiama
            Armani.No, la legge non prevede diritti particolari sui cognomi, quando questi vanno a formare un marchio. L'ho scritto sopra: ci sono un milione di persone col cognome Rossi in Italia, basta che solo due abbiano la stessa idea di trasformare in marchio la loro identica attività, e siamo alla confusione cosmica. La normativa sui marchi si propone di stabilire criteri fissi in caso di nomi simili o uguali. Non so se ci riesca sempre, ma lo scopo è quello. Da quello che ricordo dell'inizio della controversia, il gruppo Armani aveva offerto a Luca Armani di registragli un nuovo dominio con nome a piacere: timbrificioarmani.it, lucaarmani.it, quello che voleva lui, tutto a loro spese, e di cedergli armani.it. Si è rifiutato. E in tribunale ha perso. Ma pensa te. :oIl classico caso di persona, qui su PI ne incontro a migliaia, che crede che è lui che scrive la legge, e magari decide pure come applicarla.
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Il classico caso di persona, qui su PI ne
            incontro a migliaia, che crede che è lui che
            scrive la legge, e magari decide pure come
            applicarlaCitami la legge che un dominio sia da assegnare in base a chi sia la persona più famosa che ne fa richiesta.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Il classico caso di persona, qui su PI ne

            incontro a migliaia, che crede che è lui che

            scrive la legge, e magari decide pure come

            applicarla

            Citami la legge che un dominio sia da assegnare
            in base a chi sia la persona più famosa che ne fa
            richiesta.Questa legge non esiste da nessuna parte.Il dominio viene riassegnato, su richiesta, a chi è titolare del marchio omonimo. E registrare un marchio costa, ma guarda caso, dà anche qualche piccolo vantaggio.
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            Il classico caso di persona, qui su PI
            ne


            incontro a migliaia, che crede che è
            lui
            che


            scrive la legge, e magari decide pure
            come


            applicarla



            Citami la legge che un dominio sia da
            assegnare

            in base a chi sia la persona più famosa che
            ne
            fa

            richiesta.

            Questa legge non esiste da nessuna parte.
            Il dominio viene riassegnato, su richiesta, a chi
            è titolare del marchio omonimo.Quindi mi stai dicendo che se io mi chiamo "Armani" non posso chiamare la mia ditta "Armani"? E allora come mai esistono molte ditte chiamate "Armani" che non hanno nulla a che vedere con Giorgio Armani.
            E registrare un marchio costa, ma guarda caso, dà
            anche qualche piccolo
            vantaggio.A quanto pare solo al pesce grosso.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Questa legge non esiste da nessuna parte.

            Il dominio viene riassegnato, su richiesta,
            a
            chi

            è titolare del marchio omonimo.

            Quindi mi stai dicendo che se io mi chiamo
            "Armani" non posso chiamare la mia ditta
            "Armani"? Certo che puoi, iscriversi alla Camera di commercio è un dovere ma non comporta particolari controlli sul nome. Quando si tratta di trasformare il nome dell'azienda in un marchio di fabbrica, perché ha sucXXXXX, iniziano i problemi.
            E allora come mai esistono molte ditte
            chiamate "Armani" che non hanno nulla a che
            vedere con Giorgio
            Armani.Ditte, o marchi di fabbrica?È diverso.

            E registrare un marchio costa, ma guarda
            caso,


            anche qualche piccolo

            vantaggio.

            A quanto pare solo al pesce grosso.A quello che ha pagato al registro dei brevetti e dei marchi, e con una certa lungimiranza.Quella che Luca Armani evidentemente non aveva.
          • Funz scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            Questa legge non esiste da nessuna
            parte.


            Il dominio viene riassegnato, su
            richiesta,

            a

            chi


            è titolare del marchio omonimo.



            Quindi mi stai dicendo che se io mi chiamo

            "Armani" non posso chiamare la mia ditta

            "Armani"?

            Certo che puoi, iscriversi alla Camera di
            commercio è un dovere ma non comporta particolari
            controlli sul nome.

            Quando si tratta di trasformare il nome
            dell'azienda in un marchio di fabbrica, perché ha
            sucXXXXX, iniziano i
            problemi.il che non ha NESSUNA ATTINENZA con l'assegnazione del dominio.Rettifico quanto ho detto qualche post fa: non solo un'azienda di nome Armani aveva diritto al dominio armani.itIl sig. Armando Armani Qualunque da Abbiategrasso aveva l'identico diritto di registrare il dominio armani.it per il suo blog personale, se fosse stato ancora libero.PUNTO.Tutto il resto sono fesserie e tentativi di giustificare l'ingiustificabile.

            E allora come mai esistono molte ditte

            chiamate "Armani" che non hanno nulla a che

            vedere con Giorgio

            Armani.

            Ditte, o marchi di fabbrica?
            È diverso.irrilevante, come dimostrato.


            E registrare un marchio costa, ma guarda

            caso,




            anche qualche piccolo


            vantaggio.



            A quanto pare solo al pesce grosso.

            A quello che ha pagato al registro dei brevetti e
            dei marchi, e con una certa
            lungimiranza.
            Quella che Luca Armani evidentemente non aveva.irrilevante, come dimostrato.il riccone doveva offrire una cifra CONGRUA, se voleva un dominio altrui.Sappiamo benissimo che domini importanti possono valere molti soldi.
          • Funz scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            Il timbrifico Armani non lo aveva
            registrato


            affatto. Si è preso il dominio, in
            anticipo

            di


            alcuni anni sullo stilista, ma senza
            alcuna


            indagine preventiva all'ufficio
            brevetti
            e

            marchi


            per sapere se fosse libero.





            Ed è una XXXXXta che glielo abbiano tolto.
            Non

            amo gli squatter dei siti, quelli che
            registrano

            i domini che potrebbero interessare a grandi

            aziende per poi poterli rivendere a 1000
            volte

            tanto,

            Qui ti stai contraddicendo: non ami i
            cybersquatter, ma stai dalla parte di Luca
            Armani. Ora, nulla esclude che lo scopo del
            cancan che ha provocato in Rete all'epoca dei
            fatti fosse esattamente quello di fare soldi. Ciovvio, è sempre una questione di soldi e non c'è assolutamente niente di male. Stiamo parlando di aziende.
            sono molte prove indirette che indicano quella
            direzione. Lui, ripeto, è stato molto bravo a
            presentarla come una lotta del giusto contro
            l'ingiusto, a raffigurarsi come il Davide che
            sfida Golia.irrilevante rispetto alla questione dei diritti.
            Ma alla fine quello a cui pensava erano i soldi
            di Armani Giorgio, gli ideali stanno a
            zero.anche se fosse, è irrilevante. Lui possedeva di diritto il dominio, e poteva venderlo al prezzo che voleva.

            ma se uno ha un motivo legittimo per

            richiedere un dominio, non vedo perché non

            dovrebbe

            farlo.

            Su queste cose decide il Codice civile, lo hanno
            inventato apposta, e la normativa sui marchi
            d'impresa. Qui non è nemmeno questione di
            invocare la preminenza della legge sul cittadino,
            è proprio buon senso: in presenza di un milione
            di cittadini che di cognome fanno Rossi è
            indispensabile stabilire regole certe e atte a
            dirimere i potenziali milioni di conflitti per
            l'attribuzione di un marchio.
            :|le regole esistevano già e sono state calpestate: chi primo arriva viene servito per primo. Non c'entra una fava la normativa sui marchi, proprio niente visto che entrambi sono in regola e erano legittimati a rivendicare quel dominio.il sig. Armani Giorgio poteva fare un'offerta CONGRUA per comprare il dominio, invece di partire con le cause. Da parte mia non indosserò mai roba firmata da lui (non che me ne fotta qualcosa della moda, comunque)

            Il buon Armani ha vinto schiacciando il
            piccolo

            timbraio con le cause legali;

            Avrebbe vinto chiunque avesse registrato il
            marchio Armani. Le disponibilità finanziarie non
            c'entrano nulla. Ripeto, Luca Armani,
            proprietario del timbrificio, non lo ha fatto.il "marchio Armani" non c'entra un cavolo, non tirarlo in ballo epr sviare il discorso.Qui si parla del dominio armani.it Ci arrivi?
            Come pensava di vincere la causa lo sa solo
            lui.sai, aveva fiducia nella giustizia italiana. Ed è stato tradito.

            sarà anche questa

            la dura realtà ma non la vedo come qualcosa
            di

            buono.

