Elon Musk ha dichiarato che portare i data center per l’intelligenza artificiale in orbita terrestre è una scelta ovvia, sarebbe il luogo più economico grazie all’energia solare praticamente illimitata, e potrebbe diventare realtà entro due anni, al massimo tre.
Eppure, nei documenti preparati da SpaceX in vista della possibile quotazione, ottenuti da Reuters, la stessa azienda adotta toni molto più cauti. Si legge che i progetti per sviluppare data center in orbita e attività industriali nello spazio sono ancora nelle fasi iniziali, comportano notevoli difficoltà tecniche, si basano su tecnologie non ancora validate e potrebbero non risultare sostenibili dal punto di vista economico.
Quando il vertice parla di scelta evidente e i documenti ufficiali parlano di forti incertezze, è chiaro che le aspettative vengono presentate in modo diverso a seconda del contesto.
I problemi ammessi da SpaceX
SpaceX riconosce che i chip AI inviati nello spazio potrebbero usurarsi molto più velocemente. I data center orbitali opereranno nell’ambiente duro e imprevedibile dello spazio, esponendoli a una gamma ampia e unica di rischi spaziali che potrebbero causare malfunzionamenti o guasti.
L’azienda ammette anche la dipendenza critica da Starship, il razzo super pesante che dovrebbe lanciare fino a un milione di data center in orbita. Qualsiasi fallimento o ritardo nello sviluppo di Starship su scala o nel raggiungimento della cadenza di lancio, riutilizzabilità e capacità richieste ritarderebbe o limiterebbe le possibilità di crescita.
Da notare che Starship non ha ancora completato con successo un volo completo con atterraggio integro. Nei voli di test precedenti si sono verificate delle esplosioni.
Le critiche degli esperti
Molti esperti restano poco convinti che inviare fino a un milione di satelliti, ciascuno più grande della Stazione Spaziale Internazionale, abbia senso. Le preoccupazioni riguardano la fattibilità economica, i limiti fisici, e l’impatto ambientale. L’hardware che invecchia e si guasta è destinato a bruciare nell’atmosfera terrestre, rilasciando quantità significative di sostanze chimiche che distruggono l’ozono.
L’IPO e Marte
SpaceX punta a un’IPO entro fine anno a una valutazione record di circa 1.750 miliardi di dollari. Musk ha costruito l’intera narrativa dell’azienda intorno ai data center orbitali, dando priorità persino rispetto al suo sogno decennale di mandare gli esseri umani su Marte.
Il punto è che nei documenti prima di una possibile quotazione, un’azienda non può limitarsi a raccontare scenari ottimistici, deve elencare in modo esplicito i rischi reali. Per questo, quando SpaceX scrive nero su bianco che una tecnologia non è ancora dimostrata e potrebbe non essere sostenibile dal punto di vista economico, non è una presa di posizione casuale, è una valutazione tecnica che dichiara formalmente.