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Nonostante le proteste dei consumatori, i CD che integrano protezioni anticopia continuano la loro invasione del mercato. Uno dei colossi del settore, BMG, svela le sue strategie, rispondendo alle critiche di analisti e consumatori
Nonostante le proteste dei consumatori, i CD che integrano protezioni anticopia continuano la loro invasione del mercato. Uno dei colossi del settore, BMG, svela le sue strategie, rispondendo alle critiche di analisti e consumatori


Roma – Buona parte dei CD di musica che giunge oggi sul mercato adotta una qualche forma di protezione dalla copia, e questo nonostante le proteste dei consumatori e le recenti critiche di autorevoli società di analisi come il Gartner. L’industria discografica sembra anzi sempre più decisa a proseguire sulla strada intrapresa, affidando ai lucchetti digitali il futuro mercato della musica nell’era di Internet.

La messa in pratica di questa politica è particolarmente evidente qui in Europa, dove le etichette discografiche hanno sperimentato le prime versioni delle tecnologie anticopia: a partire dalla fine dello scorso anno sono infatti arrivati sui principali mercati del Vecchio Continente milioni di CD protetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, non riportavano alcun avviso o bollino che li identificasse come tali. Oggi quasi tutti i CD “non copiabili” portano un disclaimer informativo, e l’ IFPI ha recentemente proposto ai propri associati un loghetto per distinguere i CD contenenti meccanismi anticopia da quelli tradizionali. Molte etichette continuano tuttavia ad utilizzare, per i loro CD protetti, il logo “Compact Disc” di Philips, e questo nonostante quest’ultima abbia espressamente dichiarato questo tipo di CD “fuori standard”.

Se c’è qualcosa che nel prossimo futuro sembra destinato a diventare uno standard di mercato sono proprio i CD col lucchetto. Uno dei cinque grandi gruppi della discografia internazionale, con base in Germania, Bertelsmann Music Group (BMG), ha infatti annunciato l’intenzione di voler al più presto adottare meccanismi anticopia in tutti i propri CD audio. Una mossa che, secondo quanto riportato da alcune fonti, sarà seguita anche dalla filiale tedesca di EMI.

A supporto della propria politica, BMG ha recentemente inaugurato un sito interamente dedicato ad informare i consumatori circa le proprie scelte riguardanti i CD protetti.

In questo sito il produttore discografico ha pubblicato cifre e percentuali emerse da una recente indagine condotta dalla IFPI sulle perdite che la pirateria avrebbe inflitto al settore, e ne conclude che “per ogni CD venduto è stata fatta una copia digitale”.

“Nuovi talenti e nuove tendenze – scrive BMG – potranno continuare ad emergere solo se la musica verrà acquistata, e i ricavi della musica di oggi saranno investiti nello sviluppo di quella di domani”.

BMG sostiene che l’unico piano d’azione possibile contro la pirateria è rappresentato dall’adozione della “tecnologia per il Controllo delle Copie, così come è stato fatto in passato per prodotti simili, quali software per computer, videogiochi e DVD”. Ecco come.


“Fino ad oggi, non esisteva alcuna possibilità di proteggere la musica registrata da copie realizzate mediante un masterizzatore; negli ultimi tempi, però, qualcosa sta cambiando”, si legge sul sito di BMG. “Diversi sistemi di protezione, disponibili a livello internazionale, vengono continuamente esaminati in collaborazione con Sonopress (una delle più grandi fabbriche di CD del mondo), testati e aggiornati con sistemi via via più avanzati”.

A quanto pare BMG, fra le prime ad aver adottato il sistema anticopia Cactus Data Shield di Midbar ( recentemente acquisita da Macrovision), sta orientandosi verso altri fornitori di tecnologia.

BMG afferma di attribuire “grande importanza al fatto che l’utilizzo di tecnologie per la protezione da copiature illegali non porti ad alcuna limitazione, per il consumatore, al piacere dell’ascolto”: eppure ancor oggi molti utenti sperimentano problemi nel riprodurre i CD protetti su alcuni lettori standard e sui computer, ed è ancora negata la possibilità (crack a parte) di travasare la propria musica su altri dispositivi (come i player portatili).

La stessa BMG, in una FAQ dedicata ai consumatori, ammette che “al momento, prodotti di durata molto estesa con il codice di protezione non possono essere ascoltati su PC per motivi tecnici”; che “in linea di principio, ogni CD audio può essere ascoltato sulla maggior parte dei lettori DVD” ma – c’è sempre un ma – “occorre comunque sottolineare che, a causa delle differenze nella tecnologia utilizzata, può sorgere qualche problema di ascolto”; e ancora, che “la maggior parte dei nostri prodotti può essere ascoltata sui lettori per auto più diffusi”, ma – c’è sempre un ma (e due) – “anche in questo caso, però, la differenza di tecnologia può causare qualche problema”.

In compenso BMG promette che se il CD non suona, è possibile rivolgersi al proprio rivenditore o contattare il responsabile BMG: “risolveranno subito i vostri problemi” è la promessa.

Bertelsmann vuol poi sgonfiare uno dei diritti più difesi e sbandierati dai consumatori: quello della “copia privata”, ovvero la possibilità di effettuare una copia di sicurezza della musica acquistata. A tal proposito BMG sostiene che “non esiste un diritto generico di copia privata. Le copie private sono permesse, ma è del pari consentito proteggersi dalle copie attraverso la tecnologia”.