            Per un'analisi dell'epoca che sostiene le mie
            posizioni, e compiuta da parte di un appassionato
            di computer, non da un giurista,
            vedi:

            http://www.apogeonline.com/webzine/2004/01/07/01/2

            Rivela anche dettagli poco noti su registrazioni
            di strane società telematiche da parte di Luca
            Armani.tutta roba irrilevante per giustificare un abuso vergognoso. Lì Attivissimo ha XXXXXXto decisamente fuori dal vasino, ha poco senso argomentare che anche tutti gli altri signori Armani avessero diritto, o cosa un navigatore che va su armani.it si aspetta di trovare.
            Una cosa che ho imparato già da prima che
            esistesse internet, e che poi ho esercitato
            ampiamente grazie al web, è che a sentire una
            sola campana la verità fattuale non la si
            conosce. <B
            Mai </B
            invece a dare sempre ragione al più forte e prepotente non sbagli mai. Chi striscia non inciampa.
        • Luco, giudice di linea mancato scrive:
          Re: IFone
          - Scritto da: Leguleio
          No, il titolare del timbrificio Armani è stato
          molto bravo a presentare la storia in questo modo
          per sollevare reazioni di solidarietà sul Web, le
          cose tuttavia stanno in maniera diversa.
          Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma
          credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta.
          E la registrazione di un nome si applica anche al
          dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani
          il proprio sito oppure un nuovo budino alla
          vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché
          il marchio è registrato in precedenza.Peccato che Armani fosse un COGNOME e fosse il cognome del titolare del timbrificio ed il cognome esiste da molto prima del marchio...
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            No, il titolare del timbrificio Armani è
            stato

            molto bravo a presentare la storia in questo
            modo

            per sollevare reazioni di solidarietà sul
            Web,
            le

            cose tuttavia stanno in maniera diversa.

            Il marchio Armani è già registrato (in
            Italia,
            ma

            credo anche all'estero) fin dagli anni
            Settanta.

            E la registrazione di un nome si applica
            anche
            al

            dominio, non c'è differenza tra chiamare
            Armani

            il proprio sito oppure un nuovo budino alla

            vaniglia: sono entrambe azioni illecite,
            perché

            il marchio è registrato in precedenza.

            Peccato che Armani fosse un COGNOME e fosse il
            cognome del titolare del timbrificio ed il
            cognome esiste da molto prima del
            marchio...Credi che non sappia che Armani è un cognome, e nemmeno così raro? :)Quando il cognome è impiegato come marchio a fini commerciali, un cognome segue la normativa su di questi. Magari pensi che se ti chiami Locatelli puoi metterti a produrre industrialmente articoli di ferramenta con quel marchio, oppure se ti chiami Zoppas puoi produrre poster e cartoline illustrate. Nossignore: se il marchio è stato registrato per un'ampia categoria merceologica, come probabilmente è, ti scegli un altro nome. E un altro dominio, va da sé. Ma anche nel caso che due marchi coesistano da tempo in ambiti differenti, come é Ferrari, solo uno può vincere in tribunale per l'assegnazione del dominio. Ecco quello che ha vinto in Italia: http://www.who.is/whois/ferrari.it/È impossibile che lo stesso dominio sia usato da entrambi.
          • ... scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio


            No, il titolare del timbrificio Armani è

            stato


            molto bravo a presentare la storia in
            questo

            modo


            per sollevare reazioni di solidarietà
            sul

            Web,

            le


            cose tuttavia stanno in maniera diversa.


            Il marchio Armani è già registrato (in

            Italia,

            ma


            credo anche all'estero) fin dagli anni

            Settanta.


            E la registrazione di un nome si applica

            anche

            al


            dominio, non c'è differenza tra chiamare

            Armani


            il proprio sito oppure un nuovo budino
            alla


            vaniglia: sono entrambe azioni illecite,

            perché


            il marchio è registrato in precedenza.



            Peccato che Armani fosse un COGNOME e fosse
            il

            cognome del titolare del timbrificio ed il

            cognome esiste da molto prima del

            marchio...

            Credi che non sappia che Armani è un cognome, e
            nemmeno così raro?
            :)

            Quando il cognome è impiegato come marchio a fini
            commerciali, un cognome segue la normativa su di
            questi. Magari pensi che se ti chiami Locatelli
            puoi metterti a produrre industrialmente articoli
            di ferramenta con quel marchio, oppure se ti
            chiami Zoppas puoi produrre poster e cartoline
            illustrate. Nossignore: se il marchio è stato
            registrato per un'ampia categoria merceologica,
            come probabilmente è, ti scegli un altro nome.Ma che XXXXX dici? http://www.ferrariformaggi.it/
          • Cobra Reale scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: ...
            - Scritto da: Leguleio



            No, il titolare del timbrificio
            Armani
            è


            stato



            molto bravo a presentare la storia
            in

            questo


            modo



            per sollevare reazioni di
            solidarietà

            sul


            Web,


            le



            cose tuttavia stanno in maniera
            diversa.



            Il marchio Armani è già registrato
            (in


            Italia,


            ma



            credo anche all'estero) fin dagli
            anni


            Settanta.



            E la registrazione di un nome si
            applica


            anche


            al



            dominio, non c'è differenza tra
            chiamare


            Armani



            il proprio sito oppure un nuovo
            budino

            alla



            vaniglia: sono entrambe azioni
            illecite,


            perché



            il marchio è registrato in
            precedenza.





            Peccato che Armani fosse un COGNOME e
            fosse

            il


            cognome del titolare del timbrificio ed
            il


            cognome esiste da molto prima del


            marchio...



            Credi che non sappia che Armani è un
            cognome,
            e

            nemmeno così raro?

            :)



            Quando il cognome è impiegato come marchio a
            fini

            commerciali, un cognome segue la normativa
            su
            di

            questi. Magari pensi che se ti chiami
            Locatelli

            puoi metterti a produrre industrialmente
            articoli

            di ferramenta con quel marchio, oppure se ti

            chiami Zoppas puoi produrre poster e
            cartoline

            illustrate. Nossignore: se il marchio è stato

            registrato per un'ampia categoria
            merceologica,

            come probabilmente è, ti scegli un altro
            nome.

