C’è un cugino a Torino, un’ex coinquilina a Berlino e un amico d’infanzia che da anni ascolta musica a spese di una zia. Tutti iscritti allo stesso piano Family, tutti convinti che la parola “famiglia” sia una questione di spirito e non di indirizzo… Spotify ha deciso che l’indirizzo conta, eccome.
Come funziona la verifica con il QR code su Spotify Family
Il co-CEO Alex Norström ha confermato durante la chiamata sui conti trimestrali che l’azienda sta cercando di pescare gli utenti del piano Family che non convivono davvero. Lo strumento è un nuovo sistema di verifica con QR code, che richiede di scansionare il telefono di chi gestisce il piano.
Norström ci tiene a ricordare che il piano Family esiste da una vita, quasi 13 anni, e rappresenta una fetta bella grossa degli abbonati. Quando una cosa pesa così tanto sui conti, affidarsi alla buona fede degli utenti diventa un lusso. La pacchia doveva finire, prima o poi, e adesso arriva il codice QR.
Qui sta anche il senso del discorso. Un piano pensato per chi divide lo stesso tetto è diventato, per molti, una specie di condominio virtuale con inquilini sparsi un po’ dovunque, e chi gestisce il piano fa da amministratore benevolo che non manda mai i solleciti.
Spotify già prevede che qualcuno aggirerà il QR code, e ha già pronta la toppa successiva. Il co-CEO lo dice senza giri di parole, non c’è una data di scadenza, non è un’implementazione che si completerà, è semplice routine continua. Chi spera che basti aspettare la fine di questa ondata di controlli per tornare alla vecchia, comoda ambiguità farebbe bene a non farci troppo affidamento. Il gioco del gatto e del topo, a quanto pare, è stato messo a calendario in forma permanente.