Il colosso dunque riconosce l’esistenza del diritto, per i consumatori, di effettuare una copia della propria musica ad uso personale, ma sembra ritenere che tale diritto debba cedere il passo a quello – contrapposto – dell’industria di proteggere i propri contenuti. Ecco perché.


BMG giustifica questa “necessità” spiegando che quando “l’eccezione”, ossia il diritto alla copia privata, “fu riconosciuta dal Legislatore, non era ipotizzabile l’esistenza di tecnologia atta a impedire la copia”.

“Il Legislatore – si legge ancora sul sito di BMG – fu guidato verso una soluzione pratica sul presupposto dell’impraticabilità di operare una minuziosa forma di controllo su ogni singolo nucleo familiare. Oggi questa tecnologia comincia ad esistere. La Direttiva UE 2001/29 del 22 maggio 2001 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, ne tratta in dettaglio e, espressamente, consente ai singoli Stati comunitari l’introduzione (e la protezione) di detti sistemi tecnologici”.

La battaglia fra consumatori e industria discografica sembra dunque destinata ad essere combattuta su di un terreno, quello legale, dove i colossi della musica, grazie alla loro influenza economica, potrebbero ottenere, secondo alcuni rappresentanti dei consumatori, una facile vittoria.

Per il Gartner quella dell’industria discografica potrebbe però rivelarsi una vittoria di Pirro: la nota società di analisi sostiene infatti che le protezioni anticopia non solo potrebbero rivelarsi inefficaci nell’aiutare le major del settore ad arginare le perdite di profitto, ma potrebbero addirittura scatenare un effetto boomerang e disincentivare ulteriormente i consumatori dall’acquisto di musica originale.

A rincarare la dose, la scorsa settimana, è intervenuto anche John Halderman, uno studioso della Princeton University che, intervistato da NewScientist.com, ha dichiarato senza mezzi termini che la protezione dalla copia nei CD è “del tutto inutile”.

“Gli aggiornamenti del software (che permettono di crackare le nuove protezioni, NdR) – ha detto Halderman – possono essere facilmente distribuiti attraverso Internet: questo renderà sempre inutile ogni tentativo di prevenire la copia dei CD audio”. E del resto non ci voleva certo un laureato di Princeton per dire chi, fra cracker e industria, abbia fino ad oggi avuto partita vinta.

La stessa BMG ammette che “in passato, tutti i sistemi di protezione applicati alla musica o al software, sono stati, prima o poi, decodificati, e quindi resi inefficaci”. Ma evidentemente questa constatazione non basta a far riflettere uno settori industriali più potente al mondo sull’opportunità di rivedere le proprie strategie di mercato. Che conservano lo stesso obiettivo (illusione?): partorire la tecnologia di protezione “definitiva”.


“Nella situazione attuale, – si legge nelle FAQ pubblicate da BMG – la produzione di grandi quantità di copie illegali va contrastata con ogni mezzo. Pensate ad una bicicletta. Un piccolo lucchetto non costituirà sicuramente un problema per un ladro professionista, ma impedirà al primo che passa di farsi un giro!”. Con la differenza, si potrebbe obiettare, che il legittimo possessore della bicicletta è liberissimo di usare il suo mezzo dove gli pare e quando più gli garba: il buon lucchetto d’acciaio è un optional, e non è fonte di limitazioni per chi lo acquista: lo stesso non si può dire, almeno per il momento, per i lucchetti digitali applicati ai CD di musica.

“Il codice di protezione – ammette BMG – non è certamente la soluzione definitiva, ma può costituire un piccolo deterrente alla diffusione massiccia di copie illegali. Comunque, la ricerca sui codici di protezione è in continuo sviluppo: prima o poi si riuscirà ad ottenere un
prodotto realmente efficace”. Viene da domandarsi: “efficace per chi?”.

Unendosi al coro di chi difende i diritti dei consumatori, Halderman sostiene che il mezzo più efficace per contrastare la pirateria è quello di abbassare il prezzo dei CD.

“Se i dischi costassero solo pochi dollari – ha dichiarato il ricercatore di Princeton – potrebbe divenire preferibile comprarli anziché spendere tempo e sforzi per farne copie o cercarle on-line”.

Dal suo nuovo sito BMG offre però una pronta obiezione anche a questa ipotesi, sostenendo che “si continuerà a copiare finché sarà facile ed economico come adesso: per essere competitivo, il prezzo di un CD registrato dovrebbe scendere fino a quello di un CD vergine e questo è, evidentemente, impossibile”.

“La musica contenuta in un disco – continua BMG – ha un costo molto elevato: in essa c?è il lavoro dell?azienda che la produce, e il rischio che ogni impresa porta con sé. Gran parte dei ricavi della vendita di CD viene nuovamente investita nella ricerca di nuovi talenti: le copie illegali privano un giovane musicista della possibilità di affermarsi”.

Ma sarebbe davvero necessario portare il costo di un CD audio a coincidere con quello di un disco vergine per dare un forte scossone alla pirateria di massa? Questa è una domanda che probabilmente non troverà mai risposta visto che i colossi del settore, oltre ad essere ben poco propensi a rischiare (e questo nonostante BMG parli di “rischio d’impresa”), si dimostrano particolarmente scettici nel confrontarsi con un mercato che li ha sorpresi – brontosauri nel ventunesimo secolo – a brucare erba sull’asfalto di una nuova era.

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10 11 2002
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