            Ma che XXXXX dici?

            http://www.ferrariformaggi.it/Ha detto il giusto, infatti la ditta Ferrari formaggi non poteva registrare il dominio ferrari.it, quindi ha dovuto optare per ferrariformaggi.it
          • Funz scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Quando il cognome è impiegato come marchio a fini
            commerciali, un cognome segue la normativa su di
            questi. Magari pensi che se ti chiami Locatelli
            puoi metterti a produrre industrialmente articoli
            di ferramenta con quel marchio, oppure se ti
            chiami Zoppas puoi produrre poster e cartoline
            illustrate. Nossignore: se il marchio è stato
            registrato per un'ampia categoria merceologica,
            come probabilmente è, ti scegli un altro nome. Efin qui, d'accordo.
            un altro dominio, va da sé. un ca**o! Non c'è nessuna legge che lo impone.
            Ma anche nel caso che due marchi coesistano da
            tempo in ambiti differenti, come é Ferrari, solo
            uno può vincere in tribunale per l'assegnazione
            del dominio. Ecco quello che ha vinto in Italia:


            http://www.who.is/whois/ferrari.it/

            È impossibile che lo stesso dominio sia
            usato da
            entrambi.magari potrebbero mettersi d'accordo, e tirare su una pagina di disambiguazione.Ma no, sono abituati a giocare a chi ha più soldi per avvocati...
        • Leguleio scrive:
          Re: IFone

          I marchi si registrato per una CATEGORIA
          MERCEOLOGICA. Se fai prodotto diversi, puoi fare
          migliaia di società chiamate Armani: Armani
          Trattori, Armani Formaggi, Fiorista Armani,
          Coproliti Armani, etc,
          etc.
          Armani Spa ha registrato il nome in più categorie
          merceologiche, ma sicuramente non i
          Timbri.Per quello dicevo che la questione va approfondita: non so per quante categorie è stato registrato il nome Armani. Per la verità, non so nemmeno se esiste una categoria merceologica come "timbri", secondo me rientra più in generale nella cancelleria, o simili.
          Il caso Armani.it fu un caso che fece
          giurisprudenza perché all'epoca non esistevano
          ancora i Sunrise Period: la regola di
          assegnazione dei nomi a dominio era una sola e
          semplice: First Come, First Served. Parliamo della legge italiana, che non prevede ancor oggi, che io sappia, questa regola, quando di mezzo ci sono nomi preesistenti. Il buon senso indicava, e indica tuttora, che un nome di marchio può essere usato come dominio su internet solo da chi quel marchio lo ha registrato in precedenza.
          Il caso armani.it fu uno dei primi che pose il
          dilemma in tribunale: quale regola era
          prioritaria nell'assegnazione di un nome a
          dominio? Quella storica che aveva sempre
          governato la loro assegnazione, o andava
          stravolta per seguire quella storica adottata per
          i marchi commerciali? Guarda che stai puntando il dito sulla cornice anziché sul quadro. Luca Armani non è stato multato o sanzionato in alcun modo per essersi preso il dominio armani.it. Nel momento in cui il gruppo Armani ha deciso di andare sul web e di farlo col proprio marchio, due circostanze che non erano automatiche, ha chiesto gentilmente a Luca Armani di cedergli il dominio, con spese di riassegnazione a carico loro, e solo al suo rifiuto è partita la causa.Magari il paragone è un po' superficiale: sui mezzi pubblici non è proibito sedersi nei posti riservati agli anziani e agli invalidi, nessuno riceverà mai una multa per quello. Quando entra un anziano o un invalido e chiede di farlo sedere, ci si alza. Tutto qui.
          Altrove andò diversamente: Anand Ramnath Mani,
          titolare di armani.com, nel 2001 la spuntò
          sull'Emporio Armani. Era solo una e-mail, non un dominio.E il signor Mani aveva registrato il marchio, a quando ricordo. Luca Armani no.In caso di marchi entrambi registrati, è ovvio, il tribunale usa altri criteri per la decisione. Quando uno è registrato e uno no, di dubbi interpretativi non ve ne sono.
          Inoltre è noto che Luca Armani perse perché non
          aveva mai registrato formalmente il nome del suo
          timbrificio nella corrispondente categoria
          merceologica. Un dettaglio da niente, vero? (rotfl)Ecco cosa accade a fare i taccagni.Come potesse pensare Luca Armani di vincere contro un gruppo che lo aveva registrato da un ventennio, lo sa solo lui.
          • Luco, giudice di linea mancato scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Come potesse pensare Luca Armani di vincere
            contro un gruppo che lo aveva registrato da un
            ventennio, lo sa solo
            lui.Perché Luca Armani aveva quel cognome da più di 20 anni.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Come potesse pensare Luca Armani di vincere

            contro un gruppo che lo aveva registrato da
            un

            ventennio, lo sa solo

            lui.

            Perché Luca Armani aveva quel cognome da più di
            20
            anni.E ce lo ha ancora. Il diritto al proprio nome è riconosciuto. Quello a prendersi i domini a capriccio, no.
          • Skywalker scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio

            Il caso Armani.it fu un caso che fece

            giurisprudenza perché all'epoca non

            esistevano ancora i Sunrise Period: la regola di

            assegnazione dei nomi a dominio era una sola

            e semplice: First Come, First Served.

            Parliamo della legge italiana, che non prevede
            ancor oggi, che io sappia, questa regola, quando
            di mezzo ci sono nomi preesistenti.Se per questo la legge italiana non regola nemmeno la distribuzione dei cognomi sui campanelli delle abitazioni.
            Il buon senso indicava, e indica tuttora, che un
            nome di marchio può essere usato come dominio su
            internet solo da chi quel marchio lo ha
            registrato in precedenza.Peccato, come ti ho già detto, che ragioni con logiche da 2014, non con logiche da 1988, quando sono nati i domini .it.Nel 1988 non era un mercato e ancora nel 1990 si discuteva se fosse accettabile aggiungere pubblicità in fondo ad una email. La legge sui Marchi non afferisce alla distribuzione dei cognomi sui campanelli. Se il Sig. Paolo Armani, vicino di casa di Giorgio Armani, scrivesse "Armani" sul campanello e le top model vanno tutte a suonare da Lui, non è che Giorgio Armani può usare il Marchio Armani per costringere Paolo a cambiare il nome sul campanello. Paolo deve fare "commercio" con quel nome, allora rientra nell'ambito dei Marchi.Nel 1988 i nomi dei domini erano equivalenti ai nomi sui campanelli: servivano per chiamare qualcuno più facilmente del numero dell'appartemento. E come tali non erano soggetti alla normativa sui marchi.Poi qualcuno, indipendentemente ed in parte contro la volontà di chi Internet l'aveva progettata e costruita ha scoperto che ci si poteva fare soldi. Chi era contrario ha provato ad obiettare. Ci fu un lungo periodo in cui si parlò di fare due reti separate, una aperta al business, l'altra no. Poi tra il 1996 ed il 2001, il business travolse Internet.E nacque il dilemma se i nomi a dominio dovessero seguire le regole dei marchi commerciali o meno. Ti ho già fatto notare che il WIPO, interrogato da ICANN, affrontò il problema solo nel 1999 e lo risolse dicendo che contava la buona fede, non il possesso o meno del marchio. E sulla base di quello, lo stesso WIPO diede ragione ad Anand Ramnath Mani. Mr. Mani non aveva registrato nessun marchio: semplicemente faceva business con il nome "A.R.Mani" dal 1981. Armani aveva registrato il marchio nel 1975. E perse.Hai solo detto una XXXXXXccia. Capita a tutti. Ti capiterà ancora, come capiterà anche a me. Stavolta però l'hai detta tu. Ed incredibilmente, a differenza di altre discussioni che abbiamo fatto, vai avanti.
            Nel momento in cui il
            gruppo Armani ha deciso di andare sul web e di
            farlo col proprio marchio, due circostanze che
            non erano automatiche, ha chiesto gentilmente a
            Luca Armani di cedergli il dominio, con spese di
            riassegnazione a carico loro, e solo al suo
            rifiuto è partita la causa.Esattamente come aveva fatto poco prima con il Sig. Mani. E perse.Invece nel caso di Luca Armani vinse. La differenza fondamentale è che il WIPO si limitò ad applicare le regole esistenti, mentre i Giudici Italiani quel giorno fecero giurisprundenza. Che vale ancora oggi.Ti faccio notare una cosa: se allora la cosa fosse stata così assodata come la descrivi tu, Giorgio Armani non avrebbe dovuto aspettare che Luca Armani gli consegnasse il dominio armani.it tre anni dopo. Forte della sentenza, come si fa oggi, la spediva alla NA e questi facevano la riassegnazione d'ufficio, Luca Armani volente o nolente. Invece si guardò bene dal farlo, perché le regole della NA erano altre e Giorgio Armani, che aveva registrato altri domini .it, le aveva firmate ma scientemente disattese. Ed alla NA all'epoca erano parecchio XXXXXXXti.Il punto è che in quegli anni si verificò il passaggio per cui alcuni campanelli divennero insegne. E si pose il problema.
            Magari il paragone è un po' superficiale: sui
            mezzi pubblici non è proibito sedersi nei posti
            riservati agli anziani e agli invalidi, nessuno
            riceverà mai una multa per quello. Quando entra
            un anziano o un invalido e chiede di farlo
            sedere, ci si alza. Tutto qui.No. Io sono seduto sul posto davanti. E sono salito prima. Se vuoi il mio posto aspetti che scenda o mi proponi uno scambio, compensando il fatto che io mi sposti in uno dietro. Quello che fecero i giudici quel giorno fu di stabilire che i posti sull'autobus avessero valenza commerciale e che quindi chi aveva pagato per avere il posto davanti al mercato rionale, ora poteva pretendere il posto davanti anche sull'autobus.Strano che tu non capisca un concetto così chiaro: tra prima e dopo sono state cambiate le regole.



            Altrove andò diversamente: Anand Ramnath
            Mani,

            titolare di armani.com, nel 2001 la spuntò

            sull'Emporio Armani.

            Era solo una e-mail, non un dominio.Scusa?!?!?!?!http://www.wipo.int/amc/en/domains/decisions/html/2001/d2001-0537.htmlNon dico tanto, ma se non conosci i fatti, lascia perdere.
            E il signor Mani aveva registrato il marchio, a
            quando ricordo. Luca Armani no.Il Sig.Mani non aveva registrato un bel niente.
            In caso di marchi entrambi registrati, è ovvio,
            il tribunale usa altri criteri per la decisione.
            Quando uno è registrato e uno no, di dubbi
            interpretativi non ve ne
            sono.Ripeto: il Sig. Mani non aveva registrato un bel niente.

            Inoltre è noto che Luca Armani perse perché

            non aveva mai registrato formalmente il nome del

            suo timbrificio nella corrispondente categoria

            merceologica.

            Un dettaglio da niente, vero? (rotfl)
            Ecco cosa accade a fare i taccagni.
            Come potesse pensare Luca Armani di vincere
            contro un gruppo che lo aveva registrato da un
            ventennio, lo sa solo
            lui.Forse perché il il 20 luglio 2001, poco prima, il WIPO aveva dato ragione al Sig. Anand e non a Giorgio?Nel 2001, quando la causa iniziò, l'aspettativa di chi era nell'ambito, non solo di Luca Armani, era che il dominio non fosse riassegnato.Il giorno dopo lo stupore fu tanto. Oggi invece si da per scontato che Internet sia un'area commerciale e che debba rispondere alla regolamentazione del commercio. All'epoca invece era tutto fuorché scontatoComunque se credi che l'Arbitrato tra A.R.Mani e Armani al WIPO del 2001 fosse per un indirizzo email, non faccio fatica a capire perché continui a fare affermazioni errate: perché in questo caso non conosci i fatti.A questo punto però non ha senso continuare: se neghi i fatti, non ha senso argomentare.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Parliamo della legge italiana, che non
            prevede

            ancor oggi, che io sappia, questa regola,
            quando

            di mezzo ci sono nomi preesistenti.
            Se per questo la legge italiana non regola
            nemmeno la distribuzione dei cognomi sui
            campanelli delle
            abitazioni.Certo che no, non sono mica marchi.Non ha senso attorcigliarsi come fai tu sulla tecnologia del web e sulle norme sull'assegnazione dei domini per queste cose. È la legge sui marchi quella da osservare, anche se dovessimo parlare un giorno delle scritte che si possono lasciare in cielo, per fare un'ipotesi fantascientifica, non cambia nulla.
            Peccato, come ti ho già detto, che ragioni con
            logiche da 2014, non con logiche da 1988, quando
            sono nati i domini
            .it.

            Nel 1988 non era un mercato e ancora nel 1990 si
            discuteva se fosse accettabile aggiungere
            pubblicità in fondo ad una email.La causa contro Luca Armani è iniziata nell'ottobre del 1998. Il web in Italia era già un fatto assodato.
            La legge sui Marchi non afferisce alla
            distribuzione dei cognomi sui campanelli. Mava'?!?I cognomi non sono marchi.Possono esserlo, come nel caso di Armani, ma è uno dei tanti casi.
            Ti ho già fatto notare che il WIPO, interrogato
            da ICANN, affrontò il problema solo nel 1999 e lo
            risolse dicendo che contava la buona fede, non il
            possesso o meno del marchio. In Italia si applica la legge italiana. Il Wipo può dare un parere legale, così come l'ICANN: ma l'autorità che tiene l'elenco dei domini italiani, registro.it, è in Italia (precisamente a Pisa) e sottoposta alle leggi italiane.Non escludo affatto che la stessa vicenda avrebbe potuto avere un altro esito in Paesi esteri, ma io parlo solo di come si è svolta, e di dove si è svolta. Aggiungo che in base a questo sito la Armani ha perso la causa anche omettendo alcune importanti notizie riguardo ai contatti precedenti la causa in oggetto:http://www.hollanderco.com/articles-giga/TheImpactofReverseDomainNameHijacking.php
          • Skywalker scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio
            Certo che no, non sono mica marchi.Nel marzo 1999 il WIPO, agenzia delle Nazioni Unite, fonte del diritto italiano in quanto trattato internazionale ratificato dall'Italia, disse che neanche i nomi a dominio erano marchi, e solo la malafede poteva permetterne la riassegnazione.Non lo dico io.
            Non ha senso attorcigliarsi come fai tu sulla
            tecnologia del web e sulle norme
            sull'assegnazione dei domini per queste cose.
            è la legge sui marchi quella da osservare,E' questo il punto, che ti ostini, e comincio a pensare tu lo faccia in malafede, a non riconoscere: è vero quel che dici, ma IN ITALIA è vero ESATTAMENTE da DOPO la sentenza sul caso armani.it!E' proprio quella sentenza che, facendo giurisprudenza, ha reso vera la tua affermazione.L'affermazione che Luca Armani doveva aspettarsi quella sentenza perché per i nomi a dominio si applica la legislazione di marchi è semplicemente un errore di logica formale. Anzi, il WIPO - in un caso IDENTICO con addirittura uno dei due opponenti identico era giunto a conclusioni opposte. Luca Armani, e con lui la Naming Authority Italiana, si aspettavano analoga decisione.Quel giorno i giudici potevano:- riconoscere che non c'era una legislazione chiara in materia, rinviando al legislatore- fare giurisprudenzaHanno deciso di ignorare tutta la materia presente al WIPO (ammesso che il giudice ne fosse a conoscenza, visto che nella sentenza non ne parla mai) e PER ANALOGIA (Diritto) hanno applicato SOLO la legge sui Marchi.Poi se vuoi dire che sto parlando di tecnologia del web puoi farlo. Ma sapresti di dire dire qualcosa di falso in malafede. Perchè sto parlando solo di diritto. Tu parli per sentito dire e probabilmente hai cercato di farti una cultura sul caso dai resoconti presenti sul web. Che è un punto di merito rispetto a chi nemmeno quello fa. Ma si nota, perché ti sfuggono i dettagli (vedi ad es. l'aver creduto che Giorgio ed Sig.Mani si litigassero un indirizzo email e non il dominio armani.com)e gli approfondimenti che furono fatti all'epoca e la loro corretta ricostruzione temporale.Ma stai cercando di spiegare ad un reduce come andò la battaglia sulla base dei libri di storia che hai letto. Scusa se ti guardo perplesso.In realtà la cronaca raccontava che Giorgio Armani era arrivato buon ultimo nel nuovo mercato di internet trasformata in business, ed era XXXXXXXto perché aveva appena perso armani.com e rischiava di rimanere senza un dominio internet prestigioso, lui che sul prestigio faceva business.Essendo una firma italiana (e allora più di oggi ITALIA significava qualcosa nella moda), sarebbe andato bene anche armani.it.Ma se avesse perso anche quello non ce n'erano più: armani.org all'epoca avrebbe gridato al sacrilegio ed armani.net era da "sfigati". A quel punto piuttosto meglio armani.alt :-)Avendo già sottoscritto domini internet (es. giorgioarmani.it), avrebbe dovuto aprire una UDRP (Uniform Domain Name Dispute Resolution Policy) ma per quella strada sapeva già di aver perso in partenza. Ed allora saltò la UDRP e ci provò con la giustizia civile italiana. Che quel giorno decise di fare il legislatore ed ordinò a Luca Armani di cedere il dominio armani.it a Giorgio Armani. Oggi nessun giudice farebbe così: ordinerebbe direttamente alla Registration Authority il trasferimento del dominio a Giorgio Armani. Ma all'epoca le regole della Naming Authority erano ben diverse, e Giorgio Armani le aveva scientemente aggirate per vincere: la NA, forte degli impegni contrattuali sottoscritti, un po' come la Federcalcio quando le Società Sportive si rivolgono alla giustizia ordinaria per le sanzioni sportive, si guardò bene dal consegnare di sua sponte il dominio. Alla fine Giorgio Armani per chiudere qualcosa che stava diventando un danno di immagine pagò Luca Armani, si dice circa 150.000 Euro. Anche perché nel frattempo il Sig.Mani gli aveva ceduto da tempo armani.com . Il punto è che nel frattempo la somma di multe e spese legali di Luca Armani aveva superato anche quella cifra.Giorgio Armani giocò sXXXXX, in malafede, ed in violazione di contratti da lui sottoscritti. Ma i suoi avvocati erano gente sgamata.Luca Armani fu forse inutilmente orgoglioso ma sicuramente poco sgamato. Ci stava tutto andare fino in fondo alla causa, rischiando di pagare 13.526 Euro di spese processuali. Ma una volta che l'hai persa non ti accolli di pagare 5.000 Euro al giorno di multa se non te lo puoi permettere. Cerchi un'altra strategia. Se no fai comunque la figura del fesso. Anche se dovessi aver ragione.
            1998. Il web in Italia era già
            un fatto assodato.Un FATTO sicuramente, un MERCATO lo stava ancora diventando.A fine 1996 erano stati registrati 6.708 domini, a fine 1997 21.658, a fine 1998 45.819, a fine 1999 93.279, a fine 2000 427.322.Direi che "l'anno del web in Italia" come noto fu chiaramente il 2000.Il fatto che alla data della sentenza si stesse sfiorando la milionesima richiesta, con circa 770.000 domini attivi (ti anticipo: Luca Vullo fu il milionesimo attivo) fa anche intuire che se la sentenza si fosse conclusa subito, nel 1998, Luca Armani avrebbe avuto molte chances di precedere Mr.Mani. Arrivando la sentenza nel 2003, di fatto la transizione si era già conclusa. Anche per la stessa ICANN: forse tu non lo ricordi, ma io ricordo le perplessità dei pionieri di internet intorno al "Sunrise Period" che accompagno' il lancio del .info nel 2001.
            In Italia si applica la legge italiana. Il Wipo
            può dare un parere legale, così come l'ICANNDietro il WIPO c'è un trattato internazionale, fonte di diritto italiano.ICANN è una associazione privata di diritto USA. La prima fa qualcosa di più che dare pareri legali.
            ma l'autorità che tiene l'elenco dei domini
            italiani, registro.it, è in Italia (precisamente
            a Pisa) e sottoposta alle leggi italiane.Poi te la prendi se ti dico che ragioni con la testa nel 2014 invece che 1997. Nel 1997 registro.it non esisteva. L'avresti chiamato nic.it o GARR o NA. Esisteva un registro dei domini .it, con mere funzioni tecniche.
            Non escludo affatto che la stessa vicenda avrebbe
            potuto avere un altro esito in Paesi esteri, ma
            io parlo solo di come si è svolta, e di dove si è
            svolta.Ma dimentichi QUANDO si è svolta, affermando che ANCHE ALLORA la conclusione FOSSE OVVIA. Invece ALLORA, nel 1997-1998 quando iniziò, non era per niente ovvia, ed anzi all'epoca si riteneva probabile la conclusione contraria. OGGI è OVVIA.
            Aggiungo che in base a questo sito
            http://www.hollanderco.com/articles-gig...E' nota quella storia, ma se hai letto anche le 300 righe sopra hai letto che all'epoca ESSERE TITOLARE DI TRADEMARK NON ERA CONSIDERATO SUFFICIENTE per farsi assegnare il dominio. Mentre la Sentenza di bergamo, PER ANALOGIA (Diritto), si basò SOLO su quel presupposto. Manifestando invece idee ben confuse su protocollo, URL e domain name
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone


            Certo che no, non sono mica marchi.
            Nel marzo 1999 il WIPO, agenzia delle Nazioni
            Unite, fonte del diritto italiano in quanto
            trattato internazionale ratificato dall'Italia,Ma chi ti ha detto che un trattato è automaticamente fonte di diritto?E che cosa diceva questo trattato a proposito di domini, nel 1997?
            disse che neanche i nomi a dominio erano marchi,
            e solo la malafede poteva permetterne la
            riassegnazione.Mi dai il link a questa dichiarazione?Perché messa così significa tutto e niente. Se registro il sito leguleio.it non pretendo certo che sia un marchio. Se un marchio leguleio era già registrato e in uso, la cosa cambia.

            Non ha senso attorcigliarsi come fai tu sulla

            tecnologia del web e sulle norme

            sull'assegnazione dei domini per queste cose.

            è la legge sui marchi quella da osservare,
            E' questo il punto, che ti ostini, e comincio a
            pensare tu lo faccia in malafede, a non
            riconoscere: è vero quel che dici, ma IN ITALIA è
            vero ESATTAMENTE da DOPO la sentenza sul caso
            armani.it!Evidentemente lo era anche prima. L'idea che si spendano soldi per la registrazione, e che poi il primo che passa usi quel nome come più gli aggrada, facendodi schermo delle nuove tecnologie, è perlomeno balzana. Magari altrove è così, la protezione data in italia ai marchi è abbastanza robusta.
            L'affermazione che Luca Armani doveva aspettarsi
            quella sentenza perché per i nomi a dominio si
            applica la legislazione di marchi è semplicemente
            un errore di logica formale.Se lo vuoi vedere così...A volte anziché la logica formale sarebbe il caso di adottare il buon senso, e chiedere pareri ad esperti di diritto immateriale che se ne intendono. Sono sicuro che Luca Armani non l'ha fatto.
            Anzi, il WIPO - in un caso IDENTICO con
            addirittura uno dei due opponenti identico era
            giunto a conclusioni opposte. Sembra identico, ma aveva evidenti differenze. A R mani era riuscito a dimostrare che usava quella sigla come artista e disegnatore da circa quindici anni. Non era un marchio, ma era qualcosa di più del nome di un negozio di provincia, un artista nel suo campo si riconosce da quello. Aveva registrato una e-mail a quel nome impiegata realmente (e che non era nemmeno stata contestata). In compenso non aveva ancora un sito web. E l'ho scritto sopra, in un certo senso ad A R Mani è andata di lusso, perché il gruppo Armani, omettendo la circostanza delle offerte economiche, aveva agito in malafede.Più in generale, incaponirsi a usare la proprietà transitiva per quanto riguarda le sentenze dei tribunali è un evidente errore di prospettiva. In migliaia di cassi le decisioni italiane sono state diverse da quelle estere su casi analoghi. L'Italia non è, e non sarà mai, né l'America né il Canada. Non solo le leggi funzionano diversamente, ma pure i tribunali.
            Luca Armani, e con
            lui la Naming Authority Italiana, si aspettavano
            analoga
            decisione.Questo si sa. Peccato che né lui né la naming authority avessero voce in capitolo sulla legge.
            Quel giorno i giudici potevano:
            - riconoscere che non c'era una legislazione
            chiara in materia, rinviando al
            legislatoreNon accade quasi mai, in Italia.Anche perché se si aspetta il parlamento passano decenni.
            - fare giurisprudenza
            Hanno deciso di ignorare tutta la materia
            presente al WIPO (ammesso che il giudice ne fosse
            a conoscenza, visto che nella sentenza non ne
            parla mai) e PER ANALOGIA (Diritto) hanno
            applicato SOLO la legge sui
            Marchi.In Italia l'applicazione per analogia è ammessa.E un bravo consulente legale, se interpellato, lo avrebbe detto a Luca Armani.
            Tu parli per sentito dire e probabilmente hai
            cercato di farti una cultura sul caso dai
            resoconti presenti sul web. Mi baso su quello che leggevo all'epoca dei fatti, sono stato un <I
            lurker </I
            per molti anni prima di commentare.Ovviamente molti dettagli li avevo dimenticati, il nocciolo della questione no.

            In Italia si applica la legge italiana. Il
            Wipo

            può dare un parere legale, così come l'ICANN
            Dietro il WIPO c'è un trattato internazionale,
            fonte di diritto
            italiano.Ancora con quest'idea.

            ma l'autorità che tiene l'elenco dei domini

            italiani, registro.it, è in Italia
            (precisamente

            a Pisa) e sottoposta alle leggi italiane.
            Poi te la prendi se ti dico che ragioni con la
            testa nel 2014 invece che 1997. Nel 1997
            registro.it non esisteva. L'avresti chiamato
            nic.it o GARR o NA. Esisteva un registro dei
            domini .it, con mere funzioni
            tecniche.Sempre in Italia stava.Tra l'altro anche ora registro.it non é che abbia queste grandi funzioni giudiziarie.Per le dispute è sempre responsabile il tribunale.
          • Skywalker scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Leguleio

            Certo che no, non sono mica marchi.

            Nel marzo 1999 il WIPO, agenzia delle Nazioni

            Unite, fonte del diritto italiano in quanto

            trattato internazionale ratificato dall'Italia,

            Ma chi ti ha detto che un trattato è
            automaticamente fonte di diritto?Esame di Diritto Privato, 29Esame di Diritto Costituzionale, 30LArt.11 seconda parte... (ONU-
            WIPO)
            E che cosa diceva questo trattato a proposito di
            domini, nel 1997?Dice che l'Italia si attiene alle raccomandazioni del WIPO per quanto riguarda i temi di Proprietà Intellettuale. Non vale solo quando il WIPO sancisce che la "parodia" di un'opera protetta è "opera derivata" (mentre una quarantina di anni fa la un autore aveva serie difficoltà ad impedire la Parodia di un'opera).

            disse che neanche i nomi a dominio erano marchi,

            e solo la malafede poteva permetterne la

            riassegnazione.
            Mi dai il link a questa dichiarazione?Arbitrato A.R.Mani vs Giorgio Armani. Ma lo hai letto?Il link te l'ho già dato e contiene tutti i riferimenti a tutta la giurisprudenza del WIPO sul tema ante 2001. Se ti interessa, hai tutto per trovarteli in 7 secondi. Se non ti interessa, non sono la tua segretaria.Giusto per evitare che poi mi dici che tu le vecchie sentenze non le leggi ed io ho pure perso tempo a cercartele.
            Perché messa così significa tutto e niente. Se
            registro il sito leguleio.it non pretendo certo
            che sia un marchio. Se un marchio leguleio era
            già registrato e in uso, la cosa cambia.Ora o nel 1997? Ora, all'avvio di ogni nuovo TLD esiste un "Sunrise Period" in cui i detentori di marchi possono registrare o inibire i nomi su cui vantano diritti. In caso di collisione esistono una serie di analisi ed arbitrati. Solo dopo questa fase parte la registrazione pubblica. Quindi oggi il problema non si pone, o si pone molto marginalmente (un titolare di marchio che se ne sbatte di internet nel 2014: ci sarebbero margini per revocargli il marchio per diluizione!).Nel 1997 non esisteva nessun "Sunrise Period". E solo qualche anno prima fare "business" su Internet era considerato tabù. In quell'epoca un indirizzo internet era come un indirizzo normale: gopher.armani.it o Via Armani, 21 Ganaghello, Piacenza. L'idea stessa di Business non era nemmeno presa in cosiderazione. Poi intorno al 1994, hanno cominciato ad affacciarsi ad internet sempre più persone e nel 1997, con l'avvento degli account gratuiti di Tiscalinet il fenomeno esplose. E dove c'è massa li va il business. E' solo da quel momento che è nato il problema: prima un indirizzo internet era solo un indirizzo. Poi hanno cominciato ad usarlo come una insegna, e le insegne afferiscono alla legge sui marchi. Oggi se la URL inizia per "http://www.", per il 98% sono insegne.E quindi, oggi, il problema non si pone più.

            è vero ESATTAMENTE da DOPO la sentenza sul caso

            armani.it!

            Evidentemente lo era anche prima.
            L'idea che si spendano soldi per la
            registrazione, e che poi il primo che passa usi
            quel nome come più gli aggrada, facendodi schermo
            delle nuove tecnologie, è perlomeno balzana.Non è balzana, perché è avvenuto il contrario: gopher.armani.it era un indirizzo ad una risorsa, come Via Armani, 23 - Ganaghello, Piacenza.Il problema è nato dopo, quando qualcuno ha intuito che poteva mettere un negozio alla fine di ogni via e che la gente cercava il negozio in funzione del nome della via. Se avvenisse questo, anche i nomi delle vie comincerebbero a collidere con la legge sui marchi.Il fatto che paghi non c'entra nulla: io pago le tasse (e tante perché a differenza di te io vivo ancora in questo maledetto paese) ma a questo non consegue nulla sulla qualità dei servizi erogati.E la cosa è talmente vera che la stessa legge sui marchi prevedeva l'eccezione di nome ed indirizzo. Formaggi Armani, Trattori Armani, Coproliti Armani:legali se il titolare si chiama Armani.
            A volte anziché la logica formale sarebbe il caso
            di adottare il buon senso, e chiedere pareri ad
            esperti di diritto immateriale che se ne
            intendono. Sono sicuro che Luca Armani non l'ha
            fatto.Il punto è che nel 1997 non era tenuto a farlo. Se leggi le linee guida del WIPO del 1999 dicevano esattamente quello: non era richiesta la verifica del trademark, ma solo che non lo si registrasse con l'intenzione di sfruttare quel trademark. Come fece Mr.Mani (che sapeva benissimo chi fosse Giorgio Armani) e come fece Luca Armani.E ti vorrei far notare che il WIPO è pieno di esperti di diritto dell'immateriale. Oltre al fatto che non ho esempi in cui il buon senso sia più sensato della logica formale, mentre ne ho a bizzeffe del contrario.
            E l'ho scritto sopra, in un certo senso ad A R
            Mani è andata di lusso, perché il gruppo Armani,
            omettendo la circostanza delle offerte
            economiche, aveva agito in malafede.Capisco che gli arbitrati vecchi non li leggi, ma non c'è scritto quello. C'è scritto che la "malafede" di Giorgio Armani è di aver intentato un arbitrato sapendo benissimo che Mr.Mani usava quel dominio senza approfittare del marchio. Le offerte economiche non sono nemmeno citate nell'arbitrato, perché ininfluenti. Ripeto ancora: ragioni con parametri del 2014. Ancora nel 2001 erano differenti.Non puoi giudicare un fatto avvenuto nel 1998 con le leggi del 2014.Devi usare quelle del 1998.
            Più in generale, incaponirsi a usare la proprietà
            transitiva per quanto riguarda le sentenze dei
            tribunaliGuarda che prima della sentenza di armani.it ci sono state anche sentenze italiane allineate alla logica dell'arbitrato di Mr.Mani. Se avessi letto la sentenza..Quella armani.it invece è stata quella che ha fatto giurisprundenza.
            Tra l'altro anche ora registro.it non é che abbia
            queste grandi funzioni giudiziarie.
            Per le dispute è sempre responsabile il tribunale.E' esattamente il contrario: prima era la NA a definire le regole a la procedura di UDRP a dirimere le dispute. Da Giorgio Armani in avanti fu in tribunale perché alla UDRP si perdeva e li si vinceva. Il "merito storico" di Giorgio Armani fu proprio di saltare a piè pari la URDP. Lo dice anche la sentenza.Ti faccio notare inoltre che sempre del 2003 è il D.Lgs. 259/2003 che ha di fatto esautorato la NA dei suoi compiti "legislativi". La NA si è autosciolta nel 2005 per "inutilità".Spero ora ti sia chiaro il punto e non ci sia bisogno di tornarci sopra: la tua affermazione iniziale sarebbe ineccepibile se Luca Armani avesse registrato ieri mattina armani.it, non lo è perché lo ha registrato nel 1997 e le legislazioni, gli usi, i costumi erano molto diversi.Giorgio Armani ha vinto perché ha ottenuto che fossero cambiate le regole del gioco. E' già sucXXXXX, succede, succederà. Ma Luca Armani dopo la sentenza doveva mollarglielo: trattenendolo è passato dalla parte del torto e si è rovinato finanziariamente.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone
            Non è mia abitudine rispondere con due settimane di ritardo, ma visto che si parla di una vicenda chiusa da 10 anni e che è stata sviscerata in tutti i modi, anche su PI, la voglia di rispondere nei dettagli è ridotta al minimo. Toccherò solo alcuni punti.

            Ma chi ti ha detto che un trattato è

            automaticamente fonte di diritto?
            Esame di Diritto Privato, 29
            Esame di Diritto Costituzionale, 30L
            Art.11 seconda parte... (ONU-
            WIPO)Io faccio una domanda precisa, e tu mi rispondi con i titoloni. Per la serie: "Lei non sa chi sono io". Benvenuto nel mondo dei forum di internet, nel quale non esiste scala gerarchica e ognuno vale per ciò che dice e per i link che sa fornire, non per blasoni o riconoscimenti ufficiali.

            E l'ho scritto sopra, in un certo senso ad A
            R

            Mani è andata di lusso, perché il gruppo
            Armani,

            omettendo la circostanza delle offerte
            Capisco che gli arbitrati vecchi non li leggi, ma
            non c'è scritto quello. C'è scritto che la
            "malafede" di Giorgio Armani è di aver intentato
            un arbitrato sapendo benissimo che Mr.Mani usava
            quel dominio senza approfittare del marchio. Le
            offerte economiche non sono nemmeno citate
            nell'arbitrato, perché ininfluenti. Ah non sono citate, eh?!?" <I
            So far as bad faith itself is concerned, the Complainant initially relied upon the Respondents registration itself as bad faith. Following the Respondents evidence, the Complainant has also sought to rely upon the Respondents offer to sell the name for $1,935 USD. This was made as long ago as 1997. The failure by the Complainant to refer to this initially is surprising. The statement made by the Complainants Attorneys in their Brief of Reply that they only traced the 1997 correspondence in June 2001, does not explain this omission (not least because the Respondent mentioned the history of the dispute in his e-mail to the Complainants Attorneys sent in response to their letter to him dated January 23, 2001). The sum is no doubt more than the registration costs of the name. The Panel does not however find that it constitutes bad faith. It is a relatively modest sum, far removed from the sort of amounts which were typically sought (especially in 1997) by "cybersquatters". The evidence establishes that a legitimate business was in existence and presumably if the domain name were changed, costs such as changing stationery and the like would be involved </I
            ".http://www.wipo.int/amc/en/domains/decisions/html/2001/d2001-0537.htmlÈ vero che la circostanza non è stata considerata come una manifestazione di malafede, ma di certo l'omissione del fatto nella citazione in giudizio non ha aiutato la parte Giorgio Armani.
            Guarda che prima della sentenza di armani.it ci
            sono state anche sentenze italiane allineate alla
            logica dell'arbitrato di Mr.Mani. Se avessi letto
            la
            sentenza..Ti sbagli. Solo <B
            alcune </B
            sentenze avevano sostenuto quanto dici, ma erano una minoranza:" <I
            La conclusione che precede è conforme al prevalente orientamento dei giudici di merito - tra le numerose, vedi Trib. Roma 2.8.1997 e 9.3.2000; Trib. Napoli 25.5.1999; Trib. Viterbo 24.1.2000: Trib. Cagliari 30.3.2000; Trib. Reggio Emilia 20.5.2000 e 30.5.2000; Trib. Parma 9.6.2000; Trib. Milano 3.2.2000; Trib. Brescia 10.10.2000 e 30.11.2000 - che ha senz'altro superato il contrario indirizzo espresso da alcuni Tribunali - Trib. Firenze 29.6.2000 ed anche Trib. Empoli 23.11.2000, richiamati dalla difesa del convenuti - che, invece, avevano attribuito al nome a dominio la funzione di un mero indirizzo elettronico </I
            "http://www.interlex.it/testi/armani.htm
            Spero ora ti sia chiaro il punto e non ci sia bisogno
            di tornarci sopra: la tua affermazione iniziale
            sarebbe ineccepibile se Luca Armani avesse registrato
            ieri mattina armani.it, non lo è perché lo ha
            registrato nel 1997 e le legislazioni, gli usi,
            i costumi erano molto diversi.
            Giorgio Armani ha vinto perché ha ottenuto che fossero
            cambiate le regole del gioco. Le regole del gioco in Italia sono sempre state quelle. Negli Usa è diverso.Sono probabilmente regole ingiuste, ma tant'è: si sapeva già prima.
        • Funz scrive:
          Re: IFone
          - Scritto da: Leguleio
          No, il titolare del timbrificio Armani è stato
          molto bravo a presentare la storia in questo modo
          per sollevare reazioni di solidarietà sul Web, le
          cose tuttavia stanno in maniera
          diversa.no. non capisci.
          Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma
          credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta.
          E la registrazione di un nome si applica anche al
          dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani
          il proprio sito oppure un nuovo budino alla
          vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché
          il marchio è registrato in
          precedenza.SBAGLIATO.Il sig. Armani padrone del timbrificio aveva lo stesso identico diritto al dominio del sig. Armani padrone della casa di moda. I due marchi hanno gli stessi identici diritti, quello un po' più famoso non ha più diritti degli altri come piace pensare a te.
          • Skywalker scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Funz
            I due marchi <s
            hanno </s
            <i
            avevano </i
            gli stessi identici diritti,
            quello un po' più famoso non <s
            ha </s
            <i
            aveva </i
            più diritti degli
            altri come piace pensare a
            te.Scusa la correzione, ma qui avevi usato il presente, e nel presente, dopo che proprio quella sentenza fece giurisprudenza, questa frase purtroppo smise di essere vera.
          • Funz scrive:
            Re: IFone
            - Scritto da: Skywalker
            - Scritto da: Funz

            I due marchi <s
            hanno </s

            <i
            avevano </i
            gli stessi identici
            diritti,

            quello un po' più famoso non <s
            ha
            </s
            <i
            aveva </i
            più
            diritti
            degli

            altri come piace pensare a

            te.
            Scusa la correzione, ma qui avevi usato il
            presente, e nel presente, dopo che proprio quella
            sentenza fece giurisprudenza, questa frase
            purtroppo smise di essere
            vera.Obiezione accettata, anche se penso che i Diritti (con la D) abbiano valenza universale indipendentemente dalla legislazione più o meno indecente di questo o quel Paese... ma vai a spiegarglielo a Leguleio! :p
        • Funz scrive:
          Re: IFone
          Plauso
        • Skywalker scrive:
          Re: IFone
          - Scritto da: Leguleio

          Questo fu anche uno degli argomenti discussi

          all'epoca in quanto chiaramente

          "luca@armani.it"

          è definito "indirizzo di posta

          elettronica".

          Mi sfugge il nesso con la discussione.La difesa di Luca Armani cercò di dimostrare che Luca Armani aveva diritto ad utilizzare il dominio "armani.it" perché era il suo nome, in virtù dell'eccezione 1bis della Legge sui Marchi (quella che ti ho citato prima).All'epoca diversi avvocati esperti di informatica invece ritenevano che Luca Armani avrebbe avuto ragione sulla base della seconda delle due eccezione, non quella sul nome ma quella sull'indirizzo, perché era innegabile che l'indirizzo più naturale di Luca Armani fosse luca@armani.it. Non solo: ritenevano che al massimo Giorgio avrebbe potuto farsi assegnare il dominio di terzo livello che di norma identifica i server dedicati al World Wide Web "www.armani.it" ma non tutto il dominio di secondo livello armani.it. Le cose andarono diversamente, anche perché i Giudici conoscenvano bene la Legge sui Marchi ma non internet: nella sentenza confondono una URL con un domain name, un dominio di terzo livello con l'identificativo del protocollo ed equiparano tutta internet al web (che non è vero oggi, ma ancor di più non lo era allora). E quindi l'analogia fu asimmetrica.
          Come devono definirlo un nome con la @ dentro e
          il dominio di primo livello? Indirizzo di
          casa?Ovviamente indirizzo elettronico. Lo vedi anche tu che è ovvio.Ed in quanto tale sarebbe rientrato nella eccezione 1bis e Luca Armani si sarebbe dovuto poter tenere luca@armani.it. Ma l'argomento a quanto pare non fu neanche sfiorato (dimostrando che neanche gli avvocati di Luca Armani erano delle aquile in informatica...)
          Scusa se non vado a rileggere sentenze di oltre
          10 anni fa, e intervengo solo per l'atteggiamento
          tenuto da Luca Armani nella vicenda, che era
          quello che mi interessava.No, non ti scuso, perché, come giustamente dici, prima di commentare bisogna conoscere. Altrimenti si rischia di dire cose sbagliate.A meno che tu non conosca Luca Armani di persona e conosca qual'è "l'atteggiamento" che Luca Armani tenne. Perché se ti basi su quello che riportarono i giornali, si passa dal santo al terrorista.
          Le sentenze di oggi sono un filino più interessanti
          da commentare qui.Non entro nel merito. Ma tu hai iniziato scrivendo:" <i
          le cose tuttavia stanno in maniera diversa.Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta. E la registrazione di un nome si applica anche al dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani il proprio sito oppure un nuovo budino alla vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché il marchio è registrato in precedenza. </i
          "E questa affermazione, corretta nel 2014, non lo era fino alla sentenza della causa a Luca Armani. Anzi, altre sentenze ed altri arbitrati internazionali aveva sancito l'esatto contrario.Tu hai commentato in modo impreciso una causa intentata nel 1998 arrivata a sentenza del 2003. Io ho solo cercato di spiegarti, e spiegare, perché la tua affermazione, riferita al caso armani.it, fosse errata.Luca Armani aveva una legittima aspettativa di vincere. Come vinse Arnand Mani. Ma per sua sfortuna andò diversamente. E per ancora sua maggior sfortuna (economica) decise (o si lasciò convincere) a resistere di fronte ad una penale di 5000 Euro al giorno. Capita a chi lascia che l'emozione prevalga sulla razionalità. Personalmente, da qui tirare giudizi sulle persone non è nel mio stile. I beg to differ.
          • Leguleio scrive:
            Re: IFone

            Ed in quanto tale sarebbe rientrato nella
            eccezione 1bis e Luca Armani si sarebbe dovuto
            poter tenere luca@armani.it. Ma l'argomento a
            quanto pare non fu neanche sfiorato (dimostrando
            che neanche gli avvocati di Luca Armani erano
            delle aquile in
            informatica...)Sì, tra l'altro. Luca Armani è andato alla guerra armato di mazze da baseball.

            Scusa se non vado a rileggere sentenze di
            oltre

            10 anni fa, e intervengo solo per
            l'atteggiamento

            tenuto da Luca Armani nella vicenda, che era

            quello che mi interessava.
            No, non ti scuso, perché, come giustamente dici,
            prima di commentare bisogna conoscere. Altrimenti
            si rischia di dire cose
            sbagliate.
            A meno che tu non conosca Luca Armani di persona
            e conosca qual'è "l'atteggiamento" che Luca
            Armani tenne. Perché se ti basi su quello che
            riportarono i giornali, si passa dal santo al
            terrorista.Una lettera in cui annuncia lo sciopero della fame basta e avanza:http://punto-informatico.it/405907/PI/Brevi/sciopero-della-fame-luca-armani.aspxAdesso il grado di appello si vince digiunando. Ma pensa te.

            Le sentenze di oggi sono un filino più
            interessanti

            da commentare qui.
            Non entro nel merito. Ma tu hai iniziato
            scrivendo:
            " <i
            le cose tuttavia stanno in maniera
            diversa.
            Il marchio Armani è già registrato (in Italia, ma
            credo anche all'estero) fin dagli anni Settanta.
            E la registrazione di un nome si applica anche al
            dominio, non c'è differenza tra chiamare Armani
            il proprio sito oppure un nuovo budino alla
            vaniglia: sono entrambe azioni illecite, perché
            il marchio è registrato in precedenza. </i

            "

            E questa affermazione, corretta nel 2014, non lo
            era fino alla sentenza della causa a Luca Armani.Ti cito un link del 2000, quindi precedente alla risoluzione in tribunale della controversia:http://www.degrazia.it/infodirnet/rubriche/articoli/articoli/m3.html" <I
            Segnalo, infine, che dal sito del Ripe (autorità Internet a livello europeo) è possibile vedere quali siano le norme che i vari omologhi del Nic italiano si siano imposte; ritengo sia abbastanza frustrante scoprire che le norme italiane sono in assoluto le più restrittive dEuropa </I
            ."Parliamoci chiaro, gli esperti di diritto dei marchi già allora avevano capito come sarebbe andata a finire <B
            in Italia </B
            . È stata una sorpresa solo per i lettori di PI.
    • Damien scrive:
      Re: IFone
      - Scritto da: Etype
      " Gli operatori che in Messico intendono
      commercializzare e pubblicizzare offerte che
      comprendono un iPhone dovranno tentare di
      comunicare senza
      parole"

      Cioè a gesti ? (rotfl)Potrebberlo identificarlo come "manzanafonino"
    • Luco, giudice di linea mancato scrive:
      Re: IFone
      - Scritto da: Etype
      " Gli operatori che in Messico intendono
      commercializzare e pubblicizzare offerte che
      comprendono un iPhone dovranno tentare di
      comunicare senza
      parole"

      Cioè a gesti ? (rotfl)Lo chiameranno "melafonino" o l'equivalente in lingua spagnola... oppure "il telefono della Apple"...
  • Salvatore Tito scrive:
    Arroganza
    "Il caso era stato sollevato da Apple, nel 2009, denunciando la telco messicana iFone: il marchio scelto dall'azienda locale sarebbe stato troppo simile a quello con cui è universalmente noto il melafonino. Ma l'operatore messicano aveva fatto presente che il proprio marchio era stato registrato nel 2003"Che arroganti...
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